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‘La festa è finita’: gli effetti della crisi economica sull’immigrazione in Spagna

Claudia Finotelli

La crisi economica ha messo la parola fine al miracolo economico spagnolo. E non stiamo solo parlando della crisi finanziaria globale, ma anche di una crisi parallela, tutta spagnola, causata dall’esplosione della bolla immobiliare e dal crollo del settore edilizio. Come anticipava The Economist in un articolo piuttosto provocatorio del 2008, in Spagna è davvero finita la festa dopo quasi dieci anni di intensa crescita economica.  
I numeri della crisi
Se la ‘decade prodigiosa’spagnola (Oliver 2008) fu caratterizzata da una spettacolare creazione di posti di lavoro, una delle principali conseguenze della crisi è stato un vertiginoso aumento della disoccupazione, soprattutto tra gli stranieri. Come si può osservare nella tabella 1, il tasso di disoccupazione degli spagnoli è aumentato dal 10% al 18% tra il 2008 e il 2010. Nello stesso periodo quello degli stranieri è quasi raddoppiato, arrivando al 30% nel primo trimestre del 2010. La stessa tabella, però, indica anche che il tasso di attività degli stranieri è aumentato leggermente nonostante la crisi. Tale aumento è in parte dovuto all’arrivo sul mercato di persone  precedentemente ‘inattive’ come le mogli o le compagne di uomini disoccupati. Ciò significa, che tra i ‘nuovi’ disoccupati non troviamo solo chi ha perso il lavoro, ma anche chi entrato ex novo nel mondo del lavoro e non è riuscito a trovare un’occupazione.
 
Tabella 1: Evoluzione dell’occupazione in Spagna (2001-2010)

  Tasso di attività Tasso di occupazione Tasso di disoccupazione
  Spagnoli Stranieri Spagnoli Stranieri Spagnoli Stranieri
2001 52,4 71,0 46,9 61,0 10,4 14,1
2002 53,4 72,3 47,4 61,8 11,3 14,5
2003 54,3 75,0 48,2 63,4 11,1 15,5
2004 54,0 75,7 49,0 65,4 10,7 13,5
2005 55,5 75,4 51,3 66,2 8,8 11,4
2006 56,1 77,1 52,0 68,3 8,0 11,7
2007 56,6 75,9 52,4 66,0 7,6 12,1
2008 57,2 76,7 50,4 60,8 10,2 17,5
2009
(I t.)
57,5 77,5 48,3 55,8 16,0 28,0
2010
(I t.)
     57,3 77,3 47,3 53,4 18,0 30,0

Fonte: EPA (Encuesta de Población Activa)
 
L’aumento della disoccupazione non sorprende se pensiamo che durante il periodo del boom economico la creazione di posti di lavoro avvenne principalmente nei servizi e nell’edilizia, settori precari e quindi molto sensibili alle fluttuazioni economiche. L’edilizia, che nel 2006 rappresentava quasi il 20% del Pil spagnolo, si è trasformata nel settore con le maggiori perdite registrando un aumento di ca. 300.000 disoccupati tra il 2007 e il 2008, e perdite simili sono state registrate anche nel settore dei servizi. In entrambi i casi sono stati principalmente gli stranieri a farne le spese visto che alla fine del 2008 i ‘nuovi’ disoccupati stranieri erano rispettivamente 198 mila nell’edilizia e 273 mila nei servizi.
Si noti però che la distribuzione della disoccupazione tra gli stranieri non è omogenea. In primo luogo, il tasso di disoccupazione maschile (34%) è più alto di quello femminile (26%). Inoltre, vi sono differenze tra le diverse comunità di stranieri dovute sia al tipo di attività svolto sia al livello d’istruzione. Nel 2008, ad esempio, il tasso di disoccupazione dei cittadini marocchini si aggirava attorno al 35%, mentre quello dei cinesi non superava il 4% (Pajares 2009).
 
Oltre a causare un aumento della disoccupazione, la crisi ha anche moderato l’intensità dei flussi migratori verso la Spagna. Come possiamo osservare nel grafico 1, le nuove iscrizioni di stranieri nelle anagrafi municipali (Padrón), le cosiddette variaciones residenciales, sono diminuite tra il 2007 e 2008, da 920 a 692 mila nuovi iscritti. Anche se il Padrón  non dà informazioni sui motivi dell’ingresso in Spagna, è plausibile supporre un aumento degli ingressi per motivi famigliari rispetto a quelli per lavoro. Dal ministero del Lavoro e dell’Immigrazione sappiamo infatti che i visti d’ingresso concessi per riunificazione familiare sono aumentati leggermente tra il 2007 e il 2008 (da 99 a 103 mila), mentre nello stesso periodo sono diminuiti i visti d’ingresso per motivi di lavoro (da 135 a 131 mila) così come sono dimunuite le autorizzazioni di lavoro iniziali (da 223 a 69 mila) e il numero degli iscritti alla Seguridad Social (da 1,98 milioni nel 2007 a 1,81nel 2009). Infine, se da una parte sembra che la crisi abbia limitato le dimensioni dell’irregolarità dall’altro sembra che una certa quota di stranieri disoccupati abbia cominciato a trovare ‘riparo’ nell’economia sommersa (Arango 2009).   


Le risposte politiche alla crisi
Una delle prime reazioni del governo spagnolo alla crisi è stata quella di ridurre le quote annuali (contingente) di lavoratori previste per il 2008 e il 2009 e l’eliminazione di una buona parte delle occupazioni comprese nel Catalogo de Ocupaciones de Dificil Cobertura. Inoltre, il governo ha attuato un nuovo programma di ritorno volontario per stranieri disoccupati. Il programma, però, non ha risposto alla aspettative governative visto che finora è stato utilizzato da poco più di 10.000 stranieri, compresi i familiari.
Alla fine del 2009, è stata anche approvata una nuova legge sull’immigrazione (n. 2/2009 del 13/12/2009). La normativa del testo definitivo restringe i criteri per la riunificazione familiare con i genitori degli stranieri residenti e allunga a 60 giorni la detenzione di stranieri irregolari. Allo stesso tempo però, la nuova legge non modifica in maniera sostanziale i canali d’ingresso per motivi di lavoro. Le legge, inoltre, rilancia l’integrazione come obiettivo politico fondamentale e concede agli stranieri residenti il diritto di voto nelle elezioni municipali (previo accordo con il paese d’origine). Insomma, nonostante l’aumento della disoccupazione la crisi non sembra aver esacerbato il discorso politico sull’immigrazione. Certamente, le analisi mostrano un certo consolidamento delle opinioni critiche sulla presenza straniera (Rinken et al. 2009; Cea D’Ancona/Valls 2009). Per il momento, però, gli scenari catastrofici vaticinati agli inizi della crisi economica sembrano lontani. Infine, per il momento almeno, il modello migratorio spagnolo non sembra essere stato messo in discussione. Ciò non toglie che rimanga comunque necessaria qualche riflessione sull’efficienza di politiche di ammissione basate nella contrattazione di stranieri prima del loro arrivo nel Paese di destinazione. Questa però non è solo una questione spagnola, ma una sfida per tutti i Paesi europei alla ricerca di politiche migratorie capaci di gestire efficacemente la domanda di manodopera straniera.
 
 
Per saperne di più
Arango, J. 2009. Después del gran boom. La inmigración en la bisagra del cambio in E. Aja / J. Arango / J. Oliver (eds.), La inmigración en tiempos de crisis. Barcellona: CIDOB, 52-73.
Cea D’Ancona, M.A. y M. S. Valles Martínez. 2009.  Evolución del racismo y la xenofobia en España. Informe 2009. Madrid: Oberaxe.
Finotelli, C. 2009. Effetti della crisi economica sull’immigrazione e sulle politiche di ingresso in Spagna in ISMU. XV Rapporto sull’Immigrazione. Milano: Franco Angeli.
Oliver J. 2008. Inmigración y mercado de trabajo en 2007. El último impulso de la década prodigiosa, in E. Aja, J. Arango, J. Oliver (a cura di), La inmigración en la encrucijada, Cidob, Madrid,  pp. 37-60.
Pajares, M. 2009. Inmigración y Mercado de Trabajo. Informe 2009, Ministerio de Trabajo e Inmigración, Madrid, 2009.
Rinken, S.; M. Silva Perejón; S. Velasco Dujo; M.S. Escobar Villegas (a cura di). 2009. Opiniones y actitudes de la población andaluza ante la inmigración (II): entre la estabilidad y el cambio. Estudios y Monografías. Sevilla: OPAM.
 
 

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