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La 40° sessione della Commissione delle Nazioni Unite su Popolazione e sviluppo. (New York, 9-13 aprile 2007)

Antonio Golini

1. Si è tenuta a New York l’annuale sessione della Commissione dell’Onu su Popolazione e sviluppo, una delle Commissioni più antiche delle Nazioni Unite. La Commissione fa il punto sulle tendenze e sui problemi della popolazione del mondo intero e dei singoli paesi, dà indicazioni sul programma di lavoro della Population Division, esprime raccomandazioni tecnico politiche che ispirano l’azione della United Nations Fund for Population activities (il Fondo che opera interventi in materia di popolazione) e dei Governi nazionali. Il tema specifico di quest’anno era: I cambiamenti della struttura per età delle popolazioni e le loro implicazioni per lo sviluppo.

2. Nell’ampia risoluzione finale che costituisce una raccomandazione delle Nazioni Unite composta di 22 paragrafi preliminari e di 30 paragrafi operativi, si sottolinea, fra l’altro, l’esigenza di:
a. assistere i paesi in via di sviluppo nel rispondere ai problemi sollevati dai profondi cambiamenti della struttura per età della popolazione;
b. investire sui giovani, una esigenza assoluta per lo sviluppo;
c. assicurare una istruzione permanente ad adulti e anziani;
d. attuare politiche forti che assicurino compatibilità fra ruolo di genitori e lavoro;
e. applicare il principio di pensionamento flessibile, salvaguardando le esigenze di datori di lavoro e lavoratori;
f. adottare strategie per favorire l’incontro fra domanda e offerta di cure permanenti per i più vecchi, senza sovraccaricare del compito donne e ragazze;
g. promuovere stili di vita sani;
h. incrementare e rafforzare gli aiuti allo sviluppo dei paesi arretrati.

3. Intervento del Professor Antonio Golini al dibattito generale sulle esperienze nazionali

È noto come l’invecchiamento della popolazione sia il risultato positivo di due vittorie che l’umanità ha ricercato per secoli e sta ancora perseguendo: la vittoria sulle nascite indesiderate e quella sulla morte prematura.
Proprio per la rapida e prolungata diminuzione della fecondità, e di conseguenza delle nascite, che ha coinciso con un rapido e prolungato aumento della longevità, l’Italia oggi è uno tra i paesi più vecchi del mondo, se non il più vecchio, registrando tra le più alte proporzioni di popolazione sopra i 65 anni e tra le più basse sotto i 15 anni.
Quando il processo di invecchiamento è intenso e veloce, c’è bisogno di “ristrutturare” dinamicamente l’intera società in risposta al rapido incremento degli anziani.
In Italia il dibattito e le risposte all’invecchiamento della popolazione tendono ora a essere molto articolate:
a. La prima risposta consiste nel tentativo di far aumentare la fecondità delle donne e delle coppie italiane, che al momento è molto bassa e stabile intorno agli 1,3 figli per donna ed è su questi livelli, se non più bassi, da molti anni.
La politica del governo è indirizzata a rimuovere tutti gli elementi che penalizzano le donne e le coppie che decidono di avere un figlio, o di averne uno in più.
b. La seconda risposta è l’accettazione dell’immigrazione, che per l’Italia è vantaggiosa e realmente necessaria, sia sotto un punto di vista economico, che demografico.
L’immigrazione è in ogni caso il risultato di una pressione inarrestabile, se si considera da un lato la frequente forte crescita della popolazione dei paesi di origine, specialmente di quelli africani, e dall’altro lato la vulnerabilità dei nostri confini, che offrono accesso non solo al territorio italiano, ma di fatto anche al resto dell’Unione europea.
c. La terza risposta è quella di favorire un completo riassorbimento della forte disoccupazione giovanile, specialmente considerando l’attuale consistente calo del segmento giovane della popolazione in età lavorativa.
Nel lungo termine, comunque, quest’ultima tendenza potrebbe costituire un grave colpo per la competitività internazione del paese, a meno che il capitale umano di questa popolazione giovane non cresca molto. Questa è la ragione per la quale è in corso una riforma dell’intero sistema di istruzione e di formazione.
d. La quarta risposta si trova nell’ottimizzare il ruolo delle donne nel mercato del lavoro, specie considerando che da tempo conseguono, anche più spesso degli uomini, un’istruzione superiore o universitaria e la loro partecipazione al mercato del lavoro sta aumentando.
In Italia, le donne, insieme ai giovani, rappresentano senza dubbio la più importante, e nello stesso tempo sottoutilizzata, risorsa di capitale umano.
e. La quinta risposta riguarda l’età al pensionamento che, almeno sotto una prospettiva di tipo demografico, deve necessariamente andare oltre l’attuale soglia e portare gradualmente il pensionamento ad avvenire tra i 60 e i 65 anni, se non oltre.
Dovrebbe esservi anche una piena compatibilità tra la pensione e qualsiasi tipo di ulteriore attività lavorativa.
f. La sesta risposta, strettamente connessa con qualcuna delle precedenti, implica un incremento della produttività del lavoro e una crescita dell’intera economia italiana.
Di recente il Governatore della Banca d’Italia ha attirato l’attenzione dei politici proprio sull’impatto negativo sul PIL dell’invecchiamento della popolazione in età lavorativa e del possibile declino numerico dell’intera popolazione italiana.
g. La settima risposta riguarda l’aumento dell’assistenza, da parte di personale straniero, agli anziani che hanno problemi fisici e/o psicologici e/o cognitivi. Si stima che in Italia ci siano almeno ottocentomila stranieri che assistono anziani con problemi.
In futuro, considerando il peso crescente del sostegno ai vecchi sui membri adulti delle famiglie e la tendenziale riduzione del loro numero, c’è però la necessità di favorire anche il supporto sociale e sanitario volontario da parte di coloro che, fra gli stessi anziani, sono interamente autosufficienti a favore di quelli meno fortunati.

Per concludere, va sottolineato che quanto più una società e la sua economia divengono complesse e sviluppate, tanto più la loro crescita e modifica armoniosa, pronta e continua dipende da una complessa interazione di fattori e politiche legate alla cultura, all’istruzione e alla politica (nel suo senso più vasto), e all’amministrazione. Lo sforzo del Governo italiano è verso questo tipo di adattamento.

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