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Kosovo: l’importanza di contarsi (tutti)

Donatella Zindato
Pari, nel 1991, a 1.96 milioni persone, i residenti in Kosovo hanno raggiunto quota 2.13 milioni all’inizio del 2008, quando la regione ha proclamato la sua indipendenza dalla Serbia[1]. La percentuale di popolazione albanese, valutabile nel 1991 tra l’82% (stima di Belgrado) e il 90% (stime di esperti albanesi), sarebbe ulteriormente cresciuta, anche per effetto degli esodi incrociati delle popolazioni di diversa etnia, arrivando al 92%, mentre la popolazione serba sarebbe scesa al 5,3% (contro il 10-8% del 1991) e le altre etnie (bosniaci, rom, turchi, ecc.) al 2,7%.
Tuttavia, non è possibile valutare con precisione gli effetti che gli avvenimenti bellici della fine degli anni ’90 e i conseguenti movimenti migratori hanno avuto su dimensioni, struttura e distribuzione geografica della popolazione del neo-proclamato stato del Kosovo, a causa della carenza di dati di base. L’ultimo censimento della popolazione è stato effettuato nel 1981, mentre le indagini demografiche correnti sono affette da carenze di varia natura: ad esempio, la mancata registrazione degli eventi che si verificano nelle aree del territorio a maggioranza serba[2].
Sulla base dei dati disponibili, frutto di stime e dunque da considerare con cautela, sembra però confermato il quadro di una popolazione strutturalmente dotata di un elevato potenziale di accrescimento demografico. Il costante seppur lento calo della fecondità, in atto già a partire dai primi anni ’70(quando il tasso di fecondità totale era di 5,7 figli per donna), non ha annullato la distanza che separava il Kosovo dalle altre regioni della Jugoslavia socialista.
Fecondità alta, popolazione giovane
La fecondità infatti, è rimasta piuttosto elevata (3 figli per donna stimati nel 2003 contro 3,5 figli nel 1991), per ragioni culturali (ad esempio, per il forte peso del mondo rurale – 64% della popolazione – dove la fecondità è ancora più alta, e pari a 3,2 figli per donna), e in parte forse anche per ragioni ideologiche,data l’appartenenza a una realtà in cui è importante essere e sentirsi “più numerosi degli altri” (cfr. Bonifazi “Piccole Patrie, grandi problemi ”).
Il Kosovo continua dunque ad essere una regione demograficamente sui generis. La struttura per età è ancora molto giovane (i giovani in età 0-14 anni sono il 33% del totale, nonostante il progressivo calo del loro peso rispetto al totale – pari al 42% nel 1981 e al 37% nel 1991) e insieme all’elevata fecondità spiega come, nonostante la guerra, gli spostamenti forzati di popolazione, la massiccia emigrazione all’estero che hanno segnato il periodo 1991-2008, il tasso di crescita demografico sia rimasto positivo.
Gli ostacoli sulla via del censimento
Una conseguenza ricorrente dell’importanza assunta dal fattore demografico in situazioni di tensione tra le diverse componenti etniche di una popolazione è la tendenza a caricare di valenza politica un’operazione in linea di principio neutra come la conta della persone e degli eventi demografici. E’ in questo contesto che assume particolare rilevanza l’attività di assistenza tecnica e di trasferimento di know-how per la realizzazione del censimento finanziata dalla comunità internazionale e svolta a partire dal novembre 2005[3]. Il mandato principale del progetto è porre le basi per il corretto svolgimento del prossimo censimento, in accordo con gli standard internazionali in materia di metodi, protezione dei dati e tutela della riservatezza dei rispondenti.
Nell’ambito del progetto, particolare rilevanza hanno assunto la preparazione e lo svolgimento dell’Indagine Pilota. Effettuata a novembre 2006 in tre comuni (Kamenicë/Kamenica, Pejë/Peć e
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