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Immigrazione e invecchiamento: un’ottica regionale

Vincenzo Scrutinio

Come moltissimi altri paesi europei, l’Italia si trova ad affrontare il rapido invecchiamento della sua popolazione. L’aumento dell’aspettativa di vita e la bassa natalità, la cui lenta ripresa è stata arrestata dalla crisi economica, hanno portato a un progressivo aumento della popolazione anziana (65 anni e oltre) rispetto al resto della popolazione.

In questo contesto, le migrazioni possono giocare un ruolo importante: l’immigrazione di individui giovani e spesso caratterizzati da una maggiore propensione ad avere figli (Scrutinio 2014) può in parte mitigare il declino naturale della popolazione. Non tutte le regioni italiane, tuttavia, riescono ad attrarre i migranti e l’effetto di questa componente è quindi fortemente disomogeneo. In questo articolo, usando dati Eurostat e una metodologia simile a Rossi (2014), cercherò di mostrare che l’immigrazione ha avuto effetti positivi soprattutto nelle regioni centro-settentrionali, e ha invece accelerato, sia pur solo marginalmente, l’invecchiamento nelle regioni meridionali.

L’impatto nelle diverse regioni Italiane

Le regioni economicamente più sviluppate rappresentano una meta privilegiata per i migranti, attratti dalle migliori prospettive lavorative. La migrazione internazionale si è sovrapposta a quella interregionale, perché nel frattempo anche i giovani italiani, soprattutto dal Mezzogiorno, migrano verso le regioni settentrionali, accentuando l’invecchiamento delle loro regioni di origine e rallentando quello delle regioni di destinazione (Bonifazi 2012, 2014).

Utilizzando i dati sulla natalità, mortalità e struttura per età della popolazione riportati nella banca dati Eurostat si può ottenere una stima della migrazione netta a livello regionale e cercare di quantificare il contributo delle migrazioni alla popolazione regionale ed alla struttura d’età.¹

La figura 1 fornisce un quadro generale: il numero cumulato di migranti netti tra il 1992 ed 2012 sul totale della popolazione “nativa” nel 2012, dove per popolazione nativa si intendono gli individui presenti nella regione all’inizio del periodo considerato (1992), più i nati nella regione negli anni successivi meno il numero di deceduti. Come si può osservare, le regioni del Centro-Nord hanno beneficiato di consistenti flussi migratori in ingresso mentre quelle meridionali e le Isole sono state caratterizzate da prevalente emigrazione. Schermata 2015-04-14 a 10.25.13Nella maggior parte dei casi gli emigranti sono individui giovani, e quindi la migrazione influenza non solo la numerosità della popolazione ma anche la sua struttura per età, facendo tendenzialmente aumentare la quota di individui giovani nelle regioni di destinazione accentuando il peso della popolazione anziana in quelle di provenienza. Un esempio in questo senso è riportato per la Calabria e la Lombardia nella figura 2, Schermata 2015-04-14 a 10.25.22che mostra la struttura per età della popolazione per le due regioni, considerando l’immigrazione (linea blu, popolazione effettiva) oppure facendo riferimento solo ai “nativi” (linea rossa). L’esodo della popolazione giovane dalla Calabria è consistente e inizia a partire dai 20 anni di età mentre la Lombardia beneficia di un flusso migratorio sin dalle fasce d’età più basse, dovuto all’immigrazione di famiglie con minori.

Qual è stato l’impatto sulla struttura per età?

In base ai dati mostrati in precedenza è possibile calcolare l’impatto della migrazione in questi anni su una misura classica del invecchiamento, vale a dire il tasso di dipendenza degli anziani: questa misura viene calcolata come il rapporto tra la popolazione di 65 o più anni e la popolazione tra i 15 ed i 64 anni. In questo caso, però, ho considerato al denominatore solo la popolazione tra i 24 e 64 anni per concentrarmi sugli individui che hanno maggiore di probabilità di partecipare al mercato del lavoro.
Schermata 2015-04-16 alle 20.04.15La tabella 1 riporta questo indice sia considerando solo la popolazione “nativa” per il 2012 ed il 1992 (prima e seconda colonna) sia considerando l’immigrazione (terza colonna). Le colonne successive riportano l’effetto della migrazione sul tasso di dipendenza (colonna 4) e l’incremento che si sarebbe verificato in assenza di migrazione (colonna 5).

In generale, le regioni del Nord e del Centro, così come il Paese nel suo complesso, hanno tratto benefici dalla migrazione, in termini di aumento della quota di popolazione giovane. Al contrario, le regioni del Mezzogiorno hanno visto un ulteriore incremento del tasso di dipendenza. L’effetto della migrazione è stato rilevante. L’indice è diminuito di circa 5 punti nel regioni settentrionali contrastando l’incremento che si sarebbe registrato in assenza di migrazioni. Nelle regioni meridionali, invece, il tasso di dipendenza è ulteriormente aumentato di circa 1,5 punti. Ciononostante, grazie alle più favorevoli condizioni di partenza, il Mezzogiorno continua per il momento ad avere una struttura demografica più giovane del Nord Italia

Conclusioni

In definitiva, l’immigrazione ha avuto effetti importanti sulla struttura demografica del paese, ma differenziati tra le varie regioni italiane. L’immigrazione di giovani ha rallentato l’invecchiamento del paese nel suo complesso e delle regioni centro-settentrionali in particolare, accentuando invece, sia pur solo moderatamente, quello del regioni del Mezzogiorno. Non è chiaro, tuttavia, quanto l’immigrazione potrà bilanciare l’invecchiamento futuro anche considerando che l’afflusso migratorio da molti paesi in via di sviluppo finirà tra relativamente pochi anni, per il declino della loro natalità (Strulik e Vollmer 2015). Sarebbe dunque opportuno investire in politiche alternative come forme di sostegno alla natalità, che possano riequilibrare la struttura demografica nel lungo periodo.

Per saperne di più

Bonifazi Corrado, 2012, La mobilità interna nel’ultimo decennio, Neodemos, 09/2012,

Bonifazi Corrado, 2014, La realtà recente dell’emigrazione meridionale verso il Centro-Nord, Neodemos, 3/2014,

Eurostat, Banca dati, accesso 12/2014

Rossi Fiorenzo, 2014, Ma quanti sono i giovani che emigrano all’estero? Il caso del Veneto, Neodemos, 04/2014,

Scrutinio Vincenzo, 2014, Immigrazione e fecondità: una rivoluzione silenziosa, Neodemos, 01/2014,

Strulik e Vollmer, 2015, The fertility transition around the world, Journal of Population Economics, January, Volume 28, Issue 1, pp 31-44

¹Alcune regioni sono assenti per mancanza di dati nel database Eurostat utilizzato.

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