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Il superfluo dominio del maschio adulto

La Redazione
La popolazione italiana è tra le più vecchie del vecchio continente. Ma quello che più preoccupa è che ancor più invecchiata risulta essere la stessa società italiana. I recenti dati Unioncamere (Rapporto 2008) mostrano, ad esempio, come negli ultimi anni sia cresciuta notevolmente la componente anziana ai vertici delle grandi aziende nel nostro Paese. A diminuire di più sono stati gli under 40 e ad aumentare maggiormente gli over 70. Eppure i risultati dell’indagine CIS4 (Community Innovation Survey 2002-04) mostrano in modo chiaro come gli imprenditori più giovani siano anche più innovativi (nel processo, nell’organizzazione e nel marketing). Il tema ha però portata molto più generale.

Se improvvisamente tutti gli uomini over 40 svanissero

Per farcene un’idea, supponiamo che improvvisamente arrivi in Italia una misteriosa malattia tale da sconvolgere l’assetto demografico, sociale ed economico del paese: una sorta di  (tipo la peste manzoniana).  Supponiamo inoltre che oltre ad essere molto letale, il morbo sia anche molto selettivo, e colpisca tutti e solo i maschi over 40.

 

Si tratterebbe quindi della situazione peggiore per l’Italia, dato che la nostra classe dirigente è, più che negli altri paesi, quasi completamente composta da uomini di età avanzata. In particolare, non avremmo più un Presidente del Consiglio, un Capo dello Stato, si svuoterebbe quasi per intero il Senato. Anche la Camera verrebbe decimata e lo stesso varrebbe per i vertici di tutti i partiti, delle organizzazioni sindacali. Per non parlare delle redazioni dei quotidiani, dei senati accademici, dei CdA di Enti, Aziende e Fondazioni. Insomma si dissolverebbe improvvisamente larga parte di quel consolidato sistema di potere che nel bene e nel male guida con mano ferma da molti anni il paese. Un vero disastro, che ci costringerebbe a mettere subito e ampiamente in campo le seconde file, le eterne riserve italiane, ovvero le donne e i giovani. Costretti a dar loro spazio e fiducia.

I numeri della catastrofe

La popolazione italiana conta 60 milioni di residenti. Gli uomini over 40 sono circa 15 milioni. La decurtazione sarebbe quindi pari ad uno su quattro, di entità quindi del tutto simile alle grandi epidemie del passato. Scenderemmo attorno ai 45 milioni di abitanti, mantenendo comunque un livello analogo a quello della Spagna.

 

I maschi ultra quarantenni non sarebbero però tutti da rimpiazzare. Secondo i dati Istat, solo la metà di essi risulta infatti occupata, l’altra metà è invece costituita da persone in pensione o comunque inattive. La loro sparizione produrrebbe quindi, da una lato, un risparmio consistente in termini di spesa previdenziale, ma dall’altro, una riduzione pari circa a sette milioni e mezzo di unità di forza lavoro effettivamente impiegata.

 

Come compensare tale grave contrazione? Lo si potrebbe fare in buona parte mobilizzando l’occupazione femminile, portandola dai bassi livelli attuali ai valori delle aree europee più avanzate. In questo modo si potrebbero colmare quasi cinque milioni di posti. Valore che del resto corrisponde al gap di genere, in valore assoluto, oggi presente nel mercato del lavoro italiano. Gli altri due milioni e mezzo potrebbero invece essere coperti dall’occupazione giovanile, anche questa attualmente particolarmente bassa nel nostro paese. Ciò comporterebbe verosimilmente anche un sensibile risparmio da parte delle aziende, dato che a parità di mansione gli uomini maturi sono più pagati rispetto alle donne e ai giovani (nonostante questi ultimi abbiano spesso titoli di studio più alti).

 

Certo, in una prima fase, un così forte e forzato ricambio generazionale e di genere potrebbe anche implicare dei costi, legati alla necessità di compensare esperienze e conoscenze di chi è stato sostituito. Superata questa prima fase però, il sistema nel suo complesso godrebbe del vantaggio della maggior dinamicità e carica di innovazione introdotta. L’Italia, dopo il disastro, ripartirebbe di slancio.

 

Ma è altresì vero che soprattutto in alcuni settori e per alcune professioni, lo sforzo di compensazione potrebbe essere particolarmente rilevante e impegnativo. Gli uomini over 40 sono infatti nel nostro paese particolarmente sovrarappresentati nelle occupazioni associate a maggior prestigio, potere e responsabilità. Qui si aprirebbero quindi le lacune maggiori, anche se, in realtà, più in termini quantitativi che qualitativi. Tanto per fare alcuni esempi, l’84% dei notai ha più di 40 anni. Su 19.625 professori ordinari (dato al 31 dicembre 2007) ne sparirebbero ben 15.889, oltre l’80 percento. Valori che non hanno eguali negli altri paesi europei dove, a parità di capacità e competenze, essere donna ed essere giovani non implica una così forte esclusione dalle occupazioni più ricercate e remunerate.

Le possibili ricadute positive

Alcuni cambiamenti sarebbero poi necessari. Ad esempio non avrebbe più senso un vincolo di 40 anni per essere eletti nel Senato. Salterebbero gran parte dei limiti anagrafici di accesso alle cariche di rappresentanza e responsabilità pubblica. Il peso politico di giovani e donne consentirebbe di dare nuovo impulso a riforme – come gli ammortizzatori sociali e il potenziamento delle misure di conciliazione tra lavoro e famiglia – che finora hanno avuto scarsa attenzione nel nostro paese.

 

I costi dell’invecchiamento della popolazione risulterebbero fortemente ridotti e  i risparmi su questa voce consentirebbero di riportare progressivamente il debito pubblico sui livelli medi europei. Assieme ai maschi over 40 sparirebbero, quindi, anche molte anomalie e squilibri che frenano lo sviluppo italiano. Il futuro del paese invece non ne verrebbe compromesso eccessivamente, anzi. I nuovi spazi che per giovani si aprirebbero in termini occupazionali e di autonomia favorirebbero un loro meno tardivo accesso alla formazione di una propria famiglia, incentivando di conseguenza anche la fecondità, oggi in Italia particolarmente bassa.

 

Insomma se improvvisamente i maschi over 40 lasciassero la penisola, sarebbe una vero disastro, ma più per essi stessi che per il Paese. Certo, nessuno auspica che ciò avvenga (tantomeno il sottoscritto, che appartiene anch’esso oramai a tale categoria). Ma magari fare ogni tanto un passo indietro, mettersi un po’ da parte, questo sì non sarebbe in fondo un gran male.

 

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