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Il ruolo strategico dei consultori familiari

Ramona Cavalli

Costituiti nel 1975, i consultori familiari si sono adeguati a rispondere ai nuovi bisogni sociali, coinvolgendo una pluralità di figure professionali. Ramona Cavalli ne illustra le caratteristiche emergenti da una recente indagine, ponendo in rilievo anche la permanenza di forti divari regionali che solo un forte impegno può consentire di superare.

Al fine di rilanciare il valore strategico dei Consultori Familiari (CF) per la salute pubblica, nel 2017 il Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute ha promosso e finanziato il progetto “Analisi delle attività della rete dei CF per una rivalutazione del loro ruolo con riferimento anche alle problematiche relative all’endometriosi”, affidandone il coordinamento all’Istituto Superiore di Sanità (ISS).¹ La raccolta di informazioni è avvenuta mediante una scheda di rilevazione online rivolta a tre livelli: agli Assessorati Regionali alla Sanità, alle Aziende Sanitarie Locale limitato ai CF pubblici (solo per la Provincia Autonoma di Bolzano è stato incluso anche il coordinamento dei consultori privati accreditati); ai singoli CF, pubblici o privati accreditati. Tutte le Regioni, e le due Province autonome, hanno aderito al progetto,

Un’organizzazione eterogenea

Il rapporto fotografa una eterogeneità di modelli organizzativi regionali: in otto regioni sono presenti servizi consultoriali organizzati in Unità Operative Complesse (UOC), dotate di autonome risorse umane, tecniche e finanziarie gestite da un direttore, mentre altrove il modello organizzativo è quello dell’Unità Operativa Semplice (UOS).

Tutte le Regioni dispongono di un documento che stabilisce obiettivi e funzioni dei servizi consultoriali e/o di linee guida regionali per le attività dei CF . In particolare, sono 12 le Regioni che effettuano una programmazione periodica degli obiettivi e 11 quelle dotate di un flusso informativo completo o parziale. Peraltro, solo quattro Regioni – Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Sicilia – completano il ciclo di programmazione/valutazione, redigendo annualmente una relazione sulle attività svolte dai servizi consultoriali e sul raggiungimento degli obiettivi prefissati.

La quasi totalità delle Regioni ha istituito i Comitati Percorso Nascita, che rappresentano il luogo privilegiato nel quale costruire e strutturare percorsi di integrazione tra punto nascita e servizi consultoriali dedicati in particolare alla presa in carico di gravidanza, parto e puerperio fisiologici. Meno diffusa è la presenza di attività integrate formalizzate con gli altri servizi sociosanitari e con la comunità (terzo settore e scuola). Sono sei le Regioni (Abruzzo, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche e Veneto) che non hanno riportato alcun atto di collaborazione tra servizi di livello regionale.

Le visite in gravidanza, l’assistenza in puerperio, la partecipazione ai Corsi di Accompagnamento alla Nascita (CAN), il percorso per le Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG) e l’accesso allo spazio giovani sono prestazioni gratuite garantite in tutte le regioni.

Ancora pochi consultori

I dati raccolti mediante il coinvolgimento di 1800 consultori italiani, mostrano che nel nostro Paese ci sono troppo pochi consultori familiari rispetto ai bisogni della popolazione: un consultorio ogni 35.000 abitanti, mentre le raccomandazioni ne prevedono uno ogni 20.000. Il numero di utenti e il numero di prestazioni offerte per 100 residenti tendono a essere più elevati dove il bacino di utenza per sede è più ridotto, e dove l’impegno medio del tempo dedicato dalle figure professionali principali è più alta.

Il ginecologo, l’ostetrica, lo psicologo e l’assistente sociale sono le figure professionali più rappresentate nei consultori, ma resta ancora insufficiente il servizio offerto in molte regioni. Dall’indagine risulta che il valore medio delle ore di lavoro settimanali rilevato è inferiore al valore standard individuato per rispondere al mandato istituzionale. Questi valori si concretano in 7 ore per la figura del ginecologo, in 14 ore per l’ostetrica, in 3 ore per lo psicologo e in 26 ore per l’assistente sociale. Anche in questo caso si registrano peculiarità regionali: quattro regioni del Centro Nord e la provincia di Trento riportano medie orarie al di sopra dello standard per le ostetriche; per lo psicologo si osservano sei regioni con medie orarie superiori allo standard a fronte di altre con valori estremamente bassi. Infine nelle regioni del Sud il numero medio di ore dedicate dagli assistenti sociali (14 ore) è quasi doppio rispetto al Centro (8 ore) e al Nord (9 ore).

I servizi si rinnovano: dall’interruzione volontaria di gravidanza al cyberbullismo

Sul piano dei servizi offerti, è emerso che 85 consultori inclusi nell’indagine, su 100 (1535 su 1800, di cui 622 al Nord, 382 al Centro e 531 al Sud) lavorano nell’ambito della salute della donna. Sessualità, contraccezione, percorso IVG, menopausa e postmenopausa, preconcezionale, percorso nascita, infezioni/malattie sessualmente trasmissibili e screening oncologici sono attività svolte da più del 75% dei consultori. L’offerta gratuita dei metodi contraccettivi viene garantita da poco più del 10%, mentre le attività consultoriali relative a patologia mammaria e depressione postpartum, oltre ad essere meno frequenti, presentano una maggiore variabilità per area geografica. Infine, si rilevano importanti differenze per area geografica riguardo all’inserimento di IUD e all’applicazione di impianti sottocutanei, offerti molto di più al Nord che al Centro e al Sud.

Rilevanti differenze territoriali si rilevano anche per le adozioni, che rientrano nelle attività di circa la metà dei consultori del Nord a fronte di percentuali assai più elevate nel Centro e al Sud (84-87%).

L’81% dei consultori (1226, di cui 504 al Nord, 224 al Centro e 498 al Sud) offrono servizi nell’area coppia, famiglia e giovani e gli argomenti più trattati sono la contraccezione, la sessualità e la salute riproduttiva, le infezioni/malattie sessualmente trasmissibili e il disagio relazionale.

Tra i consultori che hanno svolto attività nelle scuole il tema più frequentemente trattato è l’educazione affettiva e sessuale (il 94%), seguito dagli stili di vita, dal bullismo e dal cyberbullismo.

In sintesi

L’indagine mette in luce che i consultori offrono servizi unici per la tutela della salute della donna, del bambino e degli adolescenti, mettendo a disposizione informazioni a sostegno della prevenzione e della promozione della salute della donna, accompagnando le donne nel percorso pre e post-parto e offrendo servizi screening. L’attività si estende però anche al supporto delle coppie e delle famiglie e in particolare dei giovani. Nel tempo i consultori, attraverso il coinvolgimento di diverse e numerose figure professionali, si sono adeguati a rispondere a nuovi bisogni sociali. Si registrano però ancora differenze regionali notevoli e che possono essere superate.

 Note

¹ Cfr. https://www.epicentro.iss.it/consultori/indagine-2018-2019.

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