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I Sommersi ed i Salvati: Il Mezzogiorno e la crisi occupazionale italiana

Vincenzo Scrutinio

La crisi globale ha duramente colpito l’economia italiana, con una contrazione del Prodotto Interno Lordo di oltre 6  punti percentuali tra il quarto trimestre del 2007 e il quarto trimestre del 2009 e un aumento della disoccupazione dal 6.3% del quarto trimestre del 2007 al 8.5% del secondo trimestre del 2010[1].
 
Il difficile mercato del lavoro dei giovani
I giovani nella fascia d’età 15-34 anni appaiono i più colpiti, mentre per i lavoratori nella fascia 35-64 il calo occupazionale sembra limitato (figura 1). In buona parte ciò si deve al fatto che i più giovani hanno spesso un contratto di lavoro a tempo determinato: nel 2007, secondo dati Oecd, circa il 40% dei lavoratori nella fascia 15-24 era assunto con contratti a tempo determinato, contro il 9% nella fascia 25-54 anni e il 6% per quelli tra 55 e i 64 anni. Con il blocco del turnover, i contratti a tempo determinato sono diminuiti mentre il numero di dipendenti a carattere permanente è rimasto approssimativamente costante (Cingano, Torrini e Viviano, 2010).
Inoltre, il numero assoluto degli occupati sembra essere diminuito solo per i giovani, perché nella fascia d’età tra 35 e 64 anni i posti di lavoro sono invece cresciuti di circa 600.000 unità tra 2007 il 2010 (figura 2). E’ vero che la crescita della popolazione tra i 35 e 64 anni, denominatore del tasso di occupazione, è stata anche maggiore, e quindi che il tasso di occupazione è un poco calato, ma, insomma, solo l’occupazione dei giovani ha mostrato una vera contrazione.
 
Valutazione degli andamenti occupazionali per macroaree
Ma guardiamo adesso le cose separatamente per area geografica (tabella 1). L’andamento dell’occupazione al Nord e al Centro non è sostanzialmente diverso da quello dell’Italia nel suo complesso: nella fascia d’età 15-34 anni le cose vanno male (meno posti di lavoro e più disoccupazione), mentre  dai 35 anni in su gli occupati aumentano – pur se insieme ai disoccupati.
Tabella 1: Dinamiche occupazionali per macroarea (variazioni intervenute tra il 2007 e il 2010, relative e assolute)

  Differenza Occupazione Variazione Disoccupazione Variazione Pop. Fuori Forza Lavoro
 
  15-24 25-34 35-65 15-24 25-34 35-65 15-24 25-34 35-65
 
NordOvest -5,96% -2,99% 0,32% 8,79% 3,41% 2,20% 3,52% 0,05% -1,94%
-73,334 -180,103 194,606 36,254 51,689 118,159 71,127 -19,349 -58,676
Nord Est -5,37% -4,92% 0,52% 8,18% 3,63% 1,82% 2,81% 1,95% -1,90%
-41,962 -150,491 179,413 27,620 39,295 72,753 53,197 14,246 -32,713
Centro -4,42% -2,93% 0,99% 7,92% 3,86% 1,87% 2,65% -0,20% -2,41%
-43,780 -114,702 210,086 20,672 41,114 77,978 43,150 -21,916 -48,692
Mezzogiorno -2,76% -5,91% -2,05% 7,71% 5,31% 1,92% 1,32% 3,27% 1,04%
-81,858 -242,631 -10,920 30,535 61,259 97,307 -18,646 40,819 220,983

Fonte: Rilevazione Trimestrale sulle Forze di Lavoro
 
Ma è nel Mezzogiorno che vanno ricercate le radici dell’andamento negativo dell’occupazione: qui, infatti, gli indicatori sono negativi in tutte le fasce d’età, con perdite occupazionali anche per i lavoratori più anziani. Il forte aumento del numero di soggetti fuori dalla forza lavoro tra i 35 e i 64 anni è un fenomeno particolarmente negativo, perché è in controtendenza rispetto alle altre macroaree e perché segna l’inversione di una dinamica positiva, che aveva portato il numero di occupati a crescere tra il 2004 e il 2007 di circa 200.000 unità. Poi, la diminuzione dell’occupazione in questa fascia va correlata con la contrazione degli occupati a tempo indeterminato, diminuiti quasi del 4% tra il 2007 ed il 2009, a fronte di un aumento del 3% al Centro e dell’1% al Nord.
 
Il disagio del Mezzogiorno
Il fenomeno appena delineato può contribuire a spiegare le crescenti difficoltà economiche del Mezzogiorno rispetto alle altre macroaree. Tra il 2007 ed il 2010, la quota di famiglie in cui nessun componente lavora (Jobless Household Rate) è aumentata circa tre volte di più nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord (21%-24% contro 10% circa;  v. Mocetti, Olivieri e Viviano 2010). Insomma: nel Centro-Nord, le famiglie "dei padri" ammortizzato l’effetto della congiuntura negativa sul mercato del lavoro, ma nel Mezzogiorno questo non avviene. E’ probabilmente anche per questo che la quota di famiglie in condizioni di povertà assoluta, nel Mezzogiorno, è passata dal 5.8% nel 2007 al 7.7% nel 2009 (Istat, 2010) mentre nelle altre ripartizioni tale valore, più basso alla partenza, si è mantenuto costante o è diminuito.
 
Conclusioni
Il disagio sociale del Mezzogiorno appare forte, e in crescita, e il mercato del lavoro ne è forse la prima causa: alle perdite occupazionali tra i giovani si sono affiancate anche quelle, minori ma non trascurabili, degli individui tra i 35 e i 64 anni. Ciò ha diminuito l’efficacia della famiglia come ammortizzatore sociale con forti conseguenze in termini di benessere. Il sostegno delle politiche pubbliche sembra quindi, in questo caso, particolarmente necessario e urgente.
 


[1] Per i dati sull’occupazione presentati in questo articolo si fa riferimento alla Rilevazione trimestrale sulle Forze di Lavoro dell’Istat.


 
Bibliografia
Cingano F., Torrini R. e Viviano E. (2010), “Il mercato del lavoro italiano durante la crisi”, Questioni di Economia e Finanza no 68, Banca d’Italia
Istat (2010), “La povertà in Italia nel 2009”, Comunicato stampa, 15 luglio 2010
Mocetti S., Olivieri E. e Viviano E. (2010), “Le famiglie italiane e il lavoro: caratteristica strutturali e effetti della crisi”, Questioni di Economia e Finanza no 75, Banca d’Italia

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