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I poveri di conoscenza

Gianna Barbieri, Piero Cipollone
Nelle moderne società, in cui crescita e benessere dipendono dal capitale umano acquisito nelle scuole, l’istruzione è sempre più uno strumento fondamentale per accrescere le abilità cognitive delle persone, per sviluppare la loro capacità di comprendere il mondo che le circonda ed essere parte della società in cui vivono. In un’ottica prospettica, e di prevenzione delle future disuguaglianze economiche, è quindi importante guardare alla distribuzione delle competenze di una popolazione relativamente giovane e ancora in fase di formazione. Le differenze tra i giovani di oggi sono alla radice delle differenze nel loro benessere di domani quando saranno adulti, perché i divari iniziali tendono a persistere, e forse persino ad ampliarsi con l’età, e sono in seguito difficilmente colmabili.
Le competenze dei quindicenni: il ritardo italiano …

In uno studio effettuato nell’ambito di una ricerca sulle disuguaglianze in Italia[1], sono state utilizzate come indicatore di svantaggio le competenze dei ragazzi italiani di quindici anni in matematica, lettura, scienze e problem solving, così come misurate dell’indagine PISA 2003 dell’OCSE[2]. Come nell’analisi del reddito, anche per la povertà di competenze si pone il problema di definire quel valore che permette di separare i poveri dai non poveri. Questa soglia può essere relativa, cioè commisurata a qualche valore centrale della distribuzione, o assoluta. Nel caso delle competenze, appare preferibile utilizzare una soglia assoluta, indicativa del livello minimale necessario per vivere nel contesto sociale di riferimento[3]. Nel caso della lettura, si tratta di studenti che, pur in grado di leggere, non sono capaci di utilizzare questo strumento per imparare e ampliare le proprie conoscenze, vedendo quindi precluso uno dei canali fondamentali dell’apprendimento. Nel caso della matematica, sono studenti che non riescono a rispondere a quesiti che richiedono solo una limitata capacità di interpretazione del contesto e l’applicazione a situazioni familiari di competenze di matematica molto note, come ad esempio leggere un dato da un grafico o una tabella, effettuare semplici calcoli aritmetici, ordinare un insieme di numeri, contare oggetti familiari, effettuare il cambio di una moneta.

La quota dei “poveri di competenze” è intorno all’11 per cento nella media dei quattro ambiti cognitivi (tabella 1). La quota di poveri più elevata si riscontra in matematica (13,2 per cento) e nel problem solving (12,4 per cento); scende a circa il 10 per cento in lettura e in scienze naturali. Questi valori sono sensibilmente più elevati di quelli medi dell’OCSE, in particolare di 5 punti in matematica e di 2,4 punti in lettura.

… e quello del Mezzogiorno

Dal punto di vista territoriale il Nord presenta in tutti gli ambiti un’incidenza relativamente bassa della povertà in istruzione, tra il 3 e il 6 per cento, inferiore alla media dei paesi dell’OCSE, alla quale invece si approssima la quota delle regioni centrali. Per contro, la situazione appare grave nelle regioni meridionali, dove una quota rilevante degli studenti di quindici anni non è in grado di utilizzare cognizioni elementari e appena sufficienti a svolgere attività basilari in una società moderna. Circa il 22 per cento dei ragazzi meridionali non supera la soglia di povertà in matematica, circa il 20 quella in problem solving, tra il 16 e il 19 per cento quella in scienze naturali; ma forse ancor più allarmante è che tra il 13 e il 15 circa dei quindicenni meridionali non sia in grado o di leggere o di utilizzare le informazioni lette. Si tratta di giovani che difficilmente potranno compensare questa e altre carenze nella loro formazione successiva, per l’incapacità di utilizzare gli strumenti stessi con cui le conoscenze si trasmettono.

Questi valori danno una rappresentazione incompleta del numero delle persone coinvolte in qualche forma di povertà cognitiva, perchè le carenze tendono a concentrasi tra le stesse persone. Per dare una misura di questo fenomeno nella tabella 1 abbiamo anche riportato la quota di persone povere in almeno uno, due, tre o in tutti gli ambiti di competenza per area geografica. I quindicenni poveri in almeno un ambito sono il 22,2 per cento, con una forte sperequazione territoriale: al Nord essi rappresentano meno di un decimo (9,9 per cento nel Nord-Ovest e 8,7 nel Nord-Est), ma sono il 18,3 per cento nel Centro e oltre un terzo nel Mezzogiorno (34 per cento nel Sud e 34,8 nel Sud-Isole). La situazione del Mezzogiorno appare ancor più critica se si considera che circa un ragazzo su cinque è povero in almeno due ambiti di competenza e uno su otto in almeno tre. I corrispondenti valori per le altre aree sono molto più bassi. Peraltro queste evidenze sottostimano la gravità del fenomeno perché, secondo la rilevazione dell’Istat sulle forze di lavoro, nel Mezzogiorno i quindicenni sono iscritti a scuola, e quindi presenti nel campione PISA, in percentuali inferiori rispetto ai loro coetanei del Centro-Nord[4]. Sono quindi esclusi quelli con maggiori difficoltà nell’apprendimento o con condizioni socio-demografiche più svantaggiate.

La necessità di un intervento
Questi risultati mostrano la necessità e l’urgenza di misure che colmino le carenze di competenza dei quindicenni italiani rispetto ai loro coetanei degli altri paesi ed eliminino lo svantaggio dei ragazzi meridionali, dotandoli dei mezzi necessari a uscire autonomamente dalle condizioni di povertà. Questa politica ha una forte valenza di equità in quanto aiuta ad alleviare prevedibili condizioni di grave disagio materiale in futuro, ma è anche efficiente perché richiede presumibilmente meno risorse pubbliche di quelle che saranno necessarie, in futuro, a finanziare i tradizionali schemi di assistenza sociale.

Ci sono certamente cause strutturali nel ritardo delle scuole del Mezzogiorno, che in parte potranno essere affrontate grazie agli ingenti fondi stanziati nell’ambito del "Quadro Strategico Nazionale 2007-2013" (http://www.dps.mef.gov.it/qsn/qsn.asp). Tuttavia le singole scuole di tutto il Paese hanno un ruolo importante, perché possono fare la differenza nell’innalzare le competenze degli studenti in difficoltà oltre il livello che si può statisticamente prevedere sulla base del loro background familiare e del contesto sociale da cui provengono[5]. Alcune proposte precise su cosa si possa concretamente fare per mettere le scuole italiane nelle condizione di sovvertire i pronostici sui destini dei loro studenti sono indicate nel recente Quaderno Bianco sulla Scuola del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero della Pubblica Istruzione (http://www.tesoro.it/web/apri.asp?idDoc=18184).

Tab. 1 – Incidenza della povertà per area di competenza e area geografica (per cento)
Area di competenza

Nord-Ovest

Nord-Est

Centro

Sud

Sud-Isole

Italia

Matematica

5,0

4,3

8,7

21,7

22,6

13,2

Lettura

4,2

3,1

7,2

13,6

15,1

9,1

Scienze naturali

4,4

3,5

8,0

16,9

18,6

10,9

Problem solving

5,3

4,0

9,9

20,0

19,6

12,4

Almeno un’area

9,9

8,7

18,3

34,0

34,8

22,2

Almeno in due aree

5,3

3,9

9,4

20,4

21,6

12,9

Almeno in tre aree

2,6

1,8

4,5

11,9

12,7

7,2

In tutte le aree

1,0

0,6

1,5

5,8

6,8

3,4

Fonte: Elaborazioni su dati OCSE, PISA 2003 (http://archivio.invalsi.it/ri2003/pisa2003/). L’incidenza delle povertà è la quota di studenti poveri, identificati con coloro che hanno punteggi inferiori, rispettivamente, a 357,77 in matematica, 335 in lettura e 350 in scienze naturali e problem solving. Le aree geografiche sono così definite: Nord-Ovest: Liguria, Lombardia e Piemonte; Nord-Est: Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Emilia Romagna; Centro: Toscana, Umbria, Marche e Lazio; Sud: Abruzzo, Molise, Campania e Puglia; Sud-Isole: Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.


[1] G. Barbieri e P. Cipollone, “I poveri in istruzione”, in A. Brandolini e C. Saraceno (a cura di), Povertá e benessere. Una geografia delle disuguaglianze in Italia, Bologna, il Mulino, 2007.

[2] PISA è l’acronimo di Programme for International Student Assessment. I dati del 2003 si possono leggere, ad esempio, sul sito http://archivio.invalsi.it/ri2003/pisa2003/.

[3] Nel caso della matematica la soglia di povertà definita dall’OCSE è di 358 punti, un valore pari a circa il 75 per cento di quello mediano, da cui dista in valore assoluto 109 punti. Per la lettura, la soglia di esclusione è 335 punti, un valore pari a circa il 70 per cento di quello mediano. Per le altre due aree di competenza, scienze naturali e problem solving, l’OCSE fornisce una soglia molto elevata, circa 400 punti. Per coerenza con le altre due aree di competenza abbiamo perciò scelto in modo arbitrario il valore 350 per entrambe le aree. Si tratta di un valore pari a poco più del 70 per cento di quello mediano, in linea con gli analoghi valori per matematica e lettura.

[4] Cfr. G. Barbieri e P. Cipollone, op. cit., Tabella 3, p. 344.

[5] Cfr. M. Bratti, D. Checchi e A. Fillipin, “Territorial Differences in Italian Students’ Mathematical Competencies: Evidence from PISA 2003”, IZA Discussion Paper, n. 2603, 2007.

Le opinioni qui espresse sono solamente degli autori e non coinvolgono gli istituti di appartenenza.
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