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I Neet in Italia: chi sono e perché non lavorano?

Cecilia Pennati

I Neet italiani sono il 22,7% dei giovani tra i 15 e i 29 anni (Istat 2011; v. anche Arianna Bazzanella, “Condizione giovanile in Italia: allarmismo (fittizio) o allarme (reale)? ”, Neodemos, 27/06/2012, o, per i dati tratti dal censimento del 2001, Simone De Angelis e Simona Mastroluca, “I Neet italiani al Censimento generale della popolazione del 2001” , Neodemos, 13/05/2009). L’acronimo identifica i giovani “Not in Education, Employment or Training” cioè chi non lavora (disoccupato o inattivo) e, al contempo, non è stato coinvolto in nessun tipo di educazione o training nelle quattro settimane precedenti l’indagine.
I Neet al microscopio

Spesso usato in relazione al termine “bamboccioni” e all’universo simbolico a cui tale termine si lega, l’universo dei Neet sintetizza realtà tra loro anche molto differenti: tra i Neet troviamo infatti disoccupati, casalinghe, donne che faticano ad entrare nel mercato del lavoro, giovani che hanno abbandonato presto la scuola, lavoratori in nero, laureati che non si accontentano del primo lavoro che capita, giovani sfiduciati che non cercano più attivamente lavoro…Un’analisi per genere può già aiutare  a inquadrare meglio il problema. Innanzitutto, i Neet sono prevalentemente donne: il 55% nella fascia d’età 15-29, e il 60% nella fascia d’età se si includono anche i 30-34enni (tab. 1).
Le figure 1 e 2 consentono di mettere in luce alcuni aspetti:
·    L’incidenza dei Neet tra le donne è sempre più alta che non tra gli uomini, ad eccezione della fascia d’età dei giovanissimi (15-19).
·    Mentre per gli uomini l’incidenza dei Neet ha un picco nella fascia d’età 20-24 e poi tende a diminuire con il crescere dell’età, tra le donne la percentuale di Neet aumenta all’aumentare dell’età.
·    La percentuale, tra gli uomini, di chi rientra nella categoria “non vogliono lavorare” è decisamente più bassa rispetto a quella delle donne: è massima nella fascia 20-24 (pari al 4% degli uomini) e scende fino a 2,2% per i 30-34enni. Al contrario è proprio questa categoria quella che aumenta maggiormente tra le donne (dal 4,3% delle 15-19enni al 16% delle 30-34enni).
Tra le donne dunque, all’aumentare dell’età, aumentano soprattutto le due categorie “non vogliono lavorare” e “vorrebbero lavorare ma non cercano attivamente lavoro”. Le due categorie compongono l’81% delle donne Neet nella fascia d’età 30-34 anni ed il 73% delle Neet tra 25 e 29 anni.
I motivi del non lavoro

Ma perché alcuni giovani non lavorano e non cercano attivamente lavoro? Per provare a rispondere si possono guardare i dati dell’indagine forze lavoro Istat (media 2010) relativi ai motivi dell’inattività per fascia d’età: escludendo dagli inattivi gli studenti e sommando i disoccupati si ottiene l’universo dei Neet. Circa la metà degli uomini Neet non lavora perché disoccupata, il 17% dei 15-24 e il 15% dei 25-34 non cerca lavoro perché scoraggiato e il 13% perché è in attesa di esiti di passate azioni di ricerca. Guardando all’universo femminile il dato più significativo è il 41,8% di donne Neet tra i 25 e i 34 anni, che non lavora per “motivi familiari”. Tale percentuale, seppure più bassa, non è trascurabile neanche nella fascia d’età più giovane (17,3%). Non è un caso che la fascia d’età 25-34 sia quella in cui spesso le donne hanno figli piccoli (l’età media delle donne al primo figlio è circa 30 anni) e si trovano ad affrontare i problemi legati all’accesso ai servizi per la prima infanzia ed alla conciliazione tra lavoro e famiglia. [1]Sembra dunque che, in Italia, il fenomeno sia, almeno in parte, legato alla presenza, ancora oggi, di maggiori barriere di accesso al mercato del lavoro per le donne anche nelle fasce più giovani di popolazione. Siano tali barriere dovute a fattori culturali, alla situazione economica o al nostro sistema di welfare che non facilita la conciliazione tra lavoro e famiglia, tali specificità di genere rischiano di perdersi nell’utilizzo dell’indicatore sintetico “Neet” nel dibattito pubblico. Sebbene infatti l’indicatore sia sicuramente utile per evidenziare quanti giovani non stiano investendo sul proprio capitale umano in termini di formazione o sviluppo di competenze professionali, guardare solo il singolo dato percentuale non aiuta a capire perché ciò avvenga. E forse è proprio il “perché” l’aspetto più interessante.


[1] Per un’analisi sulle motivazioni del “non lavoro” tra le giovani lombarde si consiglia la lettura dell’articolo di Francesco Pastore e Simona Tenaglia: www.ingenere.it i-motivi-di-famiglia-delle-ragazze-neet.
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