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Gli ingredienti del sorpasso:Immigrazione e crescita economica in Spagna(*)

Claudia Finotelli

Alla fine del 2007 la notizia del “sorpasso spagnolo” occupava le maggiori testate italiane. E a ragione: dati alla mano, la Spagna dall’inizio del nuovo secolo è cresciuta tre volte più dell’Italia. Molto si è scritto sulla crescita del reddito pro capite, sull’agilità del sistema produttivo, sulle quote di giovani universitari e donne lavoratrici aldilà dei Pirenei.

Un’immigrazione galoppante


Poco, invece, si è detto sull’importanza dell’immigrazione. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (INE) sono ormai 4 milioni e mezzo gli stranieri residenti in Spagna, poco meno di 4 milioni se consideriamo solo i permessi di soggiorno registrati dal ministero dell’Interno. In sei anni la popolazione straniera in Spagna si è quasi quintuplicata, superando quella degli stranieri residenti in Italia.

Gli stranieri in Spagna sono generalmente giovani, tra i 25 ed i 50 anni, provengono, tra i principali paesi origine, da Romania, Marocco ed Ecuador, e hanno un permesso per motivi di lavoro. Alla fine del 2007, il tasso di attività della popolazione straniera era del 76% contro il 57% della popolazione autoctona. Il tasso di disoccupazione degli stranieri invece era quasi del 12%, cioè un po’ più alto di quello degli spagnoli (7,70%)[1], ma comunque più basso di quello degli stranieri in altri altri Paesi europei come la Germania (23,6% contro il 12% della popolazione autonoctona) o l’Olanda (15.5% contro il 4.3% degli autoctoni) (INE 2007; Bundesagentur für Arbeit 2007; CBS). Il crescente impiego di manodopera straniera in mansioni poco qualificate ha permesso – pur se a scapito della produttività – l’espansione di settori come l’edilizia o i servizi, in particolare la ristorazione e il servizio domestico. È soprattutto grazie all’impiego di stranieri nella cura di bambini e anziani che le donne spagnole di oggi posso lavorare fuori casa. Sorpasso demografico e sorpasso economico sono quindi profondamente legati tra di loro.
La (nuova) gestione dei flussi tra regolarizzazioni e cooperazione internazionale

Ma la spettacolare crescita dell’impiego d’immigrati osservata negli ultimi anni non è stata il frutto di una razionale gestione dei flussi. Anzi. Regolazioni inefficaci hanno determinato un tasso di irregolarità molto elevato obbligando sia il governo del Partido Popular sia quello socialista a effettuare varie regolarizzazioni. In tutto in Spagna sono stati regolarizzati 1,2 milioni di stranieri, un milione dei quali tra il 2000 ed il 2005.

Negli ultimi tre anni, però, la politica d’immigrazione spagnola ha ricevuto un importante impulso. Il nuovo regolamento d’immigrazione RD 2393 del 2004 prevede non solo la definizione di quote d’ingresso annuali ma anche una contrattazione più agile in un numero elevato di impieghi secondo il cosiddetto catalogo d’impieghi di difficile occupazione (catalogo de empleos de dificil cobertura). Il rafforzamento dei controlli marittimi e di frontiera è stato accompagnato da intensi sforzi di cooperazione economica con diversi paesi africani, soprattutto il Senegal, coinvolgendo non solo i rispettivi governi ma grandi imprese spagnole. Al fine di evitare una nuova regolarizzazione di massa è stato introdotto un meccanismo di regolarizzazione individuale basato sull’integrazione economica (arraigo laboral) o sociale (arraigo social) dell’immigrato. Infine, è stata rafforzata la lotta contro l’economia sommersa, uno dei maggiori fattori d’attrazione dell’immigrazione irregolare. È vero che non mancano le critiche. La contrattazione di lavoratori stranieri non è ancora rapida come molti imprenditori vorrebbero. Del resto, nemmeno in Spagna è facile determinare a priori quali siano le effettive necessità del mercato del lavoro, soprattutto in settori soggetti a continue fluttuazioni come l’agricoltura o l’edilizia. La Spagna, però, sembra aver capito che la lotta contro l’immigrazione irregolare e un’efficace gestione dei flussi dipendono dalla combinazione di politiche di reclutamento attivo, controlli interni efficaci, cooperazione internazionale e meccanismi di regolarizzazione individuali. Chissà, quindi, che la regolarizzazione del 2005 non sia stata davvero l’ultima. In questo modo, il sorpasso in materia d’immigrazione non rimarrebbe solo numerico ma potrebbe diventare qualitativo se comparato con l’oscura programmazione italiana degli ultimi anni.
Qualche ombra sul futuro

Resta però da vedere come saranno fronteggiate le sfide della decelerazione economica e dell’integrazione. La crisi immobiliare ha aumentato il livello di disoccupazione nell’edilizia. Secondo gli ultimi dati del ministero del Lavoro spagnolo, parte dei lavoratori stranieri espulsi da questo settore sono stati assorbiti dal settore dei servizi, soprattutto la ristorazione. Ciononostante, sono auspicabili misure che permettano il passaggio dei lavoratori stranieri ad attività più qualificate. L’integrazione economica rappresenta difatti uno dei fattori fondamentali per arginare future tensioni sociali. In più si comincia a parlare anche in Spagna di seconda generazione. Le concessioni di riunificazione famigliare sono passate da 14 mila nel 2000 a 97 mila nel 2006, mentre i bambini stranieri nelle scuole sono aumentati da 57 mila a 530 mila, tra il 1996 ed il 2006. Insomma, l’immigrazione è ormai parte della quotidianità spagnola e utente abituale di servizi pubblici.

Questo fatto non di rado è fonte di conflitto, come dimostrano le esperienze di altri Paesi europei. Per il momento, le tensioni sociali sono relativamente contenute in Spagna, benché l’opinione pubblica cominci ormai a dare segni di scontento. Secondo diverse inchieste d’opinione, l’immigrazione fa ormai parte, sia pur con oscillazioni, delle preoccupazioni sociali degli spagnoli: il tema è entrato a forza nella campagna elettorale del 2008 e comincia ad essere un criterio di valutazione dell’attività di governo. È forse anche per questo che Celestino Corbacho, già sindaco di uno dei comuni con maggiore densità di stranieri in Spagna (Hospitalet de Llobregat, vicino a Barcellona), è stato nominato ministro del Lavoro e dell’Immigrazione del nuovo governo socialista.


[1] La media dei disoccupati è con l’ 8,3% comunque ancora al di sotto della media europea (7%).

(*) Ringrazio Joaquín Arango per i suoi commenti a una versione precedente di questo manoscritto.

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