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Genitori, non dite a vostra figlia che è bella… ma nemmeno a vostro figlio

Eva Sacchi

 «Genitori, non dite a vostra figlia che è bella, potrebbe pensare che nella vita conti solo quello». Provocatorie le parole della ministra inglese per le Pari Opportunità Jo Swinson (33 anni, sposata senza figli) ma estremamente efficaci per dar voce ad un tema che anche in Italia sembra cominciare ad uscire allo scoperto. La ministra inglese non fonda i suoi timori sul nulla: il suo punto di vista si basa sui risultati di una ricerca condotta tra i ragazzi di 10-15 anni. Già in quella fascia d’età un ragazzino su quattro non è contento del suo aspetto fisico. E il 72% delle ragazzine pensa che sui media si dia troppo peso alla silhouette delle celebrities. Troppi uomini sovrappeso e troppe ragazze sottopeso. E in Italia?

La tabella 1 mostra la distribuzione della popolazione secondo l’indice di massa corporea (IMC, il rapporto tra il peso corporeo di un individuo, espresso in chilogrammi, e il quadrato della sua statura, espressa in metri): al crescere dell’età diminuisce la proporzione delle donne sottopeso (14% tra i 18 e i 24 anni), fin quasi ad annullarsi, intorno ai 60 anni; fino ai 60 anni le normopeso sono maggioranza. Tra i maschi i sottopeso sono ad ogni età una percentuale insignificante, e i normopeso si riducono a meno di un terzo dopo i 55 anni. La proporzione dei maschi sovrappeso ed obesi supera nettamente quella relativa alle femmine ad ogni età, e ne è all’incirca doppia fino ai 45 anni. E’ particolarmente significativo il divario tra uomini e donne nelle età più giovani: tra i 18 e i 25 anni una ragazza su sette, e un ragazzo su trenta, sono sottopeso. Tra i 25 e i 35 anni queste proporzioni si riducono a una su dieci e uno su cento. 
Tabella  1 – Persone di 18 anni e più per indice di massa corporea, sesso e classe di età – Anno 2012
(per 100 persone di 18 anni e più dello stesso sesso e classe di età)

CLASSI DI ETÀ Indice di massa corporea Totale
Sottopeso Normopeso Sovrappeso Obesi
           
MASCHI
           
18-24 3,3 73,3 20,2 3,2 100,0
25-34 1,1 59,6 33,6 5,7 100,0
35-44 0,3 43,0 46,4 10,3 100,0
45-54 0,2 39,4 47,6 12,8 100,0
55-64 0,4 32,0 52,1 15,5 100,0
65-74 0,2 31,2 52,5 16,1 100,0
75 e più 1,0 35,5 49,5 14,0 100,0
Totale 0,8 43,7 44,2 11,3 100,0
           
 FEMMINE
           
18-24 14,0 72,8 10,9 2,3 100,0
25-34 9,6 70,8 14,8 4,7 100,0
35-44 5,5 68,0 20,5 6,0 100,0
45-54 3,3 59,5 27,7 9,5 100,0
55-64 2,1 48,4 36,1 13,4 100,0
65-74 1,5 43,1 39,6 15,8 100,0
75 e più 3,5 45,5 38,3 12,8 100,0
Totale 5,0 57,9 27,6 9,5 100,0
           
           
Fonte: Istat, Indagine annuale "Aspetti della vita quotidiana".    

 
Aspetto fisico, bulimia e anoressia
L’aspetto fisico e i disturbi alimentari sono  un problema riconosciuto  dai ragazzi stessi. A gennaio scorso Save the Children ha presentato un’indagine condotta su un campione di 810 ragazzi minorenni, dai 12 ai 17 anni. Due dati interessanti emergono: alla domanda “secondo te quali dei seguenti fenomeni sociali sono un pericolo forte in questo momento per i ragazzi come te?”, ben il 48% delle ragazze cita bulimia e anoressia (grafico 1) e al quesito successivo “secondo te quali sono i motivi per cui un ragazzo/a viene preso/a di mira dai suoi coetanei?” (grafico 2), le caratteristiche fisiche è l’aspetto che raccoglie il maggior numero di adesioni, soprattutto tra le ragazze: il 71% delle giovani donne è d’accordo nel credere che l’aspetto fisico sia la causa principale di una difficile interazione tra coetanei. Anche il 62% dei ragazzi la pensa così.

Cosa si muove nel nostro paese.
Di recente alcune Amministrazioni Comunali hanno attivato concretamente politiche mirate riguardo questa tematica. Nello scorso giugno il Comune di Milano ha approvato le regole per la valutazione dei messaggi da affiggere sugli spazi in carico all’Amministrazione comunale: Milano rafforza il proprio impegno per una comunicazione pubblicitaria che vada verso il rispetto delle Pari Opportunità tra donne e uomini, per una corretta rappresentazione delle identità di genere e lontana da stereotipi avvilenti per la dignità delle persone.
Il Comune individua 5 tipologie di messaggi ritenuti incompatibili con l’immagine che l’Amministrazione di Milano intende promuovere: 1) le immagini che rappresentano o incitano atti di violenza fisica o morale; 2) le immagini volgari, indecenti, ripugnanti, devianti; 3) i messaggi discriminatori e/o degradanti che, anche attraverso l’uso di stereotipi, tendono a collocare le donne in ruoli sociali di subalternità e disparità; 4) la mercificazione del corpo; 5) i pregiudizi culturali e gli stereotipi sociali fondati su discriminazione di genere, appartenenza etnica, orientamento sessuale, abilità fisica e psichica, credo religioso. Francesca Zajczyk (Delegata Pari Opportunità Comune di Milano) dichiara “una nuova strada è aperta in netta discontinuità con il passato”. E il mondo della comunicazione di massa a che punto è? Al proposito due esempi che segnano anch’essi una netta discontinuità con il passato, anche se in tutt’altra direzione.

Ragazzi in affitto. L’ultima trovata pubblicitaria del sito di incontri francese “Adopte un mec” (Adotta un ragazzo) approda in Italia durante il periodo estivo. Si tratta di una sorta di supermercato virtuale degli incontri dove solo le femmine sono autorizzate a contattare i maschi, aggiungendo nel proprio carrello il prodotto-uomo più desiderabile, o l’offerta speciale del giorno. Lo spot si rivolge alle donne che possono scegliere e affittare l’uomo che preferiscono. Ampia la scelta tra muscolo, rocker, surfista, avventuriero, rosso, riccio, moro, tatuato, ma anche “nano” o “meticcio”.

Striscia la notizia. Il famoso programma televisivo di Antonio Ricci licenzia le veline e inverte l’ordine degli addendi: a presentare due donne e a ballare due uomini. Il risultato cambia? La velina, termine che ora identifica un preciso stereotipo di donna e che ha dato il là per una serie di “ine” dalle medesime caratteristiche (letterine, meteorine ecc.), fa un passo verso l’uscita di scena e cede il testimone al velino? L’uomo oggetto che fa del suo aspetto fisico il suo biglietto da visita e la sua “forza lavoro” aiuta ad abbattere il muro della donna oggetto oppure è soltanto una fila in più di mattoni? Che ci sia discontinuità con il passato è evidente ma la strada per tagliare il traguardo è ancora lunga. Quanto meno lo starter ha dato il via.
 

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