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Famiglia tradizionale e nuove tipologie familiari a confronto

Giancarlo Gualtieri, Antonella Guarneri

Al di là dell’annosa questione se siano i mezzi di comunicazione a influenzare l’opinione pubblica o se questi siano lo specchio di ciò che avviene nella società, oggi due importanti aziende multinazionali italiane del settore alimentare hanno scelto per le loro campagne pubblicitarie due modelli familiari (o si potrebbe anche chiamarli “target”) praticamente contrapposti.
Da una parte troviamo lo spot con la famiglia riunita intorno alla tavola (di solito genitori sposati con due figli, un maschio ed una femmina) e che enfatizza il legame tra i prodotti pubblicizzati e i valori tradizionali della famiglia (insomma la classica famiglia del “Mulino Bianco”).
Dall’altra troviamo una visione della famiglia più moderna e dinamica. A pubblicizzare i prodotti sono volti noti del mondo dello sport – spesso “nuovi italiani” di origine straniera – che trascorrono il loro tempo libero in compagnia dei figli o dei propri amici (si potrebbe definire la famiglia “Kinder”). Il “target” a cui si rivolgono è sicuramente più giovane e disancorato dal classico stereotipo della famiglia italiana.
Abbandonando lo spunto suggerito dalla finzione e tornando nel mondo reale, oggi in Italia si osserva una compresenza di tipologie familiari tra loro profondamente differenziate. In particolare, se si prende in considerazione la distribuzione territoriale dei principali comportamenti demografici l’iconografia delle due Italie sembra fotografare bene i comportamenti familiari e riproduttivi nel nostro Paese. Il contesto di riferimento, infatti, gioca un ruolo essenziale nello studio della diffusione dei comportamenti meno tradizionali.
 
I “nuovi italiani” fanno famiglia
Tra le nuove tipologie familiari si segnala la crescita dei matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera: quasi 37 mila nel 2008, il 15 per cento di tutte le celebrazioni. Il fenomeno è rilevante sia per il rapido incremento – erano solo il 5 per cento nel 1995 -, sia perché rappresenta uno degli indicatori più significativi del processo di integrazione delle comunità immigrate nel nostro Paese. I matrimoni misti (tra italiani/e e straniere/i) rappresentano i due terzi dei matrimoni con almeno uno sposo straniero: nel 2008 ammontano a oltre 24 mila celebrazioni.
In questo fenomeno è forte il collegamento con la distribuzione della presenza straniera sul territorio. La quota di matrimoni con almeno uno sposo straniero è, infatti, più elevata al Nord e al Centro dove supera il 20 per cento delle unioni (rispettivamente 13,4 per cento e 12,2 per cento nel caso dei matrimoni misti). Al Sud e nelle Isole, al contrario, i matrimoni con almeno uno sposo straniero sono l’8,1 per cento e il 6,2 per cento del totale delle unioni (rispettivamente 4,0 per cento e 3,5 per cento nel caso dei matrimoni misti).
Nelle sole coppie miste, la tipologia più frequente è quella in cui lo sposo è italiano e la sposa è straniera (7,4 per cento matrimoni a livello medio nazionale, per un totale di circa 18 mila nozze celebrate nel 2008, con punte del 9,9 per cento al Nord e 9,2 per cento al Centro). Le donne italiane che scelgono un partner straniero sono molto meno numerose (6.300 nel 2008, il 2,6 per cento del totale delle spose).
L’acquisizione della cittadinanza per matrimonio (la modalità di acquisizione più diffusa in Italia) fa sì che, in tempi più o meno brevi, le coppie miste non saranno più tali. Si potrà a quel punto parlare, anche in termini prettamente giuridici, di “nuovi italiani”. Ma non solo. I “nuovi italiani” sono anche i figli di coppie miste (non necessariamente unite in matrimonio) che sono portatori di quello che viene definito un “background migratorio” e le seconde generazioni in senso stretto (figli di genitori entrambi stranieri) che a 18 anni, a legislazione vigente, potranno diventare italiani a tutti gli effetti.
Le seconde generazioni (includendo per analogia anche chi è arrivato nel nostro paese in età prescolare) rappresentano una presenza sempre più rilevante; la parte più consistente di queste è costituita proprio dai nati in Italia da coppie di genitori stranieri: nel 2008 sono stati oltre 72 mila, pari al 12,6% del totale dei nati. Se a questi si sommano anche i nati italiani da coppie miste si sfiora “quota 100.000” nati da almeno un genitore straniero: un sesto del totale.
 
Due o tre Italie
Per approfondire il tema dell’interazione della componente straniera con la popolazione autoctona, possibile variabile proxy del grado di integrazione, si possono esaminare due indicatori: da una parte, il rapporto tra  matrimoni di coppie miste con i matrimoni di coppie italiane e, dall’altra, una misura analoga costruita considerando le nascite. Si tratta di indicatori pensati facendo riferimento, ancora una volta, alla contrapposizione tra “famiglia Kinder” e “famiglia Mulino Bianco”. I due cartogrammi appaiono in parte sovrapponibili ma non del tutto (Figura 1). Il gradiente Nord-Sud sembrerebbe funzionare meglio per le nascite che per i matrimoni dove si riscontrano alcune eccezioni. Si notino, ad esempio: i valori del Molise e della Calabria che si distanziano da quelli delle altre regioni del Sud; il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia e la Valle d’Aosta si discostano, invece, dal gruppo delle regioni del Centro-nord (per Veneto e Valle d’Aosta questa stessa situazione si riscontra anche per i nati).
Ovviamente questi due fenomeni, non solo geograficamente, ma anche concettualmente, in parte si sovrappongono. Circa il 60 per cento delle nascite da coppie miste nel 2008 proviene da genitori coniugati, anche se i due eventi demografici (matrimonio e nascita del figlio) non si verificano necessariamente nello stesso anno. Inoltre, per entrambi i fenomeni considerati, la geografia dei comportamenti familiari e riproduttivi che coinvolgono la popolazione immigrata ripercorrono grosso modo la geografia della presenza straniera in Italia.
Ed è anche per questo che oggi, demograficamente parlando, il Centro Nord appare più vitale del Mezzogiorno: l’immigrazione dall’estero non solo "raddrizza", almeno in parte, le distorsioni di una struttura per età molto invecchiata (Gianpiero Dalla Zuanna, Replacement migration in salsa veneta, Neodemos, 21/07/2010), ma contribuisce anche a sostenere una fecondità che, pur se ancora bassa, già oggi non è più inferiore a quella del Mezzogiorno (Marcantonio Caltabiano, La fecondità in Italia tra ripresa e declino, Neodemos, 21/04/2010).
 
Per saperne di più
Istat, Natalità e fecondità della popolazione residente: caratteristiche e tendenze recenti. Anno 2008, Statistiche in breve, 18 marzo 2010 (www.istat.it)
Istat, Il matrimonio in Italia. Anno 2008, Statistiche in breve, 8 aprile 2010 (www.istat.it)
Terra Abrami V., Matrimonio e dinamiche sociali in cambiamento, Neodemos, articolo pubblicato il 20/05/2009
 

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente quelle dell’Istat.

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