• Italia

      • geodemos

      • mondo

      • migrazioni e stranieri

      • famiglie fecondità e welfare

      • anziani, salute e mortalità

      • giovani, istruzione e lavoro

      • Geodemografia 2018. Tredici scritti per meglio comprendere il mondo

      • I suoi primi quarant’anni. L’aborto ai tempi della 194

      • Verso la metà del secolo: un’Italia più piccola?

      • ius soli e ius culturae. Un dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti

      • I tre giganti, Cina India e Stati Uniti

      • tutte le pubblicazioni

Demografia 2.0

Alessandro Rosina

Non esiste nulla di più dinamico, teoricamente senza limiti nel suo rinnovo continuo, di una popolazione. Ci sono popolazioni in crescita, altre in declino, altre che passano dal declino alla crescita o viceversa, ma mai ferme. In nessun paese del mondo la popolazione di oggi è uguale a quella dell’anno scorso.

Ci sono fasi in cui la crescita è intensa e accelerata, in particolare dopo un insediamento di successo in un territorio promettente. Gli Stati Uniti sono un buon esempio. Nel corso del Seicento i coloni del Nuovo Mondo passano da poche centinaia a circa 250 mila. Meno di un secolo dopo, all’epoca della Dichiarazione d’Indipendenza, gli abitanti sono già dieci volte tanto, ovvero attorno ai 2,5 milioni. Sul finire del secolo scorso i cittadini degli States risultano moltiplicati ulteriormente per 100, superando i 250 milioni. In tale stesso periodo si assiste alla nascita e alla crescita di una nuova popolazione all’interno di un territorio del tutto nuovo e inesplorato, quello del web. Il primo browser e il primo motore di ricerca vengono sviluppati nel 1990. La prima foto appare su Internet nel 1991. La Casa Bianca diventa online nel 1994.

Sul web iniziano a sorgere servizi commerciali, di intrattenimento, di autopromozione, di dating. Il primo cellulare che consente di navigare su internet viene messo in commercio nel 1996. Con il nuovo secolo inizia una nuova fase, quella del web 2.0, nella quale ciascuno può arricchire il nuovo mondo virtuale con propri contenuti e modificarli a piacimento in continua interazione con gli altri. Nel 2001 viene lanciata Wikipedia. Nascono i primi social network: nel 2003 appaiono LinkedIn e MySpace, nel 2004 Facebook.

Non si tratta di un territorio fisico ma di un nuovo tipo di spazio da colonizzare, all’interno del quale si sviluppa una storia umana che è una sorta di spin-off di quella tradizionalmente rappresentata da protagonisti in carne ed ossa. La vita nei social network si popola sempre di più di un’umanità fatta di esperienze condivise, emozioni e frustrazioni, gioie e drammi, successi e fallimenti. E’ un mondo ancora più nuovo di quello che hanno incontrato i primi coloni americani. Difficile capirne oggi evoluzione e implicazioni.

Sappiamo però che la popolazione che lo abita è in crescita esponenziale e che lo caratterizzano alcuni aspetti fondanti della vita umana e di relazione, pur sperimentati in modo spesso diverso dal mondo offline. Chi è nato dopo il 2004, tanto per segnare una data simbolica di riferimento, appartiene nativamente all’era Social. Lo sbarco sulla luna è avvenuto molto prima della nascita di internet, ma la colonizzazione del pianeta web è stata più immediata e veloce. Oggi la maggioranza della popolazione nei paesi tecnologicamente più sviluppati ha una propria impronta online, che può rimanere anche dopo la morte di chi l’ha creata (si veda ad esempio: journals.sagepub.com e www.dourish.com). Nei prossimi decenni quasi tutta la popolazione sarà online ma sempre più rilevante sarà anche la componente di chi si sarà disconnesso, non perché non più online ma perché non più offline. Una semplice simulazione ci dice che attorno al 2080 lo stock gli italiani in rete (praticamente tutti tranne i più piccoli) sarà superato dallo stock dei morti nell’era dei Social (Figura 1), che approssimativamente corrisponde alla popolazione 2.0 non più vivente (secondo i canoni attuali). Togliendo dai decessi una stima di coloro che sono morti dopo il 2004 ma non sono mai entrati nei Social, il sorpasso si sposterebbe attorno al 2090).

Ovviamente si tratta solo di un esercizio contabile approssimativo ma che aiuta a capire come la popolazione online sia sempre più fatta non solo di nativi digitali ma anche di non-più-vivi digitali (ma in qualche modo presenti). Gli sviluppi delle ricerche sull’intelligenza artificiale stanno, del resto, già mettendo le basi per dare continuità e fare evolvere la nostra presenza online dopo la nostra fine offline. Per ora è ancora fantascienza ma potremmo avere un “io” online che potrà rispondere a messaggi, interagire sui Social, scrivere commenti, a partire da come lo facevamo quando eravamo in vita in combinazione con meccanismi di autoapprendimento automatico. Farà esperienza e si comporterà come avremmo fatto noi, ma lo farà nel mondo che continua dopo di noi. Gli scenari possibili che si aprono facciamo fatica ad immaginarli oggi, se non in modo molto approssimativo (come poteva essere lo sbarco sul suolo lunare all’epoca di Jules Verne).

I Social network potranno certo cambiare nel tempo ma la vita sociale sul web è destinata a diventare sempre più estesa, ricca e pervasiva. E’ un mondo che evolverà con una propria demografia, con meccanismi di presenza, relazione e continuità di cui prima o poi dovremmo iniziare ad occuparci. Nel frattempo occupiamoci della Demografia 1.0 che, come mostra il dibattito pubblico e confermano le ultime previsioni Istat, continua a porre questioni di cruciale interesse per la nostra cara e vecchia vita offline.

image_pdfimage_print