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Cyber pupi e Cyber pupe. Nell’era delle tecnologie digitali i bulli sono più inconsapevoli?

Lorenzo Cugliari, Ludovica Rubini, Benedetta Turco

Il bullismo si è recentemente trasferito su supporti tecnologici dando origine al cyberbullismo, il quale può essere considerato una particolare forma di bullismo commesso tramite l’uso delle nuove tecnologie digitali.
Ma cosa ne pensano i giovani? Essi, pur essendo i principali bersagli di questo fenomeno, non sempre ne sono pienamente consapevoli. È quanto è emerso da una recente indagine sui giovani della zona romana (indagine GAP – Giovani alla Prova) condotta dal CNR-IRPPS.
Il fenomeno del cyberbullismo consiste nell’invio di messaggi offensivi, d’insulti o di foto umilianti tramite sms, e-mail, chat o sui social network, per molestare una persona nel corso di un periodo più o meno lungo. La stampa recente ne denuncia periodicamente l’esistenza, creando spesso allarmismi per la gravità dei fatti riportati, ma non sempre i giovani e i loro genitori sono consapevoli dell’esistenza e dell’entità del fenomeno.

Il cyberbullismo in Italia

La diffusione e l’accessibilità tra gli adolescenti delle nuove tecnologie è sicuramente uno dei fattori che può facilitare l’espansione di questo problema: in Italia il 92,6% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni dichiara di utilizzare quotidianamente o più di una volta a settimana il cellulare, il 50,5% il computer e il 69% Internet (ISTAT, 2014). Di questi il 22,2% afferma di aver subito più di una volta nell’arco dello stesso anno una forma di prepotenza attraverso l’uso di nuove tecnologie.

Un dato rilevante riguarda il genere e l’età: si registra, infatti, una quota più elevata di vittime tra le ragazze (7,1%) rispetto ai ragazzi (4,6%), mentre, vi è un rischio maggiore per i più giovani. Difatti, il 7% degli 11-13enni dichiara di essere stato soggetto ad atti di bullismo digitale una o più volte al mese rispetto al 5,2% dei 14-17enni (ISTAT, 2014). Tale dato sembra rilevare una maggiore vulnerabilità dei più piccoli al fenomeno, forse perché sprovvisti dei mezzi necessari a comprenderlo, riconoscerlo e contrastarlo.

Episodi di rilevanza nazionale hanno evidenziato la gravità del problema al punto che negli ultimi mesi la stampa e i programmi di attualità hanno tentato di affrontare l’argomento interrogandosi su cause e implicazioni. Secondo una recente indagine condotta dal Censis, con la collaborazione della Polizia Postale, che ha coinvolto 1.727 dirigenti scolastici italiani delle scuole medie e superiori, più della metà degli intervistati dichiara di aver gestito personalmente episodi di cyberbullismo nei propri istituti e di essersi dovuto rivolgere alle forze dell’ordine per circa il 50% dei casi. I presidi, inoltre, denunciano un’assenza di controllo da parte dei genitori sulla vita on-line dei propri figli, tanto che, quando essi vengono avvertiti del problema, sembrano faticare a comprendere la gravità del fenomeno riducendolo ad uno scherzo tra ragazzi.

Cosa ne pensano i giovani romani?

I giovani, pur essendo i principali bersagli di questo fenomeno, non sempre ne sono pienamente consapevoli. È quanto è emerso da una recente indagine sui giovani della zona romana (indagine GAP – Giovani alla Prova) condotta dal CNR-IRPPS.

Come vivono il presente e che idea hanno del futuro gli adolescenti, cosa pensano dello studio, del lavoro, delle relazioni, del benessere, e quali strategie mettono in gioco per soddisfare le loro aspettative nella società di domani? Sono questi i principali interrogativi posti dal progetto del Consiglio Nazionale delle Ricerche nell’ambito di un’indagine campionaria sulla condizione giovanile che ha coinvolto oltre 1800 tra studenti e studentesse con un’età compresa tra i 15 e i 19 anni che frequentano le scuole secondarie di secondo grado della Città metropolitana di Roma. Schermata 2016-04-19 a 12.11.59Attraverso un complesso set di indicatori, il progetto GAP ha investigato atteggiamenti e comportamenti relativamente a 3 macro-dimensioni: la costruzione del futuro, le relazioni sociali, il benessere generale. In particolare, l’analisi delle relazioni con il gruppo dei pari in ambito scolastico ha fornito informazioni sui processi di comunicazione e sui disagi socio-relazionali, che possono sfociare in forme di conflittualità e prevaricazione dando luogo, ad esempio, al fenomeno del bullismo o a quello del cyberbullismo. Dall’indagine risulta che la presenza del cyberbullismo è avvertita con molta intensità solo dal 5% degli intervistati, mentre è percepita abbastanza nel 13% dei casi e infine poco per il 39% delle risposte. Un notevole 43% invece dichiara che non ci sono forme di cyberbullismo nella scuola, nonostante sia un argomento fortemente dibattuto sui media nei tempi recenti.
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Schermata 2016-04-19 a 12.11.27I dati dimostrano che ci sono alcune differenze nelle risposte dei giovani intervistati se si considerano alcune caratteristiche strutturali del campione esaminato. Ad esempio, si notano valori più elevati di presenza di fenomeni devianti relativi al cyberbullismo tra gli stranieri, ma anche tra i ragazzi più grandi, i quali, se ammettono più spesso di essere stati vittima in prima persona di atti di questa natura, più spesso degli altri ne negano l’esistenza a scuola. Un comportamento simile si riscontra tra le ragazze rispetto ai ragazzi, i quali raramente ammettono di essere stati vittime di cyberbullismo, ma ne ammettono maggiormente la presenza a scuola.

Educare a riconoscere il bullismo

Da tutto questo emerge la necessità di aiutare i ragazzi a capire quanto un insulto, face to face o virtuale, possa generare ferite nell’animo di una qualsiasi persona e renderli in questo modo consapevoli dei loro comportamenti. È importante infatti che i ragazzi vengano educati a riconoscere il cyberbullismo e il bullismo in generale. Ciò potrebbe avvenire attraverso la nascita di progetti da inserire nei contesti in cui i ragazzi si ritrovano a convivere e a confrontarsi, grazie soprattutto alla collaborazione tra scuole e famiglie.

Per saperne di più

Tintori A. e Cerbara L. (a cura di), GIOVANI ALLA PROVA – La condizione giovanile nella Città metropolitana di Roma Capitale, Aracne Editrice, Roma, 2016. (in corso di stampa)

ISTAT, 2014. Indagine multiscopo sulle famiglie: aspetti della vita quotidiana. Roma: Istat.

Censis, 2016. Verso un uso consapevole dei media digitali.

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