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Coronavirus: tutta la fiducia di cui abbiamo bisogno

Rino Falcone, Cristiano Castelfranchi, Elisa Colì

L’epidemia di coronavirus preoccupa e spaventa, e gli Italiani hanno accettato le pesanti restrizioni imposte nel tentativo di frenarla. Falcone, Castelfranchi e Calì riferiscono i primi risultati di un’indagine sulla fiducia¹ verso le istituzioni che attualmente governano la crisi. Una fiducia inaspettatamente molto alta, in un paese fino a ieri sospettoso e insofferente verso le prescrizioni del governo e delle pubbliche autorità.

 

Il modello dell’indagine

Nelle ultime settimane si sono succeduti diversi interventi del Governo che hanno determinato l’imposizione di “norme” e “linee guida” sui nostri comportamenti “sociali”, mai assunti in Italia nell’era post-bellica. Abbiamo per questo avviato un’indagine rivolta ai cittadini italiani. Sono state intervistate 4260 persone, tra il 9 e il 14 marzo (tipologia di campionamento non probabilistico a cascata).

Sotto indagine è la fiducia dei cittadini seguendo un modello teorico già proposto dagli autori che si basa sulle componenti di base e sui precursori del fenomeno. In particolare: la competenza, l’intenzionalità trasparente e coerente del soggetto in analisi, le motivazioni che promuovono le intenzioni, la coerenza degli obiettivi, l’efficacia degli interventi, le condizioni contestuali in cui si applica, la capacità di coinvolgimento e gli strumenti per alimentarlo. Sono state anche rilevate le fonti di informazione cui si accede e la percezione sugli scenari futuri di fiducia.

La fiducia

Il modello da cui siamo partiti ([3], [4]) per questa sperimentazione considera la fiducia come un fenomeno socio-cognitivo complesso: uno stato e attitudine mentale di natura ibrida (tanto affettiva che cognitiva), con una struttura composita (fatta di differenti ingredienti: credenze, scopi, intenzioni, aspettative, etc.), orientato a differenti entità e dimensioni. Fenomeno intrinsecamente ricorsivo (ci sono ragioni per avere fiducia e ci sono ragioni per avere fiducia di quelle stesse ragioni, e così via). Un processo tanto mentale quanto pragmatico (una valutazione, una decisione, un’azione). Un fenomeno dinamico (non solo perché si modifica nel tempo ma anche perché fiducia può derivare da fiducia: reciprocità, transitività, categorizzazione, etc.). Ovviamente una notevole semplificazione del modello è stata applicata all’indagine in oggetto.

Risultati

Il campione attribuisce alta competenza alle AP sia nell’assumere provvedimenti (79,3%) che nell’indicare linee guida (82,7); in particolare non dubita sul fatto che sia loro prerogativa farlo (91,8%); ritiene che abbiano utilizzato correttamente gli esperti (71,7%); critica (54,3%) alcune contraddittorietà evidenziate nella gestione; considera (44,8%) di aver saputo organizzare misure sufficienti di contrasto.

Piena Intenzionalità viene attribuita alle AP, per il contenimento della pandemia, sia attraverso norme (90,2%) che linee guida (89,1%); riguardo alle azioni conseguenti, trova sufficienti (55,9%) gli investimenti prospettati e ritiene (43,1%) che non ci siano altri interessi in gioco.

Su quale sia la AP più adeguata ad assumere decisioni in questo ambito, il campione si esprime nettamente (72,8%) sul Governo Nazionale. È interessante però notare come al secondo posto ci sia la Protezione Civile, al terzo la Presidenza della Repubblica (di fatto un’autorità morale più che esecutiva/operativa). Solo al quarto posto il Governo Regionale. (Fig.1)

Sullo scopo che i provvedimenti perseguono, l’89% ritiene sia quello di contenere la diffusione del contagio. Vengono sottostimati obiettivi collaterali (creare allarmismo, tranquillizzare l’opinione pubblica). Sulla utilità delle azioni messe in campo, si evidenzia un giudizio molto positivo (85%). (Fig.2)

 

 

 

 

 

Questo riconoscimento di utilità spiega anche perché gli intervistati mostrano un relativo disturbo di questi provvedimenti nella loro organizzazione di vita. (fig. 3)

 

 

Ed è coerente con la sensibilità da essi mostrata a favore del bene collettivo oltre che personale.

Riguardo al credere quanto gli altri cittadini si uniformeranno alle norme introdotte, si percepisce un senso di incertezza: gli intervistati escludono (59,6%) l’ipotesi più pessimistica (non saranno in numero sufficiente quanti si adegueranno alle norme) ma mostrano cautela su quelle più ottimistiche.
Come convincere gli altri ad uniformarsi? Il campione considera utile: avere spirito di condivisione (90%); fidarsi delle AP nel fare (83,8%); essere spaventati (80,6%); sapere che tutti si stanno uniformando (79,2%).Notare che le percentuali più alte si aggregano sullo spirito di gruppo e sui soggetti collettivi. (fig.4)

 

 

 

La fonte informativa più affidabile (92,6%) sono gli scienziati. La fiducia nelle AP è molto alta (75%). (fig.5)

 

 

 

 

 

Le ragioni? Le misure adottate (80,2%), l’informazione ricevuta (71,4%), il livello di imposizione che sono in grado di esercitare (52,2%).
Previsioni sul futuro: il 72,8% prospetta da parte dei cittadini, un incremento di fiducia nella scienza; il 57% un incremento di fiducia reciproca e il 54,4% un incremento di fiducia nelle istituzioni. Dubbi sul “modello di sviluppo”.

Considerazioni finali

Un elemento che salta agli occhi riguarda gli alti valori di fiducia che il campione ha espresso nelle varie risposte. Si pensi che secondo l’Eurobarometro (GR 2019) la fiducia degli italiani nel governo è al 43%. Una risposta così alta di fiducia può essere effetto non solo della percezione degli interventi in atto, della fiducia diffusa, del ritenere che è utile e necessaria ecc. ma anche di un processo – a volte inconscio – in cui sentiamo fiducia: ci orientiamo verso la fiducia per tranquillizzarci ed attivarci ([2], [5]).

Di fatto, avere fiducia nelle AP (le sole che in questo caso sono motore, coordinatore e operatore attivo della risposta alla minaccia) diviene, in questi casi eccezionali, uno scopo dei cittadini.

La fiducia, o almeno una volontaria attitudine e spinta verso questo sentimento, si trasforma quindi in precursore, precondizione (spesso inconsapevole) della stessa valutazione sul fidare AP.

Questo succede per la eccezionalità data dal fatto che non ci sono alternative possibili rispetto agli interlocutori cui affidarsi (a chi altri possiamo delegare il compito di salvarci?) e la valenza dell’obiettivo che dobbiamo raggiungere è particolarmente rilevante: sono infatti in gioco le nostre stesse vite, dei nostri cari, delle persone appartenenti alle comunità dentro cui svolgiamo le nostre abituali esistenze; il futuro delle nostre società.

Riferimenti bibliografici

¹ Maggiori dettagli su questa indagine e sulle caratteristiche degli intervistati nel campione non probabilistico possono essere trovati in cnr.it.

[2] Batson, C. D., (1991), The altruism question: Towards a social social-psychological answer, Hillsdale, NJ: Erlbaum.

[3] Castelfranchi, C., & Falcone, R. (2010). Trust theory: A socio-cognitive and computational model (Vol. 18). John Wiley & Sons.

[4] Falcone, R., & Castelfranchi, C. (2001). Social Trust: A Cognitive Approach, in Trust and Deception in Virtual Societies by Castelfranchi C. and Yao-Hua Tan (eds), Kluwer Academic Publishers, pp. 55-90.

[5] Luhmann N., (1979), Trust and Power, Wiley, New York.

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