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Chi si somiglia, …si piglia?

Elena Pirani
chi si somiglia, ...si piglia

Molti studi, riferiti a diversi paesi del mondo, mostrano che  marito e moglie si assomigliano, per svariate caratteristiche. Elena Pirani in “Chi si somiglia… si piglia?” conferma che l’antico adagio ha buone
 fondamenta, ma che le cose stanno cambiando in Italia così come altrove nel mondo.

Ci si può aspettare che persone con background culturale, sociale ed economico simile condividano una comune visione del mondo, adottino comportamenti affini e abbiano maggiore facilità ad incontrarsi e a piacersi, perché in questo modo massimizzano l’utilità che deriva dall’unione stessa. E’ altresì vero, però, che le preferenze individuali riflettono anche valori culturali e sociali: pertanto le “regole dell’attrazione” possono variare, nel tempo e nello spazio. Se una volta le donne tendevano a sposarsi con un uomo più istruito e di più alto livello socioeconomico (il cosiddetto “buon partito”), oggi in diversi contesti non è più così: lo status socio-economico e il livello di istruzione¹ del partner maschile diventano criteri di selezione sempre meno cruciali: in particolare le donne con più alto titolo di studio sembrano maggiormente interessate ad altre caratteristiche dei potenziali partner (Van Bavel 2012). Ad esempio, al giorno d’oggi potrebbero essere più attratte da uomini disposti a condividere le faccende domestiche e la cura dei figli – compiti considerati tradizionalmente femminili – per facilitarle nella conciliazione tra lavoro retribuito e famiglia.

Un recente contributo (Pirani 2019) ha mostrato che negli anni ’90 del secolo scorso in Italia in oltre 7 coppie su 10 i coniugi avevano lo stesso livello di istruzione, e valori leggermente più bassi si registravano per le coppie in convivenza non matrimoniale (occorre ricordare che in tale periodo solamente il 2% delle coppie conviveva). Come mostrato dal grafico (le due linee verdi, tratteggiata per le convivenze, continua per i matrimoni), nel corso degli ultimi 20 anni la quota di coppie formate da partner con lo stesso livello di istruzione ha iniziato a ridursi, e ad oggi è più bassa di quasi 10 punti percentuali. Emerge quindi un’Italia in cui la somiglianza in termini di istruzione rappresenta ancora oggi la norma, soprattutto per chi sceglie il matrimonio rispetto alla convivenza, ma in misura inferiore rispetto al passato. Quindi: chi si somiglia, si piglia; ma anche gli opposti iniziano ad attrarsi.

Le ragioni del cambiamento

Una prima ragione è strutturale: la partecipazione femminile ai livelli più alti di istruzione è cresciuta in tutti i paesi industrializzati negli anni recenti, Italia compresa. La più alta e più diffusa scolarizzazione femminile sta cambiando la struttura del mercato matrimoniale e l’assortimento di coppia (es., Esteve, García-Román e Permanyer 2012): la somiglianza in termini di istruzione tra i partner rimane dominante in tutti i contesti, ma si registra una forte crescita delle coppie in cui la donna è più istruita dell’uomo e una tendenza alla riduzione di quelle in cui l’uomo presenta livelli di istruzione più alti di quelli della compagna.

In secondo luogo, se consideriamo le differenze per tipo di unione, vediamo che la percentuale di coppie in cui è la donna ad essere più istruita è in crescita sia per il matrimonio che per la convivenza, ma per i conviventi l’incremento è decisamente più marcato, e questa tipologia arriva a rappresentare il 30% del totale di queste coppie (erano circa la metà vent’anni prima, linea rossa tratteggiata sul grafico). Per quanto riguarda la convivenza, inoltre, si nota un andamento leggermente decrescente delle coppie in cui la donna è meno istruita dell’uomo, mentre per i matrimoni tale percentuale rimane costante (linee azzurre sul grafico). Questo risultato non sorprende se ricordiamo che, tendenzialmente, coloro che scelgono la convivenza rappresentano (ancora, soprattutto in Italia) un gruppo selezionato di individui, più orientati all’individualismo, all’uguaglianza e a ruoli di genere meno tradizionali, oltreché caratterizzati da una maggiore partecipazione al mercato del lavoro e livelli più alti di istruzione (soprattutto per la componente femminile). Mano a mano che le unioni libere si diffondono, anche le loro caratteristiche, tra cui l’assortimento di coppia, diventano più evidenti.

Infine, a questi aspetti si aggiungono le accresciute possibilità di incontrare potenziali partner con caratteristiche molto diverse dalle proprie grazie all’accresciuta partecipazione delle donne al mercato del lavoro, alle cambiate abitudini di socializzazione, e alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie dell’informazione. Le circostanze che favoriscono la differenza tra i partner aumentano, iniziando a erodere il classico modello in cui il partner maschile è più o ugualmente istruito rispetto a quello femminile.

In conclusione

Nel complesso, è plausibile che in una società dove i ruoli di genere iniziano ad essere meno rigidi, le fasi del corso di vita sono sempre meno predeterminate, il mercato del lavoro è più frammentato e le posizioni professionali meno connotate dallo stato sociale di provenienzaanche le preferenze individuali che “guidano” l’attrazione e la scelta del partner tendano a modificarsi.

Da questo punto di vista, le unioni in cui la donna è più istruita dell’uomo rappresentano un indicatore del grado di apertura e integrazione tra le classi sociali e un passo in avanti verso la parità di genere, ma allo stesso tempo possono esserne una determinante, favorendo meccanismi di trasmissione intergenerazionale di questi stessi valori. Probabilmente occorrerà tempo prima che questo passaggio si realizzi completamente nel nostro paese ma… chi ha tempo, non aspetti tempo!

Per saperne di più…

Esteve A., García-Román J. e Permanyer I. (2012), The gender-gap reversal in education and its effect on union formation: the end of hypergamy?, Population and Development Review, 38, 3, pp. 535-546.

Pirani E. (2019), L’istruzione fa la differenza? Aspetti demografici, in Rapporto sulla popolazione. L’istruzione in Italia, a cura di Gustavo De Santis, Elena Pirani e Mariano Porcu, Il Mulino.

Van Bavel J. (2012), The reversal of gender inequality in education, union formation, and fertility in Europe, Vienna Yearbook of Population Research, 10, pp. 127-154.

¹ La tendenza a trovare un partner con caratteristiche simili è stata studiata con riferimento a diverse caratteristiche (età, razza o etnia, religione, status socio-economico e reddito, ecc.) ma l’istruzione rimane una delle dimensioni più rilevanti, in quanto fattore fondamentale per il successo nel mercato del lavoro e la posizione socio-economica, e nella distribuzione di risorse quali capitale sociale, economico e culturale nelle società moderne.

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