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Cercando il Nord? Crisi, naturalizzazioni e mobilità in Spagna e in Italia

Claudia Finotelli, Maria Caterina La Barbera, Gabriel Echeverria

La crisi economica ha dato nuova linfa al dibattito su un possibile e crescente uso strumentale delle naturalizzazioni degli immigrati. Il recente aumento delle concessioni di cittadinanza in numerosi paesi europei, per esempio,  è stato interpretato come una strategia da parte dei migranti per stabilizzare la residenza e incrementare le proprie chances di mobilità in tempi di crisi1. Gli immigrati naturalizzati godono, infatti, di una maggiore libertà di movimento, verso l’esterno del paese, rispetto a quelli che sono semplicemente residenti di lungo periodo.

A questo proposito, è importante chiarire perché, nonostante la crescente attenzione riscontrata nel dibattito pubblico, determinare la reale dimensione di questo tipo di mobilità non sia affatto facile. La possibilità di stabilire se e come gli stranieri naturalizzati lascino il primo paese di residenza per cercare fortuna altrove dipende dalla loro iscrizione nei registri consolari nel nuovo paese di destinazione e dalla cancellazione nei registri dei municipi di residenza del paese d’origine. Seguire i migranti naturalizzati è ancora più difficile se pensiamo che le statistiche municipali non sempre forniscono dati incrociati per nazionalità e paese di nascita2 .

Italiani e Spagnoli naturalizzati verso il Regno Unito

La disponibilità di una serie di dati statistici ci permette di proporre alcune, benché prudenti, interpretazioni sulla mobilità dei migranti naturalizzati. Le statistiche italiane, per esempio, ci dicono che circa 252.000 italiani e 137.000 stranieri hanno lasciato l’Italia tra il 2011 e il 2014. Purtroppo però le fonti statistiche italiane non forniscono dati incrociati per nazionalità e paese d’origine e quindi la mobilità esteriore degli immigrati naturalizzati rimane ancora un fenomeno piuttosto oscuro. Un possibile, seppur limitato, spiraglio sul fenomeno può essere aperto grazie ai dati del censimento britannico del 2011, l’unica fonte che attualmente fornisce numeri sulla popolazione straniera per nazionalità e paese d’origine . Schermata 2016-07-19 alle 11.45.35Secondo i dati a nostra disposizione (Figura 1), la maggioranza degli italiani nel Regno Unito sono arrivati dopo il 2000 e sono aumentati considerevolmente dopo lo scoppio della crisi economica. Nel 2011, poi, gli italiani residenti non nati in Italia (e nel Regno Unito) rappresentavano il 16% del totale degli italiani censiti.

Si tratta di una percentuale sicuramente rilevante. Tuttavia è ancora piuttosto difficile valutare la dimensione reale del flusso Sud-Nord perché non sappiamo né quale sia stato il paese di residenza precedente al Regno Unito degli italiani censiti, né se questi migranti si siano naturalizzati in Italia o in un altro paese (come per esempio in Argentina). In ogni caso, i dati indicano chiaramente che se vi è stato un transito di migranti naturalizzati italiani o

nati all’estero da genitori italiani verso il Regno Unito, le dimensioni del fenomeno sono piuttosto ridotte.

I dati sulla Spagna forniscono un panorama un po’ diverso perché quasi il 30% degli 85.894 spagnoli residenti nel Regno Unito nel 2011 erano spagnoli nati fuori dalla Spagna (e dal Regno Unito). Anche se rimane difficile valutare le traiettorie, la mobilità dei migranti naturalizzati, almeno in termini relativi, sembra essere un fenomeno più rilevante nel caso degli immigrati spagnoli rispetto a quello degli italiani. Schermata 2016-07-19 alle 11.46.14Tale differenza può certamente essere messa in relazione alle differenze tra i regimi di cittadinanza vigenti nei due paesi. Come indica la tabella 1, i cittadini dei paesi dell’America Centrale e dell’America del Sud, di Andorra, Filippine, Guinea Equatoriale e Portogallo possono richiedere la cittadinanza spagnola dopo due anni di residenza legale e quindi prima dell’ottenimento del permesso di lunga durata, per cui sono richiesti invece 5 anni. Questo fast-track, che trova giustificazione nei legami storici e nell’assunzione quindi di una cultura condivisa, non bada però all’effettiva integrazione sociale in Spagna, che, in due anni, è prevedibilmente minima. In Italia, invece, il requisito dei 10 anni di residenza implica che al momento dell’acquisizione della cittadinanza i naturalizzati abbiano nella maggior parte dei casi costruito una rete sociale e familiare. In questo contesto, ci sembra evidente, l’acquisizione della cittadinanza difficilmente può essere considerato “strumentale” alla mobilità intra-europea.

Il caso dei Sudamericani

Le statistiche spagnole dell’anagrafe (padrón continuo) forniscono dati incrociati per nazionalità e paese d’origine cosicché è stato possibile osservare come i sudamericani con nazionalità spagnola abbiano diversificato le loro strategie di mobilità tra il 2008 e il 2012. Però mentre la maggioranza tende a tornare al proprio paese d’origine, l’emigrazione verso gli Stati Uniti o il Regno Unito rimane la seconda o la terza opzione. Infatti, secondo le informazioni più recenti dei consolati spagnoli, il numero di spagnoli residenti in Sudamerica è aumentato da 820.616 nel 2009 a 1.180.394 nel 2014, di cui 905.249 sono nati nell’attuale paese di residenza.

Schermata 2016-07-19 alle 11.46.30Tali dati sembrano indicare che la strategia più frequente utilizzata dai sudamericani naturalizzati spagnoli in tempi di crisi sia stata il ritorno verso il proprio paese d’origine piuttosto che la mobilità europea, nonostante non si possa escludere che, dopo il ritorno, gli stessi migranti abbiano deciso di migrare di nuovo verso altre destinazioni. I dati presentati, inoltre, non solo gettano luce sulla realtà differenziata delle mobilità post-crisi, ma mostrano anche come l’acquisizione della cittadinanza avvenga oggi nel contesto di un sempre più complesso intreccio fra diversi regimi di cittadinanza nazionali e sovrannazionali, ognuno con le sue regole, eccezioni e peculiarità.

Note                                                                                           

¹Mateos, P. and Durand, J., “Residence vs. Ancestry in Acquisition of Spanish Citizenship: An etnographic Approach”. Migraciones Internacionales, 6(4): 10-46, 2012.

²Recaño, J. and Jauregui, J. A., . “Emigración exterior y retorno de latinoamericanos desde España: una visión desde las dos orillas (2002-2012)”. Notas de Población, 99: 177-240, 2014.

 

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