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Bambini stranieri soli in Italia: quanto poco ne sappiamo e quanto poco facciamo (*)

Alessandro Rosina

Chi sono e quanti sono?
Vengono tecnicamente definiti “Minori non accompagnati”. Si tratta di bambini che, come stabilisce il DPCM 535/99, vivono nel nostro Paese senza avere la cittadinanza italiana (o di altri stati dell’UE) e senza la presenza dei genitori o altri adulti che li assistano e ne siano formalmente responsabili. Difficile pensare a soggetti più vulnerabili tra chi vive nel Belpaese.
Quello dei bambini stranieri soli è un fenomeno cresciuto in modo rilevante nel corso degli anni Novanta assieme all’immigrazione. Al fine di quantificarlo e monitorarlo è stato istituito il “Comitato per i minori stranieri” (CMS), operativo ormai da dieci anni (art. 33 D.Lgs. n. 286, 25.07.1998). Secondo i dati più aggiornati raccolti dal CMS, al primo gennaio 2008 i bambini stranieri extracomunitari soli risultano essere oltre 7.500. Si tratta però di una sottostima, che risente della grande difficoltà sia di individuarne la presenza sul suolo italiano (tipicamente entrano clandestinamente) sia di accertarne lo status una volta fermati, essendo la grande maggioranza dei bambini soli sprovvista di documenti. L’organizzazione Save the Children, ad esempio, ha raccolto testimonianze di come in molti casi i minori immigrati al momento dell’identificazione dichiarino di essere maggiorenni sperando così di non essere trattenuti e di trovare poi più facilmente un lavoro.
Va poi considerato che dal primo gennaio 2007 i bambini rumeni e bulgari sono diventati comunitari e quindi non più di pertinenza del CMS, ma la problematicità della loro condizione non è certo risolta. Al 31 dicembre 2006, quando ancora venivano registrati, i rumeni costituivano ben un terzo dei “minori non accompagnati”, risultando la comunità di gran lunga più rappresentata. La problematicità dei minori di tale nazionalità appare del resto anche da altre fonti: nel 2006, ad esempio, su 11.413 minorenni stranieri denunciati, il 38% era rumeno. Seguivano, a distanza, i provenienti dal Marocco con il 14% (cfr. http://giustiziaincifre.istat.it/).
La distribuzione dei bambini soli per cittadinanza al primo gennaio 2008 (Figura 1) non riflette necessariamente la gerarchia delle presenze straniere adulte. Sovrarappresentate tra i primi sono soprattutto le provenienze da Palestina, Afghanistan e Iraq, nazionalità queste che non risultano tra le 15 comunità complessivamente più numerose in Italia. Un dato che suggerisce come il fenomeno abbia proprie caratteristiche specifiche. Va in aggiunta considerato che tra i “minori non accompagnati” prevale ampiamente il sesso maschile (oltre il 90% dei casi), ed è comunque rilevante la quota dei più piccoli (gli under 15 sono un quarto del totale).


Cosa facciamo per loro?
Secondo una recente indagine dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), sono 1.110 i Comuni che tra il 2004 e il 2007 hanno preso in carico un minore straniero non accompagnato, concentrati soprattutto in Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia. Tra gli aspetti problematici messi in luce vi è l’elevato onere economico sul welfare locale (si stima un costo medio per Comune di circa 170 mila euro) e un quadro normativo definito “complicato e ambiguo”, che rende frammentata e molto diversificata la risposta che a questo delicato fenomeno viene data sul territorio nazionale. Un ultimo dato che denota la poca efficacia delle misure adottate è anche il fatto che la grande maggioranza dei minori (oltre il 60%) fugge dalle strutture di prima accoglienza alle quali è affidato.
Nonostante quindi i progressi degli ultimi dieci anni, le misure di risposta a questo delicato e complesso fenomeno rimangono insoddisfacenti. Allo stato attuale, una parte rilevante del fenomeno rimane invisibile, la maggioranza dei minori fermati fugge dai centri ospitanti, i costi per i Comuni sono considerati molto rilevanti, le modalità di azione sul territorio sono molto diversificate conseguenza di un quadro normativo poco chiaro.
Dal punto di vista delle risorse, la Legge Finanziaria 2008 del precedente Governo aveva aumentato il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati, che andava a beneficio anche dei minori non accompagnati. Nel marzo 2008 la Corte Costituzionale (sentenza 50/2008), pur riconoscendone l’importanza e l’utilità, ha però dichiarato incostituzionale tale Fondo perché riguarda materie di competenza locale e non solo statale. I Comuni dicono di sentirsi abbandonati a se stessi nell’affrontare questo problema e quando lo Stato se ne occupa si trova con le mani legate. Nel frattempo si consolida il numero di minorenni stranieri ospitati dal sistema penitenziario italiano. Se il peso degli stranieri sugli under 18 residenti è pari circa al 6%, sono invece di cittadinanza non italiana ben il 60% degli ingressi negli istituti penali per minori (http://www.giustizia.it/minori/indice.htm ).
 
 
Per saperne di più
 “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. Quarto rapporto 2007-2008” (scaricabile dal sito di Save the Children: http://www.savethechildren.it/ )
“Minori stranieri non accompagnati. Secondo Rapporto Anci 2007” (scaricabile dal sito dell’ANCI: http://www.anci.it/)
 
 
(*) Articolo pubblicato anche su www.nelMerito.com
 

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