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Bambini e ragazzi “fuori famiglia”: dimensione e caratteristiche del fenomeno

Valentina Tocchioni

Bambini e ragazzi “fuori famiglia” sono i minori che vivono al di fuori del proprio nucleo familiare originario, ossia bambini e adolescenti in affidamento familiare o accolti nei servizi residenziali per minori. La legge 149/01[1], riferimento normativo centrale sul tema, prevede il superamento del ricovero in Istituti per minori entro il 31 dicembre 2006 e lo sviluppo dell’affidamento familiare come forma preferenziale di intervento nei confronti del minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo.
Quanti sono i minori fuori famiglia? La dimensione quantitativa del fenomeno è scarsamente indagata a livello nazionale, sebbene non manchino interessanti esperienze di monitoraggio a livello regionale. I dati nazionali più recenti derivano dall’attività di monitoraggio annuale del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza (http://www.minori.it/), in stretto accordo con Regioni e Province autonome. I dati sono aggiornati al 31 dicembre 2008.

I minori fuori famiglia tra affidamento e servizi residenziali

Al 31 dicembre 2008, i bambini e gli adolescenti fuori famiglia ammontavano a circa 30.700[2], pari a circa 3 minori per 1.000 residenti di 0-17 anni, suddivisi fra 15.200 minori in affidamento familiare e 15.500 accolti nei servizi residenziali.
Il numero di minori fuori famiglia è tendenzialmente più elevato nelle regioni del Centro, pur in presenza di una notevole variabilità regionale (fig. 1).
Per quanto riguarda le due forme di allontanamento dal nucleo familiare, un utile indicatore per verificare la previsione legislativa che privilegia l’affidamento è il numero di bambini in affidamento familiare per ogni bambino accolto nei servizi residenziali.
A livello nazionale tale indicatore si attesta attorno all’unità: un bambino affidato per ogni bambino accolto nei servizi. Se si guarda alle differenze regionali, il territorio nazionale appare diviso in due. Nel nord-ovest (Val d’Aosta, Piemonte, Liguria e Lombardia) e in alcune regioni “confinanti” (Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Sardegna) prevale l’affidamento sul ricorso ai servizi residenziali. Nelle restanti regioni è invece vero il contrario: i bambini accolti nei servizi sono più di quanti ve ne siano in affidamento (fig. 2). A dieci anni dall’entrata in vigore della legge 149/01, quindi, il cammino intrapreso in favore dell’affidamento familiare non può certo dirsi concluso.

Le caratteristiche dei minori “fuori famiglia”

Chi sono i bambini e ragazzi “fuori famiglia”?
Cominciamo dalla cittadinanza: fra i 15.200 bambini e ragazzi in affidamento familiare, oltre il 16% sono stranieri[3]. Di questi, uno su quattro è un minore straniero non accompagnato[4] (MSNA), per 622 MSNA affidati complessivamente. Dei 15.500 minori accolti nei servizi residenziali, invece, la percentuale di stranieri è pressoché doppia, pari almeno a un terzo del totale[5]; doppia è anche la percentuale di MSNA, che ammontano. Considerato che gli stranieri residenti in questa fascia di età pesano per circa il 10% del totale, si vede come l’essere fuori dalla famiglia colpisca gli stranieri più frequentemente che non gli italiani, e si vede anche come, per gli stranieri, sia relativamente più probabile l’affidamento ai servizi. Fra i bambini e ragazzi fuori famiglia italiani, l’affidamento familiare è, infatti, la forma di allontanamento prevalente. Fra i minori stranieri, e ancor più fra i MSNA, l’accoglienza nei servizi residenziali è, invece, preponderante: solo un minore straniero su tre e un MSNA su cinque sono in affidamento familiare, a fronte di un minore italiano su due (tab. 1).

Tab.1. Minori fuori famiglia: distribuzione secondo affidamento e servizi residenziali  in base alla cittadinanza – Al 31/12/2008

Cittadinanza Minori fuori famiglia
% in affidamento % nei servizi residenziali totale
italiani 52,9 47,1 100,0
stranieri 36,6 63,4 100,0
MSNA 21,5 78,5 100,0

Per quanto riguarda il genere, l’affidamento familiare rivela una sostanziale parità fra maschi (52%) e femmine (48%), mentre fra gli accolti nei servizi residenziali, prevalgono i maschi (60%).
Infine, l’affidamento familiare mostra una prevalenza di minori in età pre-adolescenziale e adolescenziale; mentre i minori accolti nei servizi residenziali sono in prevalenza di età relativamente elevata: ben 4 su 10 minori accolti hanno fra i 15 e i 17 anni. Questa concentrazione di adolescenti è, in parte, da attribuirsi ai minori stranieri non accompagnati, prevalentemente tra i 16 e i 17 anni di età, e destinati in gran parte verso questa forma di sistemazione.
Riassumendo, tra i bambini e ragazzi fuori famiglia, pur se in prevalenza italiani, si nota però una relativa sovrarappresentazione degli stranieri, che sono allora, per lo più, adolescenti, maschi, e affidati non a famiglie, ma ai servizi territoriali. Un fenomeno minoritario, certo ma non trascurabile, che riguarda quasi 31 mila ragazzi e oltre 15 mila famiglie affidatarie. E che rischia di aumentare in presenza di ondate immigratorie improvvise.

 


[1] Legge 28 marzo 2001, n. 149, Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”, nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile.
[2] Dato stimato sulla base delle informazioni fornite dalle Regioni e Province autonome.
[3] Manca però l’indicazione della nazionalità per i minori affidati in Abruzzo, Calabria e Sardegna.
[4] Il minore straniero non accompagnato è il minore di età non avente la cittadinanza italiana o di altri stati dell’Unione europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova nel nostro Paese, privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili.
[5] Manca però l’indicazione della nazionalità per gli stranieri accolti nei servizi in provincia di Trento, in Calabria e in Sicilia.

 

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