Dal 2014 la popolazione del nostro paese sta diminuendo per effetto di una dinamica demografica sempre meno in grado di garantirne l’equilibrio dimensionale e strutturale. In dieci anni l’Italia ha perso 1,4 milioni di abitanti, passando dai 60,35 milioni di inizio 2014 ai 58,94 dello stesso momento del 2025. Una perdita che è stata però tutt’altro che omogenea nelle varie parti del paese e che si è concentrata soprattutto nel Mezzogiorno.
Dalla crescita al declino demografico
I fattori demografici hanno giocato un ruolo fortemente differenziato a livello territoriale con una netta contrapposizione tra le ripartizioni centrosettentrionali e il Mezzogiorno (Fig. 1). Durante gli anni novanta del Novecento le variazioni della popolazione sono state sostanzialmente dello stesso ordine di grandezza, anche se sul finire del decennio il Nord Est del paese ha iniziato a mostrare livelli di crescita più sostenuti delle altre ripartizioni. La situazione è cambiata radicalmente nel primo quarto di secolo, quando grazie all’immigrazione straniera il Centro-Nord ha registrato ritmi di crescita molto più elevati del Mezzogiorno. Nell’attuale fase di declino, alla sostanziale stabilità del Nord-Est hanno corrisposto cali contenuti nel Nord-Ovest e nel Centro e una ben più sostanziosa diminuzione nelle regioni meridionali.

La perdita registrata in Italia tra il 2014 e il 2025 è infatti attribuibile per quasi i tre quarti proprio al Mezzogiorno, mentre il Centro ha contribuito per il 15%, il Nord Ovest per il 10 e il Nord Est solo per l’1,4%. Un risultato, come vedremo più avanti, frutto di un interscambio migratorio interno che continua ad essere completamente sbilanciato a tutto sfavore di un Mezzogiorno che in termini relativi si presenta anche meno attrattivo verso i flussi provenienti dall’estero.
Le componenti della dinamica
Considerando i saldi naturali e migratori1 delle quattro ripartizioni nel periodo di crescita della popolazione (2002-2013) e in quello di diminuzione (2014-2024) (Fig. 2) appare chiaro il ruolo determinante della dinamica migratoria interna nel produrre questo risultato. Nella prima fase il Mezzogiorno ha infatti registrato un saldo naturale moderatamente positivo, a differenza delle altre ripartizioni, e un guadagno di 748 mila unità nei flussi con l’estero, ma la perdita netta di 619 mila persone nelle migrazioni interne ha portato a un incremento totale pari a circa un terzo di quello che negli stessi anni registravano le altre realtà prese in esame. Nel periodo successivo, il movimento naturale ha determinato nel Mezzogiorno una perdita di 699 mila unità a cui si è aggiunta quella di 668 mila per effetto delle migrazioni interne, quasi il doppio delle 337 mila guadagnate con le migrazioni internazionali. Di fatto, il Mezzogiorno sta contribuendo, insieme all’immigrazione straniera, a ricoprire i vuoti che la dinamica demografica ha creato nelle regioni centrosettentrionali mantenendo quel ruolo subalterno che sin dai primi decenni post-unitari ha ricoperto nei processi migratori interni2.

Il ruolo delle migrazioni
Sul piano territoriale le migrazioni si sostanziano quindi come il vero fattore di differenziazione in grado di riflettere più direttamente i persistenti squilibri economici e sociali esistenti tra le diverse aree del paese. Esaminando infatti i saldi migratori a livello ripartizionale emerge un profilo sostanzialmente simile per i flussi internazionali ma un andamento opposto per quelli interni (Fig. 3). In termini assoluti, le tendenze dei primi, nelle quattro ripartizioni considerate, non presentano infatti grandi differenze, mentre uno scenario completamente diverso si presenta considerando le migrazioni interne. In questo caso il Mezzogiorno ha perso complessivamente dal 2002 al 2024 1,28 milioni di persone a vantaggio di tutte le altre ripartizioni, con saldi sistematicamente negativi. Si conferma così il ruolo che questa parte del paese ha sempre svolto nella dinamica migratoria interna e da cui non è ancora riuscita a sottrarsi. In questo periodo la perdita totale nei flussi interni è stata addirittura maggiore del guadagno che la ripartizione ha realizzato nell’interscambio con l’estero, dando luogo a un saldo migratorio complessivo negativo che va così a sommarsi al deficit registrato dal movimento naturale. In definitiva, si è innescata nel Mezzogiorno una doppia trappola demografica che, come si è visto, ha sinora scaricato su questa parte del paese il peso maggiore del declino demografico.

note
1Per ragioni contabili nella figura 2 nel saldo migratorio con l’estero per gli anni 2019-2024 sono state comprese anche le variazioni per aggiustamento statistico che in totale nei sei anni sono stati pari a -332 mila, di cui -14 mila nel Mezzogiorno e il restante ripartito quasi equamente tra le tre ripartizioni centrosettentrionali.
2Cfr. Bonifazi C. (2012), “Mezzogiorno e Centro-Nord in 150 anni di storia migratoria italiana”, in Nord e Sud a 150 anni dall’Unità d’Italia, Quaderni Svimez, Numero speciale, 31.