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Dati, stime… e fantasia

Nonostante l‘evolversi dei censimenti, sempre più basati su registri di natura amministrativa, oltre due miliardi di persone vivono in paesi che non hanno eseguito un censimento da 15 o più anni, con gravi danni per l’intero sistema statistico-conoscitivo. Tra i casi citati da Massimo Livi Bacci, quelli dell’India, della Nigeria e dell’Etiopia, nei quali fattori politici sono determinanti nell’omissione o nel ritardo delle operazioni censuare.  

Individuiamo in uno scaffale, fisico o virtuale che sia, un volume solitamente chiamato “Yearbook”, prodotto da qualche meritoria istituzione internazionale, che riporta dati e statistiche su una materia di nostro interesse: agricoltura, economia, consumi, istruzione, popolazione o altro ancora. La ricchezza dell’informazione è tale da soddisfare ogni curiosità: possiamo conoscere le caratteristiche dei vari paesi, confrontare le loro performances, valutare i cambiamenti nel tempo. Dal paese più grande a quello più piccolo conosciamo la popolazione, il reddito nazionale, i consumi di ogni genere, la produzione agricola, le nascite, i reati commessi e tante altre cose. Attenzione, però: quanti di questi dati sono frutto di un’osservazione diretta, quanti sono il risultato di stime, quanti escono dalla centrifuga dei modelli statistico-matematici, quanti ancora sono parti di fantasia di chi deve riempire la casella di un prospetto?

Questa domanda sorge spontanea quando si pensa che i dati di popolazione, fondamentali per il sistema conoscitivo-statistico di un paese, mancano dell’appoggio di un censimento recente: è questo il caso dell’India (ultimo censimento del 2011), della Nigeria (2008), dell’Etiopia (2007), del Sudan (2008). Nell’insieme, includendo altri paesi per i quali l’ultima operazione censuaria è più vecchia di 15 anni, più di due miliardi (un quarto della popolazione mondiale) vivono in paesi il cui sistema statistico poggia su basi traballanti (cfr. Figura 1). Naturalmente altre fonti di dati, generalmente di natura amministrativa, o campionaria, producono stime spesso di buona qualità, ma si tratta di ripieghi rispetto all’abbondanza di informazione prodotta da un censimento ben fatto.

La scomparsa del censimento tradizionale

Il rilevatore di un tempo, armato di una valigetta, dei questionari e di una matita, suonava alle porte delle abitazioni, intervistava il capofamiglia (allora c’era), riempiva i questionari, che venivano poi raccolti ed elaborati. Oggi non più: in teoria, esperti tecnici informatici estraggono da registri elettronici amministrativi (anagrafi, liste elettorali, patenti, registri scolastici) le informazioni rilevanti, le ripuliscono, le confrontano, le integrano, e producono così la base informativa del censimento. Fino agli ultimi decenni dello scorso secolo il censimento, pur evoluto dalla sua forma primitiva, era quasi sempre di natura tradizionale. Nel 2000, nei paesi UNECE (Figura2), la forma tradizionale era stata adottata nell’83% dei paesi; nel 2010 nel 65%, nel 2020 nel 37 %, e nel 2030, secondo i piani, appena il 16%. Alle quattro date di cui sopra, la % dei paesi con censimenti basati sui registri cresce dal 6% al 47%. Nel resto dei casi si sono adottate, o si adotteranno, forme miste. 

Il buio informativo: guerre, conflitti, catastrofi… e politica 

La storia dei censimenti è lunga e risente delle particolari vicende di ogni paese, nonostante gli sforzi di coordinamento e standardizzazione delle istituzioni internazionali. Senza riandare ai casi clamorosi del passato – il Censimento del 1937 dell’Unione Sovietico occultato perché i risultati non piacquero a Stalin – limitiamoci al nostro secolo. Come potrebbe l’Ucraina, devastata dall’aggressione russa, condurre un censimento, che peraltro manca al paese dal 2001? Oppure il Sudan, lo Yemen o la Siria? Come confrontarsi con le difficoltà che l’epidemia di Covid ha generato, soprattutto in quei paesi nei quali il censimento è ancora di tipo tradizionale? Come superare i conflitti etnico-religiosi per censire la popolazione della Nigeria? Possiamo stimare che una quota considerevole – almeno un terzo – delle popolazioni che non eseguono un censimento da almeno15 anni, abbiano caratteristiche che possono essere solo stimate indirettamente perché mai direttamente censite.

La nemica principale dei censimenti – che se ben fatti sono delle “operazioni verità” – è la politica. L’epidemia di Covid, per esempio, è stata il pretesto ufficiale per il rinviodel XVI censimento dell’India, che avrebbe dovuto tenersi nel 2021, e che invece si terrà – finalmente è stato dato l’annuncio ufficiale nel giugno dello scorso anno – nel 2027, quando ci saranno (stando alle stime) 230 milioni di indiani in più rispetto al 2011. C’è in ballo una riforma della ripartizione dei seggi parlamentari tra i vari stati in proporzione alla popolazione residente, altrimenti ancorati ai risultati del censimento del 1971. Ciò significherà un forte guadagno di seggi dagli stati del nord, a scapito del sud, che nell’ultimo mezzo secolo è fortemente progredito dal punto di vista socio-economico, ma che risulterà politicamente penalizzato. C’è inoltre la questione religiosa, resa più delicata dall’aumento – per quanto moderato – della componente musulmana, la cui quota sulla popolazione del paese ha raggiunto il 15%, rispetto al 10% del 1951, e si sente minacciata dalla politica fortemente induista di Modi e del suo partito BJP (Bharatiya Janata Party)1. 

Il ritardo del censimento sta avendo conseguenze molto rilevanti. Un esperto così le sintetizza:2 “Innanzitutto, la legge nazionale sulla sicurezza alimentare (NFSA) prevede che il 75% delle famiglie rurali e il 50% delle famiglie urbane siano coperte dalla legge. Il governo ha recentemente reso gratuito il diritto alla NFSA per 810 milioni di persone. Ma questo numero si basa sul censimento del 2011. Le proiezioni demografiche fino al 2022 suggeriscono che questo numero è inferiore [alla realtà] di almeno 100milioni”, che diverranno 115 o 120 milioni nel 2027. “ Ciò ha gravi implicazioni per la sicurezza alimentare e lo stato nutrizionale di un gran numero di famiglie, in particolare dei bambini. In secondo luogo, vari altri programmi governativi, come le pensioni per gli anziani (Programma nazionale di assistenza sociale), potrebbero mancare il loro obiettivo di un ampio margine, poiché non sono disponibili stime accurate del censimento.” Infine è in programma, col prossimo censimento, un’enumerazione dettagliata delle Caste, non più effettuata dal 1931, che solleva numerosissime preoccupazioni e potenziali conflitti di natura politica, religiosa e sociale.

Nigeria e Etiopia

Secondo le stime delle Nazioni Unite, Nigeria e Etiopia avevano nell’anno del loro ultimo Censimento (il 2006) rispettivamente 149 e 81 milioni abitanti, cresciuti a 238 (+60%) e 135 milioni (+67%) nel 2025. In paesi così grandi e così complessi, i censimenti sono uno strumento fondamentale di conoscenza. La storia dei censimenti nigeriani è costellata di fallimenti; negli anni recenti il censimento è stato rinviato più volte, e ancora oggi il sistema è fermo alle operazioni preliminari. Dai suoi risultati dipende la ripartizione delle rendite petrolifere e della rappresentanza politica tra i 36 stati e i 300 gruppi etnici che compongono il paese più popoloso dell’Africa3

In Etiopia il rinvio del censimento è dovuto a molteplici cause, oltre agli effetti del Covid, della guerra nel Tigray, delle ondate di profughi. In primo luogo, i cambiamenti nella popolazione influiscono sull’equilibrio della rappresentanza politica nazionale. Secondariamente, la popolazione influisce sugli importi dei finanziamenti che il governo federale assegna a livello subnazionale. Il sistema di federalismo fiscale dell’Etiopia devolve finanziamenti significativi ai livelli inferiori di governo attraverso sovvenzioni globali. Terzo: i cambiamenti demografici potrebbero essere un fattore di stimolo per richieste secessioniste, una questione controversa che il governo federale ha cercato attivamente di evitare. La Costituzione federale riconosce a qualsiasi nazionalità il diritto di secedere internamente e diventare uno Stato: i mutamenti nel peso demografico sono quindi un fattore assai rilevante e causa della “prudenza” del Governo in tema di rilevazione censuaria4

Note

1Massimo Livi Bacci, L’India rallenta il passo (demografico), Neodemos,4 aprile 2025. Si veda anche il mio intervento: Il valore di un Censimento, Neodemos, 11 Giugno 2024 

2Ajit Ranade, The consequences of a delayed census. Ronojoy Sen, India’s Delayed Census: Why It Matters, 13 June 2025.

3S. Morgan, Timido inizio della rivoluzione riproduttiva, Neodemos, marzo 2025

4H. Akuiyibo, Ethiopia’ Forgotten Census, Wilson Center,

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