Popolazione mondiale:

Popolazione italiana:

Giovani (0-19 anni):

Anziani (64+ anni)

Di stretta in stretta

Nella riunione del Consiglio dell’Unione europea Giustizia e affari interni dello scorso 8 dicembre sono state approvate alcune linee di indirizzo in tema di gestione dell’immigrazione e dell’asilo che il Parlamento europeo dovrà poi approvare e tradurre in un testo definitivo. L’articolo di Corrado Bonifazi esamina alcuni aspetti delle scelte operate in sede europea.   

I provvedimenti

“Dare ai cittadini la sensazione che la situazione sia sotto controllo”1 è l’obiettivo dei provvedimenti secondo Magnus Brunner, politico austriaco del Partito Popolare e attuale Commissario Europeo per gli Affari Interni e le Migrazioni. Un’affermazione che consente di inquadrare il clima in cui sono maturate le decisioni prese dal Consiglio e che ben descrive lo spirito dei tempi. Siamo ancora lontani dal fervore anti-immigrati che pervade l’amministrazione Trump o che promette di mettere in opera l’appena eletto presidente cileno, ma è facile prevedere altri passi in questa direzione se si continuerà ad affrontare la questione migratoria esclusivamente come un problema di sicurezza.   

L’accordo raggiunto nel Consiglio integra il Patto per le migrazioni e l’asilo che entrerà in vigore nel giugno del prossimo anno e riguarda tre punti importanti della politica migratoria: la normativa per il rimpatrio degli immigrati irregolari, la riserva di solidarietà per il 2026 e i criteri per individuare i paesi sicuri. Tre aspetti relativi al controllo dei flussi e al contrasto dell’immigrazione irregolare che in questa fase sono i principali, se non gli unici, obiettivi dei governi dei paesi d’arrivo, nonostante i flussi regolari siano stati in questi ultimi anni tutt’altro che trascurabili. Nel solo 2024 i paesi dell’Unione hanno infatti concesso 3,5 milioni di nuovi permessi di residenza a cittadini non comunitari e di questi 1,1 milioni erano per motivi di lavoro.

In tema di rimpatri2 l’accordo raggiunto prevede di porre a carico degli irregolari una serie di obblighi, tra cui quello di lasciare il territorio del paese e di cooperare con le autorità, e punta a favorire la cooperazione tra gli stati membri con il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio e la creazione di un ordine europeo di rimpatrio. Viene inoltre definita la possibilità di creare centri di rimpatrio in altri paesi, un aspetto che sta particolarmente a cuore all’esecutivo italiano che spera così di poter finalmente riuscire a utilizzare i centri creati in Albania.

È stata anche rinnovata la riserva di solidarietà per il 2026 per fornire un sostegno agli stati membri più esposti alla pressione migratoria. Per la Commissione questi stati sono Cipro, la Grecia, l’Italia e la Spagna, mentre «una situazione migratoria significativa»3 è affrontata da Austria, Bulgaria, Croazia, Cechia, Estonia e Polonia. La solidarietà si può manifestare sotto forma di ricollocazioni,  contributi finanziari o altre misure alternative, lasciando a ogni paese la possibilità di scegliere il tipo di intervento da utilizzare. 

Un terzo punto affrontato dal Consiglio dell’otto dicembre è stata la definizione di paese sicuro per «istituire procedure di asilo più rapide ed efficaci per coloro che non dovrebbero ricevere protezione all’interno dell’UE. Il nuovo regolamento […] amplierà  le circostanze in cui una domanda di asilo può essere respinta in quanto inammissibile». Secondo l’accordo gli stati membri avranno a disposizione tre criteri per definire un paese sicuro: un collegamento con il richiedente asilo, essere stato un paese di transito per il migrante o un accordo in base al quale tale stato garantisce di esaminare la domanda di asilo. I paesi individuati già ora come sicuri sono Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, oltre a quelli candidati all’adesione all’Unione. Gli stati membri potranno poi aggiungere altri paesi all’elenco approvato l’8 dicembre.

I cittadini dei sette paesi “sicuri” che durante il 2024 hanno presentato una prima richiesta di asilo in uno stato dell’Unione sono stati 164 mila, pari al 18% delle quasi 913 mila istanze presentate. Una quota importante del fenomeno, ma inferiore a un quinto del totale e quindi lontana dal poter rappresentare una soluzione definitiva del problema o da poter costituire «un’importante pietra miliare per la politica di asilo dell’UE»5 come auspicato da Rasmus Stoklund6 ministro danese dell’Immigrazione e dell’integrazione. Senza contare che resta il problema del riconoscimento delle situazioni individuali che possono presentare, anche per chi proviene da questi paesi, dei profili meritevoli di protezione. Come dimostra il fatto che, sempre nel 2024, sono stati 9500 i cittadini di paesi “sicuri” che hanno visto accolta in prima istanza la loro richiesta.

Le prospettive

L’impressione complessiva è di trovarsi di fronte a provvedimenti che non affrontano le cause della pressione migratoria sui confini europei ma puntano a restringere il diritto di asilo, escludendone quasi automaticamente una parte dei potenziali richiedenti, e soprattutto a esternalizzare la gestione del trattenimento e delle espulsioni di chi viene colto in una situazione di irregolarità. Una strada che i paesi europei di più vecchia immigrazione perseguono ormai da mezzo secolo, che non ha fatto scomparire gli immigrati ma li ha visti anzi aumentare più o meno intensamente e assumere un ruolo sempre più importante nella vita economica e sociale del continente. 

Resta ovviamente da vedere come saranno definite queste linee di indirizzo in sede legislativa e come soprattutto troveranno applicazione pratica. Vedremo allora se effettivamente permetteranno «di esercitare maggiore controllo sulla migrazione verso l’Europa e di smantellare il modello di attività dei trafficanti di esseri umani. E [di fare] in modo che un maggior numero di migranti che non hanno il diritto di rimanere nell’UE siano effettivamente rimpatriati» come ritiene sempre il ministro danese Stoklund. Sicuramente contribuiranno ad aumentare la complessità della normativa europea in tema di migrazioni, non agendo però sui fattori che in questi anni hanno determinato le dimensioni dell’offerta e della domanda di immigrazione.

Sul lato dell’offerta, non c’è dubbio che alle spinte di carattere economico si sono sommati con sempre più vigore gli effetti di una instabilità internazionale sfociata in più riprese in conflitti aperti a cui non si riesce a trovare soluzione e che hanno portato il numero delle persone sotto protezione a raggiungere i 117,3 milioni in tutto il mondo. A questi fattori si aggiunge una domanda di immigrazione sempre più consistente e che non trova adeguati canali di ingresso nelle politiche europee. Di fronte a forze di questo tipo e di questa intensità pensare che basti esaminare le domande di asilo in paesi terzi per «eliminare gli incentivi ad affrontare viaggi pericolosi per raggiungere l’UE»7 appare poco realistico. Ritenere che l’immigrazione irregolare sia il frutto delle regole attuali, che rappresenterebbero «un forte fattore di attrazione»8, può essere una posizione utile nel confronto politico meno per affrontare un fenomeno complesso come quello migratorio. Il probabile risultato è che fra qualche mese si tornerà a parlare di nuove strette, magari su altri aspetti, perché quelle oggi in cantiere non avranno raggiunto i risultati sperati. Varrebbe forse la pena di inserire l’immigrazione in un’analisi complessiva del futuro delle nostre società, superando una narrazione che la confina tra i problemi di sicurezza e tra le minacce all’identità nazionale. Un obiettivo di buon senso che, alla luce dei fatti, appare decisamente lontano anche perché per molti attori politici significherebbe rinunciare a una facile carta elettorale. 

Note

 1Rai News, Migranti, rimpatri accelerati e hub nei Paesi sicuri: il Consiglio Ue approva il nuovo regolamento, 8/12/2025.

2Consiglio dell’Unione europea, Rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare: il Consiglio raggiunge un accordo su un regolamento UE, Comunicato stampa, 8 dicembre.  

3Consiglio dell’Unione europea, Migrazione e asilo: gli Stati membri concordano una riserva di solidarietà, Comunicato stampa, 8 dicembre, p. 2. 

4Consiglio dell’Unione europea, Politica di asilo: progressi del Consiglio in merito alle normative UE sui paesi di origine sicuri e sui paesi terzi sicuri, Comunicato stampa, 8 dicembre, p. 1.

5Ivi, p. 3.

6Consiglio dell’Unione europea, Consiglio “Giustizia e affari interni”, 8 dicembre 2025, p. 1.

7R. Stoklund in Consiglio dell’Unione europea, Politica di asilo …, cit., p. 2.

 8Ivi, p. 1.

PDFSTAMPA

Condividi questo articolo

Sostieni Neodemos


Cara Lettrice e caro Lettore, fare buona e seria divulgazione è il mestiere che esercitiamo da 15 anni con impegno e entusiasmo e, ci dicono, con autorevolezza. Dacci una mano a fare il nostro lavoro e rafforza la nostra indipendenza con un contributo, anche piccolo. Ci aiuterà a sostenere i costi di Neodemos, e ci incoraggerà a far meglio.

Grazie!

Iscriviti alla nostra newsletter


Due volta la settimana, riceverai una email che ti segnalerà i nostri aggiornamenti


Leggi l'informativa completa per sapere come trattiamo i tuoi dati. Puoi cambiare idea quando vuoi: ogni newsletter che riceverai avrà al suo interno il link per disiscriverti.

Potrebbero interessarti anche