Politiche per la fecondità in Italia? Migliorare le condizioni di vita

La bassa fecondità italiana non si risolve con politiche di stampo pronatalista che spesso si traducono in un bonus una tantum. Richiede invece, secondo Daniele Vignoli, Raffaele Guetto e Elisa Brini, un pacchetto coerente di riforme strutturali che promuova autonomia giovanile, parità di genere e accesso diffuso a servizi per l’infanzia e congedi parentali.
Il declino della fecondità in Italia non è recente. Dopo il picco del 1964 (2,66 figli per donna), il tasso di fecondità totale (TFT) è calato negli anni Settanta e, nonostante una lieve ripresa a inizio Duemila, ha raggiunto il minimo storico di 1,18 nel 2024. L’Italia vive da oltre quarant’anni sotto la soglia di 1,5 figli, collocandosi tra i paesi europei a più bassa fecondità (Fig. 1).

Il nodo irrisolto della bassa fecondità in Italia
Un elemento cruciale è il divario tra fecondità desiderata e realizzata: l’80% degli adolescenti italiani dichiara di volere almeno due figli, ma solo il 36% delle donne nate nel 1973 ne ha avuti due o più. Questo divario, noto in letteratura come fertility gap, è il più ampio in Europa e si accompagna a un aumento della infecondità involontaria, legata anche al rinvio della genitorialità: l’età media al primo figlio ha raggiunto i 32,6 anni, con conseguenze sulla probabilità di avere più figli e sull’infertilità.
Il fertility gap evidenzia un potenziale riproduttivo inespresso, frenato da ostacoli economici, sociali e istituzionali. Nonostante ciò, le risposte della politica sono rimaste limitate a incentivi economici frammentari o richiami culturali, incapaci di affrontare i nodi strutturali.
Due approcci alle politiche contro la denatalità
Nel dibattito sulle politiche demografiche emergono due modelli (Vignoli e Guetto 2025),che si possono così riassumere:
1) Approccio pronatalista: assume che la bassa fecondità sia frutto di scelte individuali legate a mutamenti culturali. Mira a incentivare direttamente le nascite tramite bonus, assegni, agevolazioni fiscali e talvolta con simbolici richiami alla famiglia tradizionale.
2) Approccio strutturale: agisce sui vincoli che indirettamente limitano la genitorialità, mirando a migliorare le condizioni socio-economiche complessive: lavoro stabile, servizi per l’infanzia, parità di genere, riduzione delle disuguaglianze.
I due approcci non sono mutuamente esclusivi. L’esperienza francese mostra come misure monetarie e riforme strutturali possano integrarsi, contribuendo a mantenere la fecondità su livelli relativamente più alti.
Fattori strutturali e fecondità
La deregolamentazione del lavoro dagli anni Novanta ha favorito la diffusione di contratti temporanei e flessibili, generando un mercato duale: lavoratori stabili (insider) e precari (outsider). Questo squilibrio ha colpito soprattutto i giovani, incidendo sulle decisioni riproduttive.
Evidenze comparative mostrano che dove cresce il divario tra occupazione stabile e temporanea, la fecondità diminuisce. A livello individuale, l’instabilità lavorativa ritarda la genitorialità, con effetti più marcati per le donne e nei contesti mediterranei. In Italia, chi entra nel mercato del lavoro con contratti a termine ha probabilità significativamente più bassa di avere figli. Carriere segnate da precarietà e interruzioni portano ad una fecondità complessiva (o discendenza finale) inferiore.
Oltre al lavoro, incidono anche incertezza abitativa e stagnazione salariale: redditi bassi, difficoltà di accesso alla casa e dipendenza prolungata dalla famiglia d’origine ostacolano l’autonomia dei giovani e la realizzazione dei progetti di genitorialità.
L’efficacia delle politiche familiari
La letteratura mostra che gli incentivi economici una tantum producono effetti modesti e transitori, mentre servizi per l’infanzia e congedi parentali hanno effetti più consistenti e duraturi.
Studi recenti, riferiti sia all’Italia (Dimai 2023, Guetto et al 2025) che a altri paesi con bassa fecondità (Bergsvik et al 2021), mostrano che nidi pubblici diffusi e a tempo pieno sono percepiti come più rilevanti per la natalità rispetto ad assegni monetari o congedi più lunghi, e che piccoli aggiustamenti isolati non bastano: occorre invece un potenziamento coerente e simultaneo delle politiche, con azione combinata su più fronti.
Tuttavia, le politiche da sole non compensano condizioni socio-economiche sfavorevoli: precarietà lavorativa, salari stagnanti e alti costi di mantenimento dei figli restano ostacoli fondamentali.
Implicazioni politiche
La bassa fecondità italiana deriva da ostacoli multidimensionali. Non bastano quindi incentivi finanziari: serve un contesto complessivamente favorevole alla genitorialità.
Le priorità sono:
• garantire maggiore stabilità economica e abitativa ai giovani;
• promuovere la conciliazione tra lavoro e famiglia in un’ottica di parità di genere;
• ampliare servizi educativi per l’infanzia, di qualità e accessibili;
• coordinare misure diverse in un pacchetto coerente e duraturo.
Politiche frammentarie o discontinue rischiano di perdere efficacia e minare la fiducia dei cittadini. Solo un approccio integrato e strutturale potrà favorire una svolta duratura: indipendenza giovanile e uguaglianza di genere sono le condizioni per ridurre il fertility gap. In tale prospettiva, il paradigma delle politiche strutturali appare più promettente rispetto all’attuale inclinazione verso misure di stampo pronatalista.
Per saperne di più
Bergsvik, J., Fauske, A., & Hart, R. K. (2021). Can policies stall the fertility fall? A systematic review of the (quasi‐) experimental literature. Population and Development Review, 47(4), 913–964.
Dimai, M. (2023). Shall we have another? Effects of daycare benefits on fertility: A case study in a region in northeastern Italy. Genus, 79(1), 13.
Guetto, R., Alderotti, G., & Vignoli, D. (2025). Can Family Policies Enhance Fertility? An Ex Ante Evaluation Through Factorial Survey Experiments. Demography, 62 (1), 311–334.
ISTAT (2024). Indagine bambini e ragazzi. Anno 2023. Statistiche Report.
Vignoli, D., & Guetto, R. (2025). Policies and Fertility: Pronatalist vs. Structural Approaches. In: Schoen, R. (eds) Advances in Social Demography. The Springer Series on Demographic Methods and Population Analysis, vol 59. Springer, Cham. (pp. 39–55)
Vignoli, D., Guetto, R. & Brini E. (2025, in stampa). Politiche sociali e fecondità in Italia: una revisione della letteratura tra approcci pro-natalisti e interventi strutturali. Stato e Mercato.