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Divari di genere e origine migratoria: percorsi diseguali nella scuola italiana

Le disuguaglianze di istruzione tra maschi e femmine e tra nativi e figli di immigrati si manifestano presto e si trasformano nel tempo. Come notano Dalit Contini, Raffaele Guetto, Sharon Picco e Valentina Tocchioni, con il progredire del tempo trascorso nel sistema scolastico, alcune disparità si riducono drasticamente, mentre altre vengono accentuate. Il contesto sociale modula fortemente questi divari.

Ragazzi e ragazze: percorsi scolastici divergenti

Secondo gli esiti della rilevazione nazionale condotta da Invalsi, già nei primi anni della scuola primaria si osservano differenze nei livelli di apprendimento di alunni e alunne: le bambine ottengono risultati migliori in italiano, i bambini in matematica. Con il progredire del percorso scolastico queste disparità tendono ad accentuarsi, contribuendo a rafforzare lo stereotipo secondo cui i bambini sarebbero più portati per la matematica e le femmine per le materie umanistiche. Negli ultimi dieci anni, tuttavia, le ragazze hanno compiuto lievi progressi rispetto ai ragazzi in matematica, mentre il loro vantaggio in italiano si è ulteriormente ampliato. Nel complesso, quindi, il rendimento scolastico femminile mostra un miglioramento relativamente a quello maschile.

Questi divari si riflettono nelle scelte scolastiche a partire dai 14 anni, momento cruciale in Italia in cui studentesse e studenti devono decidere il proprio indirizzo di studi tra licei, istituti tecnici o professionali. I dati della rilevazione Invalsi suggeriscono che le ragazze continuano a preferire i licei, in particolare quelli nell’area umanistica, mentre i ragazzi si orientano più frequentemente verso i licei scientifici o gli istituti tecnici (si veda il grafico a sinistra in Figura 1). In linea con quanto accade nella maggior parte degli altri paesi, le ragazze proseguono gli studi universitari in misura maggiore rispetto ai coetanei maschi: ad esempio, nel 2019, più del 56% delle diplomate si è iscritto all’università, contro il 45% dei diplomati. Il vantaggio delle ragazze si riduce a circa 4 punti percentuali se valutato a parità di rendimento scolastico pregresso. Le differenze di genere nei tassi di abbandono sono invece sostanzialmente trascurabili1. Resta però aperta la domanda: questi vantaggi scolastici delle ragazze di oggi si tradurranno in reali benefici nel mercato del lavoro delle donne del domani?

Origine migratoria: ostacoli iniziali e recuperi parziali

Un’altra importante fonte di disuguaglianze a scuola è l’origine migratoria. Abbiamo di recente analizzato in particolare gli studenti di seconda generazione, ossia nati e cresciuti in Italia da famiglie immigrate (Contini et al 2025). I dati Invalsi mostrano come questi studenti partano con un forte svantaggio: all’ingresso nella scuola primaria mostrano risultati scolastici decisamente inferiori rispetto ai coetanei nativi. Tuttavia, col passare degli anni, il divario tende a ridursi, suggerendo un parziale effetto “compensatorio” del sistema scolastico.

Nonostante i progressi, al momento delle scelte scolastiche e universitarie, i figli di immigrati continuano a essere penalizzati. Tendono a frequentare meno spesso i licei rispetto ai nativi, preferendo indirizzi tecnici o professionali. Tuttavia, quando si tengono in considerazione il rendimento scolastico precedente e il background socioeconomico, questa differenza si riduce drasticamente (si veda il grafico a destra in Figura 1). Lo stesso vale per l’iscrizione all’università: le probabilità di accesso delle seconde generazioni sono più basse (circa 7 punti percentuali meno dei nativi nel 2019), ma il divario scompare una volta considerati i risultati scolastici e la scuola superiore frequentata. Anche i tassi di abbandono universitario sono in calo e oggi sono simili a quelli dei coetanei nativi.

In sintesi, lo svantaggio iniziale legato all’origine migratoria può essere in parte compensato da un buon percorso scolastico, ma rimane forte nelle fasi di scelta, dove entrano in gioco aspettative, capitale culturale e informazioni disponibili alle famiglie.

Il ruolo del contesto socioeconomico: chi vince, chi perde

Le disuguaglianze educative non dipendono solo dal genere e dall’origine migratoria, ma anche — e soprattutto — dal contesto socioeconomico delle famiglie. L’interazione tra questi fattori è particolarmente interessante.

I vantaggi delle ragazze si amplificano tra gli studenti provenienti da famiglie meno abbienti: mostrano una maggiore comprensione dei testi scritti, scelgono più spesso i licei, e si iscrivono più frequentemente all’università dei ragazzi in famiglie con lo stesso status. Al contrario, i vantaggi maschili (in matematica e nella scelta di percorsi STEM) sono più marcati nei contesti sociali più agiati. Complessivamente, i ragazzi provenienti da famiglie svantaggiate sembrano essere i più vulnerabili nel sistema scolastico italiano.

I figli di immigrati risultano sempre in una posizione di svantaggio rispetto ai nativi, ma il divario è più ampio tra gli studenti provenienti da famiglie benestanti. Questo vale per i risultati scolastici, per le scelte al termine delle scuole medie e per l’accesso all’università. Nel passaggio tra scuola superiore e università, per esempio, il divario tra nativi e seconde generazioni è visibile quasi esclusivamente tra gli studenti appartenenti ai gruppi sociali più favoriti. Questo suggerisce che le famiglie immigrate, anche se economicamente integrate, faticano a trasmettere ai figli risorse culturali e strumenti per orientarsi efficacemente nel sistema scolastico italiano.

Per una società inclusiva: partire dalla scuola, guidati dai fatti

Nonostante i progressi scolastici delle ragazze – oggi più presenti all’università e con risultati mediamente migliori – restano incertezze sul fatto che questi vantaggi si traducano in pari opportunità nel mercato del lavoro, anche a causa della loro minore presenza nei percorsi di studio più remunerativi.  Se le differenze non derivano da carenze nei rendimenti scolastici, ma da ruoli di genere interiorizzati precocemente, è essenziale investire in politiche di orientamento scolastico che contrastino gli stereotipi e incoraggino la partecipazione femminile nei percorsi STEM (science, technology, engineering and mathematics). Al tempo stesso, il persistente svantaggio scolastico dei ragazzi, in particolare quelli provenienti da contesti sociali svantaggiati, richiede politiche educative mirate di supporto e prevenzione della dispersione. 

Anche tra gli studenti di origine immigrata permangono disuguaglianze, soprattutto nelle scelte scolastiche, ma la riduzione dei divari negli apprendimenti lungo il percorso formativo rappresenta un segnale incoraggiante. In questo caso, risulta cruciale rafforzare le misure di supporto e fornire strumenti informativi adeguati alle famiglie, per garantire scelte scolastiche più consapevoli e ambiziose.

Rafforzare il legame tra scuola e studenti vulnerabili – maschi, figli di immigrati, giovani delle classi sociali meno abbienti – deve diventare una priorità. In un paese in cui la popolazione giovanile si riduce progressivamente, ogni talento disperso è un’opportunità sprecata per lo sviluppo del capitale umano e per il futuro del paese.

Note

1Sia le analisi relative alla probabilità probabilità di iscrizione all’università sia quelle relative alla probabilità di abbandono universitario sono state effettuate con modelli di regressione logistica su dati dell’Anagrafe Nazionale Studenti-Università (Archivio Mobysu), a.a. 2019/2020

Per saperne di più

Contini, D., Guetto, R., Picco, S., Tocchioni, V. (2025). I divari di genere e origine migratoria nell’istruzione: un’analisi lungo l’intero percorso educativo. In Vignoli, D., Paterno, A. (a cura di). Rapporto sulla popolazione. Verso una demografia positiva. Bologna: Il Mulino, pp. 205-236.

Barone, C. (2011). Some things never change: gender segregation in higher education across eight nations and three decades. Sociology of Education, 84, 157-176.

Contini D., Cugnata F., Scagni A. (2018). Social selection in higher education. Enrolment, dropout and timely degree attainment in Italy. Higher Education, 75, 785-808. 

Azzolini, D. (2014). Come vanno a scuola i figli degli immigrati? Gli apprendimenti nella scuola primaria italiana. In Colombo, A. (a cura di). Stranieri in Italia. Figli, lavoro, vita quotidiana. Bologna: Il Mulino.

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