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Salute e sopravvivenza in Italia: ieri, oggi e domani

In Italia la mortalità è bassa e in diminuzione, ma, in termini di “qualità” della vita (ad es. anni passati in buona salute) il quadro generale è meno chiaro. Gustavo De Santis, Elisabetta Barbi, Luisa Frova, Laura Iannucci e Giambattista Salinari sintetizzano qui i principali punti di forza e di debolezza del nostro paese sotto questo profilo.

In termini di sopravvivenza e condizioni di salute, il quadro relativo alla situazione recente nel nostro paese, come sempre, si compone di luci e di ombre, e osservatori diversi, a seconda delle loro inclinazioni personali, potranno notare soprattutto le une o le altre. Riprendendo un nostro recente studio (De Santis et al 2025), e integrandolo con gli ultimissimi dati, possiamo provare a fare il punto della situazione.

Mortalità in calo

Dopo l’impennata della mortalità del biennio 2020-21, quando, a causa del COVID-19, si era perso circa un anno di vita (ma con punte locali anche sensibilmente più forti), il trend storicamente positivo del progresso della sopravvivenza sembra avere di nuovo preso il sopravvento (v. anche Mazzuco 2024). La durata media della vita, che nel 2019 era arrivata fino a 83,2 anni per calare a 82 nel 2020, è risalita a 83,4 anni, nel 2024 (ultimo dato disponibile, pur se ancora solo provvisorio), con le donne che, come sempre, e come dappertutto nel mondo, vivono più a lungo degli uomini: 85,5 anni contro 81,4.

Siamo quindi tornati al di sopra dei livelli pre-pandemici e, sotto il profilo della sopravvivenza, siamo tra i paesi migliori al mondo. Le notizie positive degli ultimi due anni (e anche su un arco storico più lungo, ma sempre escludendo il biennio del COVID-19), si estendono oltre la mortalità complessiva, includendo quella per cause specifiche (in calo) e le disparità territoriali, relativamente contenute. Una parziale eccezione, qui, è però rappresentata dalle malattie cardiovascolari, fortemente correlate all’invecchiamento e principale causa di morte in età avanzata. Anch’esse sono in calo, per fortuna, ma in questo caso, come illustra la figura 1, le disparità territoriali parrebbero essersi addirittura ampliate nel periodo in esame, in senso sia assoluto che, ancor più, relativo, e il Mezzogiorno (ovvero l’insieme di Sud e Isole) è rimasto indietro rispetto al Centro-Nord.

Lo stato di salute 

Meno chiara è invece la situazione con riferimento alla “salute percepita” (figura 2). Il profilo per età, qui non riportato, è quello atteso, con lo stato di salute, come riferito dagli stessi interessati, che tende a peggiorare al crescere dell’età. Però la serie storica non è facilmente interpretabile, probabilmente a causa dell’effetto perturbatore degli anni del COVID-19. 

Scrive l’Istat (2025, p. 100): “Dopo il picco [del] 2020, effetto di un aumento della quota di persone che, nel contesto della pandemia, ha valutato con maggiore favore la propria condizione di salute, il numero medio di anni di vita in buona salute alla nascita continua … a ridursi. In particolare, per gli uomini la speranza di vita in buona salute osservata nel 2024 (59,8 anni) segna il riallineamento a quella del 2019. Per le donne, invece, nel 2024, la stima di 56,6 anni segna il punto di minimo dell’ultimo decennio: in un solo anno si stima, pertanto, che le donne abbiano perso 1,3 anni di vita in buona salute, ampliando il noto divario di genere a loro svantaggio (-3,2 anni).”

Più male che bene, quindi, si direbbe. Però indicatori più oggettivi puntano invece in una direzione più favorevole. Consideriamo ad esempio gli anni di vita dal 65° compleanno in poi (figura 3), notando, per prima cosa che questi anni si sono allungati tra il 2013 e il 2023: circa un anno in più per gli uomini (da 18,6 a 19,5) e quasi cinque mesi in più per le donne (da 22 a 22,4). Ma la cosa forse più importante è che a crescere nel decennio sono stati esclusivamente gli anni privi di limitazioni, mentre quelli affetti da limitazioni sono addirittura diminuiti, soprattutto per le donne. 

E anche nel caso della multimorbilità, come mostra la figura 4,  si continuano a registrare progressi, che durano da molto tempo, una trentina d’anni ormai, e che sono ancor più significativi se si tiene conto della “maggiore capacità diagnostica che porta a far emergere un numero maggiore di casi” (Istat 2025, p. 136).

Qualche bemolle…

In un contesto globalmente favorevole, appare però giusto segnalare anche aspetti meno positivi. Ad esempio i miglioramenti nella sopravvivenza sono chiaramente rallentati negli ultimi anni, per cause non note. Forse perché ci stiamo avvicinando alla durata limite della specie umana (Mazzuco 2025), ma forse (anche) perché il sistema sanitario italiano comincia a essere sotto pressione, per la difficoltà di offrire buoni servizi in modo capillare sul territorio nazionale e per il tentativo di contenere la spesa pubblica, inclusa quella sanitaria. Cosa in sé lodevole, ma forse in contrasto con le esigenze di una popolazione sempre più anziana.

E i primi effetti si possono già misurare: sono infatti in crescita, tra il 2004 e il 2015, le percentuali di persone che sono state indotte (o forse costrette) a rinunciare a visite o cure mediche, per i costi elevati o per i lunghi tempi d’attesa, e queste percentuali sono particolarmente elevate (e particolarmente in crescita) nelle regioni che, soggette a piani di contenimento della spesa sanitaria (cd. “Piani di rientro”), hanno dovuto risparmiare di più (figura 5).

Restano poi forti le iniquità sociali che si traducono in disuguaglianza (anche) di fronte alla morte. Ad esempio, usando il titolo di studio come proxy della condizione socioeconomica, ancora nel 2021 si osservava una mortalità ben più elevata tra le persone con basso livello di istruzione, soprattutto tra i 30 e i 69 anni: tra gli uomini era quasi 2,5 volte superiore rispetto ai laureati, e tra le donne quasi due (Istat 2024). Dopo gli 85 anni, il divario si riduce, ma non si riassorbe del tutto, e il rapporto si attesta a circa 1,2.

E il futuro? Il minimo che si può dire è che esso appare incerto, esposto com’è a due principali forze di potenziale peggioramento: l’invecchiamento della popolazione e i tagli alla spesa sanitaria (e al welfare più in generale) che si profilano all’orizzonte. Mantenere gli elevati standard raggiunti dall’Italia sia in termini di quantità che di qualità della sopravvivenza – per non parlare del tentativo di migliorarli ulteriormente – non è impossibile, ma certamente non sarà facile.

Ringraziamenti

Il lavoro è stato svolto nell’ambito del progetto PRIN 2022 – n°2022CENE9F, The pre-Covid-19 stall in life expectancy in Italy: looking for explanations, bando PRIN 2022 DD n.104 del 2/02/2022, finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU (“The work was carried out as part of the PRIN 2022 project – n°2022CENE9F, The pre-Covid-19 stall in life expectancy in Italy: looking for explanations, PRIN 2022 call DD n.104 of 02/02/2022, funded by the European Union – NextGenerationEU).
Le opinioni qui espresse sono quelle degli autori e possono non riflettere quelle degli enti finanziatori o di appartenenza.

Per saperne di più

De Santis G., Barbi E., Frova L., Iannucci L., Salinari G. (2025) “Salute e sopravvivenza”, in Rapporto sulla Popolazione. Verso una demografia positiva. Il Mulino, Bologna, pp. 139-166. 

Istat (2024) Disuguaglianze nella mortalità per causa in Italia secondo caratteristiche demografiche, sociali e territoriali – Anno 2021, Tavole di dati,

Istat (2025) Rapporto annuale, Roma

Mazzuco S. (2024) La speranza di vita nel 2023: dove eravamo rimasti?, Neodemos, 17 Maggio

Mazzuco S. (2025) C’è un limite alla longevità umana?, Neodemos 18 Marzo

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