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Il Covid ferma tutti, ma non i nuovi italiani

Prendendo spunto dal report sui Cittadini non comunitari in Italia1 pubblicato recentemente dall’ Istat, Conti e Bellini mettono in evidenza come durante il 2020 la pandemia abbia fortemente rallentato gli arrivi dai paesi non comunitari. Nel frattempo invece è proseguita la crescita delle acquisizioni di cittadinanza italiana.

L’Istat ha appena pubblicato il report sui Cittadini non comunitari in Italia dal quale si evince il crollo degli arrivi dall’estero (-40%) e un decremento della presenza in Italia di cittadini non comunitari (-7%).  Il fenomeno che invece sembra non aver risentito delle restrizioni imposte dalla pandemia è quello delle acquisizioni di cittadinanza che, dopo il picco di minimo raggiunto nel 2017, hanno ripreso a crescere.

Il virus dell’immobilità

La pandemia ha bloccato tutti gli spostamenti sul territorio – nazionali e internazionali – per molto tempo. Durante il 2020 gli ingressi di cittadini non comunitari hanno toccato il minimo storico degli ultimi 10 anni. Nel corso dell’anno sono stati rilasciati in Italia 106.503 nuovi permessi di soggiorno, il numero più basso di nuovi ingressi degli ultimi 10 anni: quasi il 40% in meno rispetto a quelli emessi nel 2019. Nemmeno il processo di regolarizzazione basato sull’articolo 103 del D.l. 34/2020 è servito a far aumentare il numero dei nuovi permessi; infatti solo poche delle domande presentate erano state esaminate alla fine del 2020. Anche in questo caso hanno pesato i ritardi dovuti alla pandemia che ha rallentato la lavorazione delle pratiche, ritardi che, tra l’altro, ancora si protraggono.

Anche la ripresa degli sbarchi segnalata dal sito del Ministero dell’Interno nella seconda metà del 2020 non si è tradotta immediatamente in una proporzionale crescita dei permessi di soggiorno per richiesta asilo, anche in questo caso probabilmente per rallentamenti di carattere burocratico-amministrativo. Con il risultato che anche i permessi per motivazioni connesse all’asilo sono diminuiti più della media nell’anno (-51%).

Si sottolinea che la pandemia ha bloccato anche la mobilità degli studenti che, a differenza di altre tipologie di flussi, non è mai contrastata dai paesi di accoglienza e anzi è vivamente incoraggiata da appositi accordi tra o paesi e tra gli atenei. Nel 2020 anche gli studenti si sono fermati e proprio i permessi di soggiorno per studio, scesi del 58,1%, sono la tipologia che ha fatto registrare la diminuzione più elevata. Nel 2020 sono stati rilasciati 8.552 documenti per studio, l’8% del totale dei permessi contro i 20.409 del 2019 (l’11% del totale). Si è così assistito anche a un decremento della popolazione con regolare permesso di soggiorno in Italia: – 7% rispetto all’anno precedente (in termini assoluti si è passati da 3.615.826 a 3.373.876) (Figura 1).

Ma nemmeno il Covid ferma le acquisizioni di cittadinanza

Se il virus sembra, quindi, aver avuto il potere di rallentare fortemente l’immigrazione,quasi di paralizzarla, come mai era avvenuto nell’ultimo decennio, la pandemia non ha fatto diminuire le acquisizioni di cittadinanza. Nonostante la pandemia, tra il 2019 e il 2020 sono aumentati coloro che nell’anno hanno preso la cittadinanza. Il lungo iter necessario per la definizione delle richieste (spesso antecedenti l’acquisizione di almeno tre anni) e la digitalizzazione delle procedure hanno evidentemente contrastato gli effetti di calo congiunturale evidenziato per altri fenomeni. Nel corso del 2020 gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza sono 131.803 (+4% rispetto al 2019); il 90% circa (poco meno di 119mila) erano precedentemente cittadini non comunitari.

La crescita però è sostenuta solo dalle acquisizioni per residenza (quelle di persone da lungo tempo residenti in Italia, 10 anni per i non comunitari)  e trasmissione del diritto dei genitori ai figli. Per le altre tipologie di procedimento come matrimonio (-16,5%), elezione della cittadinanza per i nati in Italia al compimento del diciottesimo anno di età (-40,2%) e per discendenza da avo italiano (-30,9%) si registra una notevole diminuzione. Nel caso dei nati in Italia si tratta di pratiche lavorate dai comuni interessate da una sospensione dei termini per il rallentamento delle attività degli uffici conseguente alla pandemia. Nel caso delle acquisizioni per discendenza la mobilità da un paese all’altro, divenuta più difficile, ha verosimilmente impedito ai discendenti di italiani emigrati di raggiungere l’Italia e richiedere la cittadinanza. Tuttavia le acquisizioni di cittadinanza, nonostante queste circostanze, hanno continuato la loro ripresa, dopo il minimo storico toccato nel 2017, sostenute proprio dai procedimenti che più di altri sono un segnale di maturità dei processi di inclusione: quelli che riguardano la residenza e la trasmissione dai genitori. Un segnale questo che fa capire come i processi di integrazione siano ormai strutturali nel nostro Paese, tanto da non poter essere ostacolati nemmeno dalla pandemia. (Figura 2).

Note
1Cittadini non comunitari in Italia – anni 2020 – 2021

*Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle delle autrici e non coinvolgono l’istituzione di appartenenza.