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Le sette grandi isole del Mediterraneo

Le sette maggiori isole mediterranee hanno storie demografiche assai diverse, ma con convergenti comportamenti demografici per quanto riguarda riproduzione e sopravvivenza. Steve S. Morgan argomenta che con incrementi naturali fortemente negativi, il futuro demografico delle isole sarà legato ai flussi migratori, attualmente positivi nelle Baleari, in Corsica e a Malta, per effetto dello sviluppo dell’industria turistica, mentre appare problematica un’inversione dell’esodo strutturale e secolare di Sardegna e Sicilia.  

In tempo di vacanze estive, è appropriato dare uno sguardo alla demografia delle grandi isole del Mediterraneo. Esse hanno in comune diverse caratteristiche ambientali, insediative, economiche e sociali, assieme a quella qualità, difficilmente definibile, che potremmo chiamare “insularità”, che ne ha forgiato la storia, le relazioni reciproche e quelle con la terraferma. Le isole considerate sono, in ordine di dimensioni geografiche, Sicilia, Sardegna, Cipro, Corsica, Creta e – inoltre – Baleari e Malta1; esse ospitano la grande maggioranza (90%) delle popolazioni insulari del Mediterraneo; tutte (salvo Creta) hanno un certo grado di autonomia politica e amministrativa, che va dalla sovranità nazionale di Malta e Cipro ad una marcata autonomia regionale delle Baleari, della Sardegna e della Sicilia. In quale misura l’insularità di riflette sulla loro dinamica demografica?

Sette grandi isole: storie diverse…

Le sette popolazioni considerate hanno attualmente dimensioni che vanno dal mezzo milione di abitanti di Malta ai cinque milioni della Sicilia; si tratta di aggregati demografici rilevanti (la Sicilia come la Finlandia, l’Irlanda e la Norvegia, Malta come Lussemburgo) poco soggetti a fluttuazioni episodiche, casuali, o congiunturali. Sotto il profilo della mobilità, le loro relazioni con i paesi di terraferma, anche con quelli dei quali fanno politicamente parte, assomigliano più a quelle esistenti tra stati autonomi che non a quelle che intercorrono tra regioni di uno stesso stato. Prima di procedere oltre, va richiamato il fatto che le sette isole hanno, oggi, livelli di sviluppo assai diversi. Fatto il reddito pro-capite (a parità di potere d’acquisto) della media dell’Unione Europea uguale a 100, solo Malta e le Baleari (con indici pari a 100 e a 97) si posizionano sulla media europea; seguite da Cipro (90) e Corsica (86), Sardegna (69) e, agli ultimi posti , Sicilia (58) e  Creta (57). Questi diversi livelli di benessere influenzano senza dubbio i sistemi migratori, ma assai meno i livelli di sopravvivenza e quelli riproduttivi (con una interessante eccezione della quale diremo in seguito).

 La Tabella 1 riporta alcuni indicatori geo-demografici. Per quanto riguarda la densità abitativa, Malta con 1379 abitanti per kmq, (quasi il triplo dell’Olanda) si distacca nettamente dalle altre, la cui densità varia dal minimo della Corsica (46) al massimo delle Baleari (288), valori in linea con quelli dell’Europa del sud. Ciò che veramente rileva è il percorso storico delle sette popolazioni: dall’inizio del ‘900 la popolazione di Cipro si è quintuplicata, e quella delle Baleari quadruplicata, mentre l’aumento di Corsica e Sicilia è stato di un (relativamente)  modesto 30-40%.

Restringendo il confronto temporale dall’immediato post-guerra a oggi (1950-2020), le differenze di crescita sono sempre fortissime: le Baleari hanno triplicato la loro popolazione, la Sicilia è rimasta quasi stazionaria. Questi divari di crescita tra le isole sono per lo più dovuti alle dinamiche migratorie sospinte da modelli di sviluppo assai diversi. Delle due isole sovrane2, ambedue con popolazioni molto povere nel dopoguerra, Malta ha avuto una forte emigrazione nel periodo 1950-85 con una perdita netta che secondo le stime delle Nazioni Unite ammontò a 97.000 unità (quasi un terzo della popolazione media nel periodo); la maggioranza degli emigranti fu assorbito dall’Australia, il residuo si diresse verso il nord-America e la Gran Bretagna.

Dalla fine degli anni ’80 a oggi, il saldo migratorio si è invertito (+45.000) per il traino dell’industria turistica, con provenienze in buona parte europee, oltre a un numero crescente di profughi e richiedenti asilo dalla riva sud del Mediterraneo. Anche Cipro, come Malta, ha perduto popolazione nel periodo 1950-85 (saldo negativo di 160.000 unità), ma il forte guadagno nel periodo successivo (+278.000 nel 1985-2020) è da imputarsi in gran parte all’immigrazione di nuovi residenti dalla Turchia, dopo l’invasione del 1974. L’industria turistica ha fortemente sostenuto l’immigrazione nelle Baleari e, in misura minore, in Corsica. Le due isole più grandi, Sicilia e Sardegna, hanno invece avuto una continua emorragia di residenti, in rilevante parte diretti all’estero in una prima fase, e soprattutto verso la penisola negli ultimi decenni. Il modesto peso dell’industria turistica non è stato sufficiente a compensare le profonde e storiche spinte all’emigrazione verso le parti più sviluppate del paese.

…ma simili comportamenti demografici

Nonostante le profonde differenze, le sette isole hanno comportamenti demografici molto simili. Minime erano i divari di sopravvivenza all’inizio degli anni ’50: la speranza di vita alla nascita per (per l’insieme della popolazione di femmine e maschi) era compresa tra i 65 e i 67 anni. Questa omogeneità si è mantenuta nel tempo e nel 2020, la speranza di vita alla nascita era compresa tra i 79 e gli 81 anni per i maschi e tra 84 e 86 anni per le femmine. Per la riproduttività (sintetizzata dal numero medio di figli per donna, TFT , Figura 1), c’è una forte omogeneità di andamenti, ma con punti di partenza assai diversi: all’inizio degli anni ’50 il controllo della fecondità era assai debole a Cipro, Malta e in Sardegna (con un numero medio di figli per donna pari a crica 4), ma in seguito il declino, con ritmi diversi, ha portato agli attuali bassissimi livelli (Tft tra 1 e 1,4), ben al di sotto del livello di rimpiazzo e anche della media europea.

La Sardegna senza Sardi?

 Il caso della Sardegna merita di essere meditato: i livelli di riproduttività erano i più alti, tra le regioni italiane, attorno al 1950, ma la discesa è stata vertiginosa, fino a scendere al di sotto del livello della Sicilia nel 1976 e dell’Italia nel 1991 (Figura 2). L’isola ha raggiunto, nel 2020,un numero medio di figli per donna pari a 0,95, che è il più basso, con distacco, tra le regioni italiane. Con una riproduttività così ridotta e una continua emigrazione interna, e con una modesta immigrazione dall’estero, molti paventano che si stia profilando, all’orizzonte, una “Sardegna senza sardi”. Questo non avverrà, ma la rarefazione delle nascite è sicuramente molto preoccupante.

Con una natalità ovunque bassissima, il futuro demografico delle grandi isole mediterranee dipende, in gran parte, dall’andamento futuro delle migrazioni. Le previsioni, o proiezioni, degli enti specializzati3 pongono la popolazione della Sardegna, nel 2050, ad un livello del 19% inferiore a quello del 2020; quella della Sicilia al 12%  in meno, e quella di Malta al 3% in meno. In forte aumento  risultano Cipro (+12%), la Corsica (+20%), e le Baleari (+15% al 2035). Ma sono date lontane, e già la pandemia di Covid ha modificato le aspettative demografiche di breve e medio termine, con un’ulteriore declino della natalità e un’attenuazione dei movimenti migratori.  


1 Per motivi di sostanza, abbiamo considerato come un tutto le Baleari che sono accomunate dal loro status di provincia con forte autonomia. Maiorca, l’isola maggiore, ha 3640 km2 di superficie e contiene i tre quarti della popolazione dell’arcipelago. Malta è solo 34°, per superficie, tra le isole mediterranee, ma è sesta quanto a popolazione, ed è stato sovrano.

2 In realtà, come ben noto, la condizione giuridico-politica di Cipro è stata, ed è, assai travagliata. Raggiunta l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1960, i conflitti tra la comunità greca maggioritaria e quella minoritaria turca, e l’invasione della Turchia nella regione del nord nel 1974, ha portato ad una scissione de facto dell’isola nella Repubblica di Cipro (greco-cipriota) e nella autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord (RTCN). La prima con seggio all’ONU e membro della Unione Europea, la seconda riconosciuta solo dalla Turchia e sotto l’influenza diretta di Ankara. La parte greco-cipriota occupa i due terzi dell’isola e ha i tre quarti della popolazione. 

3 Nazioni Unite, Population Division, per Cipro e Malta; Istat per Sicilia e Sardegna; Insee per la Corsica; INE per la Spagna.