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Al Direttore del Times. 5 Giugno 1873

La Cina si sta estendendo verso l’Africa? Qui di seguito riportiamo la traduzione di una lettera pubblicata dal Times nell’Ottocento nella quale Sir Francis Galton (con i toni razzistici dell’epoca) proponeva di insediare gli industriosi cinesi nell’Africa orientale per promuoverne lo sviluppo.

Signore – Tra pochi giorni Sir Bartle Frere[1] ritornerà in Inghilterra, e l’attenzione pubblica verrà rivolta alla Costa orientale dell’Africa. Desidero avvalermi di questa occasione per avanzare alcune considerazioni personali, che Lei, forse, troverà di sufficiente interesse da meritare la pubblicazione sul Times. La mia proposta è di incoraggiare l’insediamento Cinese in una o più aree della Costa Orientale dell’Africa, in linea con la nostra politica nazionale, nella convinzione che gli immigrati Cinesi non solo manterrebbero la loro numerosità, ma che si moltiplicherebbero ed i loro discendenti soppianterebbero l’inferiore razza Negra. Mi aspetterei che in gran parte della costa africana, ora sparsamente popolata da pigri e vagabondi selvaggi, sotto la sovranità nominale del Sultano di Zanzibar o del Portogallo, si potrebbe creare, nel giro di pochi anni, un insediamento di industriosi Cinesi, amanti dell’ordine, viventi sotto una sorte di protettorato della Cina, o addirittura in piena indipendenza, governati dalle proprie leggi. In quest’ultimo caso, la loro situazione sarebbe simile a quella della Liberia, nell’Africa Occidentale, il cui territorio venne acquistato 50 anni fa e riservato, come Stato indipendente, a ricevere i Negri liberati dell’America.

L’opinione del pubblico sul valore intrinseco della razza Negra si è stabilizzata tra due opinioni estreme che sono state a lungo sbandierate con convinzione. Essa rifiuta di seguire l’opinione dei primi abolizionisti, secondo i quali tutte le barbarie dell’Africa risalirebbero agli effetti del commercio degli schiavi delle potenze straniere, perché i viaggiatori ci informano continuamente che barbarie simili sussistono in regioni immuni dal traffico di schiavi.  Il capitano Colomb ha scritto un ben documentato capitolo su questa questione, in un suo recenti libro. D’altro canto, l’opinione del tempo presente ripudia l’idea che il Negro sia un essere estremamente inferiore, perché ci sono esempi notori di negri che posseggono grande intelligenza e cultura, alcuni dei quali hanno accumulato grandi fortune nei commerci, e altri sono divenuti uomini rimarchevoli in altri settori della società. La verità è che individui del calibro qui descritto sono molto più rari nella razza Negra che in quella Anglo-Sassone, e che il negro medio ha troppo poco intelletto, autonoma capacità e autocontrollo da permettergli di sostenere l’onere  di qualsiasi forma di civiltà degna di rispetto in mancanza di alte dosi di guida e di sostegno esterni. Il Cinese è un individuo di un’altra specie, che è stato dotato di una rimarchevole attitudine per alte forme di civiltà materiale. Egli si trova in posizione di svantaggio nel suo paese, dove prevale ancora una transitoria epoca oscura, che non ha avvilito il genio della razza, ma ha soffocato la personalità di ciascun componente di essa, con la rigida imposizione di un  incapace sistema di istruzione classica che considera l’originalità un crimine sociale. Tutte le componenti negative del suo carattere, come l’essere menzognero e servile, derivano da una timidezza dovuta ad una educazione che lo ha intimorito, e nessuna migliore cura può disporsi per rimediare a questo male di quella che lo insediasse in uno stato di libertà. Le naturali capacità del Cinese si rivelano nel successo col quale, nonostante la sua timidezza, compete con gli stranieri, ovunque egli risieda. Gli emigranti Cinesi posseggono un istinto straordinario per organizzarsi politicamente e socialmente; essi riescono a darsi  polizia e governo autonomo, e non creano problemi ai loro Governanti quando sia loro concesso di amministrarsi autonomamente. Essi sono temperanti, frugali, industriosi, risparmiatori, atti al commercio e straordinariamente prolifici. Essi prosperano in tutti i Paesi, ed i native delle province del Sud sono perfettamente capaci di industriarsi e moltiplicarsi nei climi più caldi. Di tutte le varianti note dell’umanità non ce n’è alcuna così adatta come la Cinese per occupare, in futuro, le vaste regioni che si dispiegano tra i tropici, le cui dimensioni sono assai più estese di quanto appare dal distorto metodo col quale sono rappresentate nelle correnti mappe del mondo. Ma prendete un mappamondo ed esaminatelo, e considerate l’enorme ma poco popolata massa dell’Africa – al cui confronto le estensioni dell’India e della Cina appaiono insignificanti, e riflettete su quale regione si estenda colà per lo sviluppo di una razza adatta. Gli Indù non posseggono requisiti così adatti come i Cinesi, perché gli sono inferiori per forza, industriosità, capacità di risparmio, attitudine al commercio, capacità riproduttiva. Gli Arabi sono poco più che gli sfruttatori del prodotto di altri uomini; essi sono dei distruttori più che dei creatori, e sono poco prolifici.

La storia del mondo narra di una continua sostituzione tra popolazioni, ciascuna rimpiazzata da una popolazione più capace, e l’umanità progredisce per questo. Noi stessi non siamo i discendenti degli aborigeni britannici, ed i nostri concittadini furono gli invasori delle regioni che adesso occupano a pieno diritto. Ma i paesi nei quali la razza Anglo-Sassone può essere trasferita sono ridotte a quelle che hanno climi temperati. I Tropici non fanno per noi, per un insediamento permanente; la maggior parte dell’Africa è destinata a popolazioni di costituzione diversa dalla nostra. In quel continente, come altrove, popolazioni scacciano di continuo altre popolazioni.  Consideriamo la storia come si è sviluppata nei secoli. Possiamo notare come Arabi, Tuareg, Fellatah, Negri delle più svariate etnie, Cadre, Ottentotti si accrescono o emigrano vagano in qua e la nella lotta per l’esistenza. Ed è in questo contesto che vorrei vedere introdotto una nuovo competitore, il popolo Cinese. Il guadagno sarebbe immenso per l’intero mondo civilizzato se essi si moltiplicassero e spiazzassero i Negri, completamente così come i secondi hanno sostituito gli aborigeni delle Indie Occidentali. L’enormità del guadagno può essere in parte misurata facendo l’ipotesi inversa – e cioè valutando la perdita che si determinerebbe se la Cina fosse spopolata e reinsediata dai Negri.

La pressione della popolazione in Cina è enorme, e l’emigrazione è intensa e in crescita. Non mancano le risorse materiali per una conveniente immigrazione in Africa. Non mi spingo a dire che sia possibile, in qualsiasi momento, convincere comunità di uomini e donne dal Sud della Cina a stabilirsi in Africa; ma mi si assicura, da parte di persone autorevoli, che vi sono frequenti occasioni di disturbi politici durante i quali sarebbe possibile  farlo con la promessa di una gratuita o quasi gratuita assegnazione di terra. I Cinesi hanno fame di terra, così come di occasioni di piccolo commercio, e troverebbero campo aperto per soddisfare ambedue queste aspirazioni nella Costa Africana Orientale. Ci sono molti capitalisti Cinesi residenti in altri Paesi che potrebbero investire in un sistema di questa natura ed incoraggiarlo con entusiasmo. Un volta iniziato, il processo potrebbe sostenersi. I coloni non patirebbero la fame, e qualora iniziassero ad avere successo invierebbero denaro ai loro parenti per permetter loro di raggiungerli, come avviene adesso nelle molte parti del globo nelle quali sono emigrati. Per queste ragioni, è possibile che le correnti di emigrazione dalla Cina abbiano serbatoi sufficienti da permetter loro di tracimare e inondare le coste dell’Africa Orientale, se esse fossero giudiziosamente incanalate in quella direzione.

Voglio infine parlare degli sforzi politici necessari per assicurare il libero diritto di occupare e radicarsi in località convenienti della costa. Non sembrano esserci ostacoli seri, e certamente non ve ne furono quando la Liberia venne fondata. Ed è probabile che se il successo di simile intrapresa fosse anche di vantaggio per tutte le nazioni che hanno interessi commerciali in quelle zone, nessuna gelosia nazionale verrebbe suscitata, e le terre necessarie potrebbero ottenersi con poche difficoltà ed a basso costo, da anticiparsi in primo luogo come un ipoteca fondiaria, da riscattarsi in seguito.

 

Francis Galton


[1] Sir Henry Bartle Edward Frere (1815 –1884). Il viaggio cui si riferisce Galton è quello verso Zanzibat dove Frere fu mandato nel 1872,  dal Foreign Office, per negoziati volti alla soppressione del traffico di schiavi.

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