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I figli degli immigrati e la scelta della scuola superiore in Italia

Il passaggio dalla scuola secondaria di primo grado (scuola media) alla scuola secondaria di secondo grado (scuola superiore) è una tappa fondamentale del  sistema scolastico italiano.  Dopo otto anni di scuola a ciclo unico, a quattordici anni i giovani italiani e le loro famiglie debbono scegliere la scuola superiore, il cui accesso in Italia è libero, gratuito, senza test di ingresso. La frequenza della scuola superiore è obbligatoria fino al sedicesimo anno di età e si può suddividere in quattro tipologie: licei, istituti tecnici, istituti professionali e scuole professionali.
La scelta della scuola superiore è uno dei momenti più importanti nel percorso scolastico di un adolescente poiché influenza tutto il percorso successivo: la possibilità di accedere all’istruzione universitaria, l’età di ingresso nel mondo del lavoro, la tipologia del lavoro. In pratica, solo gli studenti provenienti dai licei e – in misura minore – da alcuni istituti tecnici compiono poi i percorsi universitari più impegnativi. Al contrario, gli istituti professionali statali o le scuole professionali gestite dalle Regioni sono quasi sempre l’anticamera per un rapido accesso al mercato del lavoro, ma con posizioni medio-basse.
I ragazzi stranieri scelgono percorsi scolastici più brevi e orientati alla formazione tecnico- professionale [1]. Nel 2007, nelle classi prime degli istituti professionali del Nord quasi il 20% dei ragazzi aveva entrambi i genitori stranieri. Lo stesso avviene per le scuole professionali, organizzate dalle Regioni. Ad esempio, nella classe prima delle scuole gestite dall’ENAIP Veneto (più di mille iscritti nell’anno scolastico 2007-08, il più grande ente gestore della regione) più del 30% erano stranieri.

Le differenze per generazione e tempo di arrivo in Italia
ITAGEN2 è la prima indagine a livello nazionale sugli adolescenti stranieri [2]. Si tratta di una vasta indagine che ha coinvolto circa 20.000 ragazzi frequentanti le scuole medie nell’anno scolastico 2005/2006.  Due anni dopo la prima intervista sono stati raccolti i risultati degli esami di licenza media e la scelta della scuola superiore per  una parte dei ragazzi presenti nel campione originale (circa 1.000 italiani e 700 stranieri). Il follow-up è stato condotto sia contattando le scuole medie (per ottenere i risultati dell’esame di licenza media) sia mediante intervista telefonica. I risultati dell’indagine confermano i dati del ministero. I figli degli stranieri ottengono risultati scolastici peggiori e frequentano in misura maggiore scuole professionali e istituti tecnici. Le differenze rimangono anche per i ragazzi nati in Italia o per quelli che sono immigrati nel nostro paese in età prescolare (Figura 1 ).
Quanto contano il merito e la classe sociale?
In un’ottica strettamente meritocratica ci si aspetterebbe che solo i migliori studenti scelgano i percorsi scolastici più lunghi e impegnativi. Se questo fosse l’unico criterio di scelta per le famiglie, i voti ottenuti durante la scuola media sarebbero in grado di spiegare completamente la scelta della scuola superiore. I nostri risultati mostrano che questo accade, ma non in misura sufficiente a spiegare il divario tra figli di stranieri e italiani. Al merito scolastico, è quindi ragionevole pensare  si aggiungano altre caratteristiche relative al  background socioeconomico delle famiglie di origine.
Con opportuni modelli di regressione (multinomial logit), abbiamo calcolato la probabilità di frequentare le diverse tipologie di scuola superiore, tenendo conto da una parte del voto ottenuto all’esame di terza media e, dall’altra, di alcune caratteristiche della famiglia di origine quali l’educazione dei genitori e altri indicatori di status socioeconomico.  I risultati mostrano che, una volta controllato per il background familiare, la differenza nella probabilità di frequentare un liceo  (o scuola professionale) tra italiani e  stranieri di seconda generazione non è più significativa. Rimane invece significativo il gap  tra i ragazzi immigrati (anche quelli che hanno fatto tutto il percorso in Italia) e i loro coetanei italiani (Figura 2). I ragazzi immigrati hanno quindi una probabilità più bassa dei loro coetanei italiani di iscriversi ad un liceo anche quando ottengono gli stessi risultati all’esame di terza media.
Sembra quindi che la concentrazione dei ragazzi stranieri nei percorsi professionali derivi anche dal diverso investimento sul futuro messo in campo dalle famiglie straniere. Spesso i ragazzi figli di stranieri si iscrivono a un istituto tecnico o professionale anche quando ottengono brillanti risultati all’esame di terza media. Al contrario, tra i ragazzi italiani, spesso anche quelli con esiti mediocri si indirizzano verso percorsi scolastici più lunghi.

Riferimenti bibliografici
[1] Ministero dell’Istruzione 2009, Alunni con cittadinanza non italiana Scuole statali e non statali. Anno scolastico 2007/2008 scaricabile dahttp://www.pubblica.istruzione.it/mpi/pubblicazioni/index.shtml
[2] Dalla Zuanna,  I nuovi ragazzi di Barbiana da www.neodemos.it