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I vicini di casa? Meglio se ben istruiti(*)

Chi studia di più lo fa generalmente per motivi egoistici e per ottenere vantaggi individuali, come ad esempio uno stipendio più alto o un lavoro migliore. Tuttavia, quando un cittadino si istruisce, genera per la società benefici che vanno oltre i meri vantaggi individuali: le persone più istruite creano dei vantaggi aggiuntivi – detti esternalità positive, o rendimenti sociali – anche per coloro li circondano. Per quanto riguarda l’aspetto economico, ad esempio, abbiamo stimato che un anno di scolarizzazione medio aggiuntivo provoca, a livello locale, un aumento sia dei salari (del 2-3 per cento) sia degli affitti (tra il 7 e il 12 per cento). Anche per queste ragioni, il finanziamento pubblico della scuola e dell’università può risultare, in fin dei conti, un buon investimento da parte della collettività. Ma da cosa dipendono i rendimenti sociali dell’istruzione? Qual è il loro impatto sulla produttività e sulla qualità della vita?
Da cosa dipendono i rendimenti sociali dell’istruzione?
Tra gli economisti, l’idea più antica è che le esternalità positive dell’istruzione si propaghino attraverso le interazioni sociali. Già per Marshall, economista inglese dell’Ottocento, le interazioni tra individui generano scambi di idee che finiscono con l’aumentare la produttività delle imprese che li impiegano. L’istruzione può inoltre comportare vantaggi sociali che vanno oltre a quelli misurati dalla produttività. Per esempio, un più elevato livello di istruzione si accompagna di solito a una minore propensione a svolgere attività criminali: la fatica d’istruirsi è infatti poco remunerata in una cella. Ancora, una maggiore istruzione può rendere i cittadini più esigenti sulla qualità di servizi pubblici, come ad esempio la sanità. Di conseguenza, i benefici sociali dell’istruzione dovrebbero essere più rilevanti a livello di aree locali, come le città. Sono principalmente le imprese localizzate nell’area dove avvengono gli scambi di idee tra lavoratori a beneficiare della più elevata produttività. Sono i residenti dell’area dove tutti gli adolescenti vanno a scuola ad avere una delinquenza più bassa.
Misurare l’impatto sulla produttività
È molto difficile misurare le esternalità positive, dato che esse non lasciano tracce dirette della loro presenza. Gli economisti, allora, hanno provato a cercare tracce indirette. Alcune ricerche hanno stimato l’impatto del livello medio di istruzione in aree circoscritte (come città o mercati locali del lavoro) sulla produttività dei lavoratori residenti, misurata attraverso i salari. Se la più alta scolarizzazione media di una città è associata a retribuzioni più elevate per i lavoratori che vi risiedono (e che sono simili a quelli di altre città, visto che si tengono sotto controllo caratteristiche cruciali come l’istruzione dell’individuo e la sua esperienza lavorativa), è possibile argomentare che l’evidenza empirica è in favore dell’esistenza di esternalità positive[1]. Un nostro lavoro[2] ha adottato questa strategia sfruttando i dati dell’Indagine sulle famiglie della Banca d’Italia, e prendendo come area territoriale quella definita dai sistemi locali del lavoro italiani. I risultati mostrano che vi è un’associazione positiva tra la scolarizzazione media dell’area e la produttività: all’incremento di un anno di scolarizzazione in media sono associati salari più elevati del 2-3 per cento.
Misurare l’impatto sulla qualità della vita
Come accennato sopra, i benefici sociali dell’istruzione possono influenzare – oltre che la produttività – anche la qualità della vita dei residenti. Se è così, l’effetto positivo dell’istruzione media di un’area può essere perfino sottostimato. Infatti, quando il più elevato livello medio di istruzione di un’area ne migliora la qualità delle vita, i lavoratori saranno disposti a percepire un salario relativamente più basso pur di risiedere in quell’area. In breve, il salario non è sempre un buon rilevatore dei benefici sociali dell’istruzione! Così, ad esempio, l’assenza di associazione positiva tra scolarizzazione media di un area e salari non prova necessariamente che l’istruzione non generi benefici sociali.
Un altro nostro studio[3] evidenzia un’altra variabile che può dare indicazioni più precise sulla presenza di rendimenti sociali: gli affitti (così come i prezzi delle case). Le rendite immobiliari, infatti, riflettono sia gli effetti dell’istruzione sulla produttività (le imprese si vogliono localizzare nelle aree più produttive), sia quelli sulla qualità della vita (i lavoratori sono disposti a pagare affitti più alti per risiedere in località migliori). I risultati delle stime mostrano che una più alta scolarizzazione media in un sistema locale del lavoro è associata ad affitti più elevati per le case in quell’area: l’incremento di un anno di scolarizzazione in media dell’area è associato ad affitti più elevati per un ammontare stimabile tra il 7 e il 12 per cento.
In conclusione, si può affermare, sulla base di indicatori indiretti, ma robusti, che un elevato livello di istruzione genera vantaggi non solo per chi ha studiato, come è ovvio, ma anche per chi gli vive accanto.

[1] Affinché questo tipo di evidenza possa essere ritenuta decisiva per affermare la presenza di esternalità bisogna procedere con una lunga serie di controlli. Si veda, ad esempio, Gilles Duranton (2004) Human Capital Externalities in Cities: Identification and Policy Issues, in A Companion to Urban Economics, edited by Arnott and McMillen, Blackwell.
[2] Dalmazzo A. e de Blasio G. (2007) “Social Returns to Education in Italian Local Labor Markets”, Annals of Regional Science, 41: 51-69.
[3] Dalmazzo A. e de Blasio G. (2007) “Production and Consumption Externalities of Human Capital: An Empirical Study for Italy”, Journal of Population Economics, 20: 359-382.
(*) Le opinione espresse nel lavoro sono attribuibili ai soli autori. Esse non impegnano, quindi, in alcun modo la responsabilità delle Istituzioni di appartenenza
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