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Una spinta per i giovani

Letizia Mencarini
giovani
È questo il sottotitolo dell’ultimo Rapporto sullo Sviluppo Mondiale pubblicato lo scorso settembre dalla Banca Mondiale (World Development Report). Il rapporto dice che ci sono 1 miliardo e 300 milioni di giovani dai 12 ai 24 anni nel mondo. Il gruppo più numeroso che ci sia mai stato nella storia dell’umanità. Tutto il rapporto incita i governi ad investire sui giovani, perché mai il momento è stato così favorevole in termini demografici (i giovani di oggi parteciperanno ad una forza lavoro con un basso tasso di dipendenza, perché nei paesi in via di sviluppo i bambini sono in calo e gli anziani ancora in debole aumento) e sono, in generale, più in salute e meglio istruiti che in passato.Tutti questi giovani, presenti soprattutto nei paesi in via di sviluppo, sono quindi una grande opportunità per i loro paesi, che avranno una forza lavoro più qualificata e con meno persone a carico (bambini e anziani). I rischi di non cogliere questa opportunità si chiamano analfabetismo, disoccupazione. È vero che in generale i giovani di oggi sono più istruiti, che sperimentano una maggiore apertura politica e hanno contatti con il resto del mondo att5raverso i mass media e internet, ma nonostante il numero di bambini nella scuola primaria sia in crescita, 130 milioni non sanno né leggere né scrivere (uno studio sul campo rivela che metà delle femmine in Ghana e in Zambia non lo sanno fare neanche dopo sei anni di scuola). Metà dei disoccupati del mondo sono in questa fascia d’età (e per far fronte al numero crescente di giovani che cercheranno lavoro, nel Medio Oriente e nel Nord Africa da qui a 15 anni dovrebbero ad esempio essere creati 100 milioni di nuovi posti di lavoro). 300000 giovani sotto i 18 anni sono coinvolti in conflitti e 500000 fanno parte di forse militari o paramilitari.“I governi devono investire per la creazione per un contesto di vita più favorevole per i giovani e per le loro famiglie, e per aiutarli a compiere 5 transizioni-chiave: la fine degli studi, l’inizio dell’attività lavorativa, crescere in salute, formare una famiglia ed esercitare la cittadinanza.” Parole condivisibili ma vaghe. È certo che demograficamente il mondo nel suo complesso ha al momento “una finestra demografica di opportunità”. Questa finestra favorevole varia da paese a paese: in paesi dalla struttura per età che invecchia, quali l’Italia e il Giappone, si è chiusa 10 anni fa. In Cina si chiederà fra qualche anno, in India o nei paesi dell’Africa Sub-Sahariana, che hanno una popolazione molto giovane, ci sono ancora almeno 30 anni di struttura per età favorevole. Un’occasione da non perdere.

 

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