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Una crescita responsabile verso le generazioni future (*)

Alessandro Rosina, Maria Letizia Tanturri

Secondo le previsioni delle Nazioni unite il mondo sviluppato rimarrà nei prossimi decenni stabile, attorno al livello di un miliardo e 300 milioni di unità. Il mondo in via di sviluppo vedrà invece una crescita di circa due miliardi di persone. Nelle aree dove attualmente si consuma e inquina di più la popolazione crescerà meno o non crescerà affatto. Mentre aumenteranno maggiormente gli abitanti dove ora i livelli di sfruttamento e spreco delle risorse sono più contenuti.
Questo ovviamente non è, di per sé, pienamente rassicurante. Nonostante la crescita demografica dei Paesi ricchi sia frenata, anzi in retromarcia in molti di essi, gli stili di vita consolidati comportano un eccesso di carico sul pianeta in termini di uso di risorse non rinnovabili e produzione di rifiuti.
Un modo per misurare tale eccesso è quello dell’«impronta ecologica», proposto negli anni Novanta da William Rees. Sostanzialmente tale impronta – detto in termini elementari – mette in relazione quanto usato dall’uomo per i propri consumi, rispetto alla capacità della Terra di rigenerare tali risorse. Esprime quindi, di fatto, l’entità di superficie (suolo e acqua) che serve per soddisfare i propri bisogni di risorse e per assorbirne i rifiuti.
L’impronta ecologica di un Paese dipende da tre principali fattori: la popolazione, il livello dei consumi pro capite, la quantità di risorse necessarie a sostenere tali consumi. In quasi tutti i Paesi sviluppati l’impronta è sensibilmente superiore a uno. Ciò significa che le risorse usate dagli abitanti di tali Stati sono di più rispetto a quanto la Terra sia in grado di rigenerare. Questo porta a un impoverimento del capitale naturale, con conseguenti minori disponibilità per le future generazioni.
Se pensiamo alla Terra come un bene che le attuali generazioni hanno ricevuto in prestito da quelle passate, quello che poi restituiamo ai nostri figli è un ecosistema più povero e precario rispetto a quello che ci è stato gentilmente offerto in concessione. È quindi importante e urgente passare a comportamenti più responsabili nei confronti del pianeta e più equi verso le generazioni future. La grande sfida dei Paesi ricchi è quella di vivere meglio sprecando di meno, consumando in modo più consapevole e usando le risorse in modo più efficiente.
Qualche segnale positivo s’intravvede. Nel suo «Rapporto Cittalia 2010 – Cittadini sostenibili», l’ANCI (associazione nazionale comuni italiani) rileva: “un cambiamento, in fieri, nei comportamenti individuali dei singoli cittadini. Infatti, si manifesta una sempre più evidente “coscienza ambientale” lontana da mode passeggere. […] Il ruolo dei cittadini attivi e coscienziosi è il primo passo, a costo zero, verso città più sostenibili e in maggior misura vivibili. L’ambiente come valore diventa l’imperativo del cambiamento, un’esigenza strutturale imprescindibile per il miglioramento della qualità della vita”.

(*) Estratto da: A. Rosina, M.L. Tanturri, Goodbye Malthus. Il futuro della popolazione: dalla crescita della quantità alla qualità della crescita, Rubbettino editore, 2011.

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