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Solidarietà o conflitto generazionale?

Alessandro Rosina

Sul pianeta è in corso un soprasso storico, quello degli over 65 sugli under 5. Ma entro il 2050 gli anziani supereranno anche gli under 15. I “grandi anziani” (gli 80enni e più) sono poi destinati quasi a triplicare entro lo stesso orizzonte temporale, arrivando a circa 400 milioni. Gli over 60 saliranno invece a 2 miliardi. Insomma, questo è il secolo dell’esplosione della popolazione anziana. Con quali implicazioni sulla società, sulla crescita economica, sulle famiglie, sui rapporti tra generazioni? Quale lo spazio per i giovani in un mondo sempre più dominato dalla popolazione matura?  

Il 2012 non è solo l’Anno europeo dell’invecchiamento: è stato aggiunto anche il termine “attivo”, per sottolineare l’importanza di favorire una vita piena e ricca in età avanzata, nonché di migliorare il loro contributo nella società.  Ma si è ritenuto di abbinare a tutto questo anche “la solidarietà tra le generazioni”.  L’invecchiamento della popolazione non riguarda infatti solo gli anziani, ha implicazioni su tutte le fasi della vita e ricadute rilevanti sui rapporti intergenerazionali, sia a livello micro che macro.

Proprio su questo aspetto si concentra, con iniziative a 360 gradi, il primo “Festival delle generazioni ” che si terrà a Firenze dal 12 al 14 ottobre, promosso da FNP CISL. Un evento che mette assieme momenti di spettacolo, di riflessione e dibattito, il tutto avendo come denominatore comune il confronto tra condizioni ed esperienze di due generazioni diverse (gli attuali giovani e anziani).

La discussione partirà dai risultati di una ricerca previsionale condotta con il metodo “Delphi ” che si è proposta di delineare lo scenario evolutivo da qui al 2020. Il ventaglio dei temi affrontati è molto ampio: c’è l’economia, il lavoro, la tecnologia, ma anche la partecipazione sociale, le relazioni familiari, le differenze etniche.

I risultati evidenziano come, mentre all’interno della famiglia la solidarietà tenderà a consolidarsi, nel mondo del lavoro e nella società potrà invece aumentare il rischio di conflitto. Da un lato ci saranno i diritti acquisiti da difendere, le rendite di posizione da salvaguardare, dal lato opposto le forze più dinamiche e qualificate ma prive di spazio e di prospettive. I primi si troveranno con un peso demografico e politico crescente, in un paese nel quale la classe dirigente presenta già un’età media particolarmente alta. Crescerà inoltre la spesa sociale da essi assorbita. I secondi conteranno relativamente sempre di meno, ma l’aumento della consapevolezza delle proprie condizioni di svantaggio, in combinazione con la capacità d’uso delle nuove tecnologie, potrebbe sostenere un aumento della partecipazione sociale e politica.

Se il paese non tornerà a crescere gli interessi di queste due generazioni potrebbero essere contrapposti e alimentare conflitti sociali. La crescita e la riduzione delle diseguaglianze, d’altro canto, non possono che arrivare da un modello di sviluppo nel quale le qualità e le competenze di chiunque, indipendentemente dall’età, possano essere riconosciute e messe pienamente a frutto.

 

Per approfondimenti

C. Dell’Aringa, T. Treu (a cura di), Giovani senza futuro? Proposte per una nuova politica, Arel, Il Mulino, Bologna, 2011.

A. Golini, A. Rosina (a cura di), Il secolo degli anziani. Come cambierà l’Italia, Il Mulino, Bologna 2011.

E. Oggioni, I ragazzi di sessant’anni, Mondadori, 2012.

 

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