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Sofia ama i bambini

Stefano Molina
All’inizio di agosto 2006, il parlamento bulgaro ha approvato una serie di misure con l’esplicito intento di favorire una ripresa della natalità. I permessi di maternità (al 90% dello stipendio) sono stati estesi dai precedenti 135 agli attuali 315 giorni. Inoltre, fino al compimento del secondo anno di vita del bambino è previsto un consistente aiuto economico (circa 76 euro al mese – in un paese in cui il reddito pro capite è circa un terzo dell’Italia).
Le misure non hanno precedenti nella storia della Bulgaria: persino durante l’epoca comunista il mantenimento dell’intero stipendio era previsto soltanto per i primi 45 giorni dalla nascita del figlio; in seguito scattava una forte decurtazione.
La decisione di impegnare ingenti risorse per favorire una ripresa delle nascite è stata dettata dalla constatazione degli effetti demografici della transizione economica: alla fine degli anni ottanta la popolazione bulgara sfiorava i 9 milioni, con una fecondità di 2 figli per donna. Oggi, anche a seguito dell’emigrazione di massa, la popolazione è scesa a 7,7 milioni: come se in Lombardia, nel giro di soli 15 anni, venisse meno l’intera popolazione delle province di Pavia, Cremona e Mantova. La fecondità è diminuita a 1,2 figli per donna. Di questo passo, nel 2050 la popolazione bulgara sarà ridotta a soli 5 milioni di persone (2004 Revision of World Population Prospects, medium variant).
Le misure sono entrate in vigore il 1° gennaio 2007, con l’entrata della Bulgaria nell’Unione Europea. Un modesto risultato l’hanno ottenuto già al momento del varo: a fine agosto 2006, il periodico francese Le Nouvel Observateur ha dichiarato che la Bulgaria è “il miglior posto in Europa per avere dei bambini ”.

 

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