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Riflessioni sul “Cambiamento demografico”: per passare dalla diagnosi alla terapia.

Gian Carlo Blangiardo
Le tendenze demografiche in atto producono effetti rilevanti sulla vita delle persone. Come dare supporto a scelte e comportamenti individuali utili a garantire la tenuta degli equilibri sociali del Paese, e come promuovere quelle istituzioni, come la famiglia, che si prodigano per mantenere in vita la trasmissione di risorse materiali, relazionali e valoriali entro la popolazione e tra le generazioni? Queste questioni vengono affrontate nel recente Rapporto-proposta sul Cambiamento demografico, curato dal Comitato del Progetto Culturale della CEI, che  affianca le competenze di alcuni Demografi a quelle di importanti studiosi delle Scienze economiche, sociali ed umane.

Dalla lettura dei dati contenuti nel Rapporto e delle sue riflessioni emerge chiaramente come dietro alle nuove realtà dell’oggi e alle prospettive del domani siano identificabili importanti cambiamenti negli eventi demografici che determinano il ciclo di vita individuale e familiare.

Accanto al resoconto delle modalità e delle problematicità con cui si è manifestato (e si manifesterà in futuro) il cambiamento demografico nel nostro Paese, il Rapporto-proposta offre anche spunti di riflessione teorica e indicazioni di carattere operativo per governare, nel segno della sostenibilità, le molteplici trasformazioni in atto. Ciò avviene sia attraverso le analisi del sistema economico e delle relazioni che legano i comportamenti demografici alle variabili che influiscono sui bisogni e sulle risorse per soddisfarli, sia affrontando il tema delle politiche sociali, con un approccio che riconosce la centralità della famiglia e il suo ruolo strategico nel favorire il raggiungimento di nuovi equilibri.

Tenuto conto dello stretto intreccio fra vincoli economici e libertà di scelta degli individui e delle coppie, e ricordando che – come si è spesso ripetuto – l’immigrazione è solo una soluzione temporanea alle carenze sul fronte delle nascite (oggi) e del potenziale produttivo (domani), diventa essenziale l’identificazione delle vie con cui evitare il rischio di un modello di sviluppo non più sostenibile.

In proposito, il Rapporto suggerisce l’irrinunciabile presa d’atto di come, almeno in Italia, la chiave di volta dei processi demografici sia tuttora largamente nella famiglia e come sia ancora nella famiglia la sede in cui (piaccia o meno) si decide il futuro demografico non solo dei singoli individui, ma dell’intero Paese. Si pone dunque l’urgenza di fare in modo che i grandi problemi del cambiamento demografico non vengano ricondotti ad una mera questione di risorse economiche, di scelte efficienti sotto certi vincoli, e così via, ma vengano innanzitutto affrontati con la riconsiderazione del ruolo della famiglia quale mediatore fondamentale di decisioni individuali che incidono sul bene di tutta la comunità.

Per questo occorre dare forza a un Piano Nazionale per la famiglia, che abbia un carattere non dirigistico, ma sussidiario. In proposito, l’iniziativa di cui il Rapporto si fa promotore è di adottare una strategia a sostegno della famiglia (family mainstreaming) basata su quattro pilastri fondamentali che vanno dall’equità nell’imposizione tributaria e nelle politiche tariffarie, alla conciliazione famiglia-lavoro, ai contratti relazionali sino alle politiche abitative a misura di famiglia. La conclusione del Rapporto è che la risposta al “cambiamento demografico” – quello già vissuto così come quello ancora atteso – non può che trovarsi in un “cambiamento di mentalità” che sia capace di rendere più generativa e più equa la società italiana. Una sfida certo difficile, ma sostanzialmente irrinunciabile e (perché no?) stimolante.

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