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Dieci motivi per lasciare l’Italia (e poi tornare)

Alessandro Rosina

Il 28 gennaio 2011 è entrata in vigore la legge sugli incentivi fiscali a favore del rientro in Italia dei “giovani” lavoratori (nati dopo il primo gennaio 1969). Un segnale positivo nella direzione di dare maggior peso e riconoscimento al capitale umano delle nuove generazioni. Il provvedimento approvato ha il pregio di essere stato disegnato in modo non tanto da frenare l’espatrio, ma di incentivare congiuntamente sia la scelta di fare un’esperienza all’estero, di almeno due anni, sia il rientro. [Qui tutti i dettagli sui requisiti necessari per accedere agli incentivi].

Agli aspetti quantitativi della presenza italiana fuori dai confini nazionali Neodemos ha dedicato vari contributi (si rinvia in particolare agli articoli di Livi Bacci, Alessandra Cicali, Daniela Ghio)

 

Ma perché i giovani italiani se ne vanno sempre di più dal nostro paese e per quali motivi dovrebbero tornare? In collaborazione con la Repubblicadeglistagisti (www.repubblicadeglistagisti.it) proponiamo 10 punti di discussione sul perché i giovani fanno bene ad andarsene e del perché dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di tornare.

 

Cinque motivi per andarsene…

1) Perché chi vive in Italia si trova sulle spalle un debito pubblico enorme lasciato dalle generazioni precedenti ed usato per difendere il proprio benessere, non utilizzato per cambiamenti strutturali del paese.

2) Perché chi vive in Italia fa più fatica a veder valorizzato il proprio capitale umano, le opportunità occupazionali sono più basse e si investe poco in ricerca e sviluppo.

3) Perché chi vive in Italia si trova con un sistema di welfare inadeguato, che ha trasformato la flessibilità in precarietà e costretto i giovani a dover dipendere a lungo dalle risorse della famiglia di origine.

4) Perché chi vive in Italia paga, con i suoi versamenti contributivi, le pensioni di chi oggi è anziano, ma si troverà con un trattamento molto più ridotto quando andrà lui stesso in pensione. Tutto questo come conseguenza di una riforma previdenziale certamente iniqua dal punto di vista generazionale.

5) Perché chi rimane in Italia vive in un paese con ricambio generazionale sostanzialmente bloccato, dove il merito viene spesso umiliato dalle logiche di cooptazione e dal nepotismo.

… e cinque motivi per tornare

1) Perché l’Italia rimane il proprio paese d’origine e non lo si può abbandonare al proprio destino. Tanto più che le potenzialità per tornare a crescere ed essere competitivi ci sono.

2) Perché in Italia si vive bene e a lungo, non solo grazie al clima e al cibo, ma anche per un sistema sanitario che, pur con limiti ed inefficienze, copre comunque tutti in modo gratuito.

3) Perché chi ha avuto un’esperienza all’estero tende ad essere più dinamico e innovativo, può essere quindi il migliore alleato per un cambiamento virtuoso nel nostro paese.

4) Perché proprio per il motivo che poco è cambiato sinora, molte opportunità di cambiamento e sperimentazione del nuovo potranno aprirsi nei prossimi anni. C’è un’Italia nuova tutta da reinventare superando resistenze e vecchi squilibri.

5) Perché non è necessario tornare per dare un contributo attivo al proprio paese. In un mondo sempre più globalizzato e connesso in rete la presenza fisica dentro ai confini conta sempre meno. L’Italia è di chi se ne prende cura, ovunque si trovi, non di chi la “calpesta”.

 

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