Crescita e migrazioni: dal Pil al Pil pro capite

Gianpiero Dalla Zuanna
pil pro capite : foto dall'alto di persone che camminano

L’Istat ha appena pubblicato le stime preliminari del reddito per il terzo trimestre del 2017. Le notizie sono buone, perché il PIL dell’Italia è cresciuto dell’1,8% rispetto al terzo trimestre del 2016, raggiungendo dopo tanti anni i 400 miliardi prodotti in un solo trimestre. La crescita è ancora maggiore se invece del PIL assoluto si considera il PIL pro capite (figura 1). In ogni trimestre del 2016 e del 2017, la crescita annua del PIL pro capite non è mai stata inferiore all’1,5%, superando il 2% nel terzo trimestre del 2017.

La crescita del PIL pro capite: l’Italia non è il fanalino di coda

Anche il confronto della crescita nei diversi paesi europei si modifica notevolmente se, in luogo del reddito, si considera il reddito pro capite, come già messo in evidenza da Neodemos per il 2016¹ e ultimamente da Marco Fortis della Fondazione Edison. Confrontiamo tre grandi paesi europei nel corso dell’ultimo triennio (tabella 1). Se si guarda al solo PIL, fra il 2014 e il 2016 la Germania è cresciuta del 7,2%, la Francia del 3,8%, l’Italia solo del 3%. Se si considera invece il PIL pro capite, la crescita della Germania si ridimensiona al 5,2%, quella della Francia al 2,8%, mentre quella dell’Italia balza al 3,7%. Ciò accade perché la popolazione dell’Italia diminuisce in tre anni di 500 mila unità, quella della Germania aumenta di più di due milioni, quella della Francia aumenta di più di un milione. Anzi, è possibile che l’Eurostat sottostimi la crescita del reddito pro capite in Italia, sovrastimando la popolazione effettivamente residente in Italia (vedi i commenti in calce a figura 1).

 Mettendo in evidenza questi risultati, non voglio sostenere che la ripresa in grande stile delle emigrazioni dall’Italia sia una cosa buona. In un mondo ideale, tutti dovrebbero poter trovare un impiego per loro soddisfacente vicino a casa, e gli spostamenti per lavoro dovrebbero essere una scelta piuttosto che una necessità. Il mondo (economico) ideale dovrebbe assomigliare alla Germania di oggi, dove il redito pro capite cresce in modo vivace, e cresce pure la popolazione, contrastando l’invecchiamento con sostenute immigrazioni e con nascite finalmente in ripresa.

Tuttavia, va anche ricordato che – in una prospettiva maltusiana – le emigrazioni possono far da volano alla crescita di un paese, diminuendo le “bocche da sfamare” a parità di ricchezza prodotta. Infatti, un disoccupato italiano che emigra innalza il reddito pro capite dell’Italia, perché sparisce dal denominatore senza intaccare il numeratore del rapporto fra PIL e popolazione residente.

Se la crescita continuerà e si farà ancora più accentuata, mantenendo e migliorando le tendenze più recenti, anche le emigrazioni si ridurranno, e gli immigrati dai paesi poveri torneranno a considerare il nostro paese non più come un luogo di passaggio, ma come la meta finale per costruire un’esistenza migliore. E l’Italia (economica) assomiglierà un po’ di più alla Germania.

¹Demografia 2016 e l’onda della crisi, Neodemos, 7 Marzo 2017

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