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Con Bulgari e Rumeni la popolazione europea si avvicina al mezzo miliardo

Massimo Livi Bacci
Il primo di gennaio del 2007, Bulgaria e Romania hanno portato da 25 a 27 il numero dei membri della Unione Europea, quasi 30 milioni di abitanti in più, il 6 per cento della popolazione dell’intera area, che conta così 491 milioni di abitanti.Ma sono anche i due paesi più poveri della UE, con un reddito pro-capite (2005) inferiore a 4.000 $, circa un ottavo della media. L’estensione verso est dell’Unione, dunque, continua; avanzano – seppure con scadenze lontane – le trattative con la Croazia e la Turchia e anche la Macedonia ha acquisito lo status ufficiale di “candidata” all’entrata. Tuttavia il raffreddamento del termometro europeista in gran parte dell’Unione fa ritenere che i tempi degli ulteriori allargamenti saranno assai lunghi.

La demografia dei due nuovi membri dell’Unione è, come risaputo, assai debole. Secondo la variante media delle previsioni delle Nazioni Unite (2004), nell’ipotesi di migrazioni nulle, la popolazione della Romania scenderebbe da 21,7 milioni nel 2005 a 20,1 nel 2025 (-7,3 per cento) e quella della Bulgaria da 7,7 a 6,5 (-15,6 per cento). Nell’insieme dei due paesi, la flessione del 9 per cento sarebbe identica a quella prevista per l’Italia, sempre nel caso di migrazioni nulle. Sappiamo però che nei prossimi decenni i due paesi balcanici continueranno a perdere popolazione per migrazione, e l’Italia a guadagnarne. All’inizio del 2006, la comunità rumena era la comunità straniera più numerosa in Italia (oltre 350.000 persone, 12 per cento del totale) avendo sorpassato marocchini ed albanesi; quella bulgara, invece, è relativamente modesta e rappresenta meno dell’1 per cento dei soggiornanti stranieri (circa 25.000 unità). Per i rumeni l’Italia è, assieme alla Germania e al Nord America, la destinazione di elezione. Dati attendibili sull’emigrazione dai due paesi non esistono: si stima però che nell’ultimo quindicennio, la Romania abbia avuto un saldo netto emigratorio di circa 100.000 persone all’anno; l’emigrazione netta annua dalla Bulgaria sarebbe stata dell’ordine di 25.000 unità.

Nel lungo periodo, supponendo che l’accesso all’Unione si accompagni ad un tasso di crescita sostenuto – come avvenuto negli altri paesi dell’Europa orientale – le potenzialità migratorie dei due paesi saranno relativamente modeste. La struttura per età invecchia rapidamente, le nuove leve in entrata in età attiva diminuiscono fortemente. Ma nel breve periodo le differenze di reddito pro-capite, i legami familiari e le relazioni economiche esistenti, l’abolizione (o l’abbassamento) delle barriere giuridiche all’entrata, fanno dei paesi “occidentali” dell’Unione una meta ambita, in particolar modo l’Italia per i rumeni. Non è azzardato ipotizzare un flusso netto annuo d’immigrazione nel nostro paese di alcune decine di migliaia di unità per qualche anno. Alla data in cui questa nota viene redatta, non è ancora chiaro se l’Italia si avvarrà della moratoria prevista in tema di libera circolazione, come già hanno fatto molti dei 25 paesi UE, anche se questo appare molto probabile.

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