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Cinesi verso l’Africa

Massimo Livi Bacci

Un paio di anni fa, il giornalista Andrew Malone, lanciò un clamoroso allarme: i governanti cinesi ritengono che l’Africa possa diventare un “satellite” della Cina. “Senza squilli di fanfara, l’impressionante numero di 750.000 cinesi si è insediato in Africa nell’ultimo decennio, ed altri sono in arrivo. Questa strategia è stata accuratamente pianificata dai governanti di Pechino, e un esperto ha stimato che la Cina dovrà eventualmente mandare in Africa 300 milioni di migranti per risolvere i problemi di sovrapopolazione e inquinamento”1. Si tratta senza dubbio di una “sparata” giornalistica – come fu una velleitaria proposta quella di Sir Francis Galton nella lettera al Times che riportiamo tradotta in Neodemos.

 

Cause della migrazione Cinese

Non ci sono numeri certi sulla presenza cinese in Africa – la comunità più numerosa (200.000) sta in Sud Africa, ma è in buona parte discendente da lavoratori importati dagli inglesi alla fine dell’Ottocento – e i dati per quasi tutti gli altri paesi sono elusivi. E’ fantascientifica l’ipotesi di un progetto politico della Cina di costituire l’Africa in una sorta di colonia satellite. Ma c’è sicuramente una forte azione diplomatica volta a stringere legami utili a sostenere le posizioni cinesi negli organismi internazionali; una forte crescita degli investimenti e della cooperazione economica cinese per la costruzione delle infrastrutture, per lo sviluppo di attività minerarie, per la progettazione e costruzione di impianti industriali, per la messa a coltura di terre poco produttive2. E c’è una crescente presenza cinese fatta di manodopera più o meno temporanea delle grandi imprese di costruzione; di agricoltori, di piccoli mercanti, negozianti, addetti alla distribuzione. In effetti, la recente immigrazione cinese può dividersi in quattro diverse categorie: lavoratori al seguito delle centinaia di grandi imprese che costruiscono strade, ferrovie, impianti. Si tratta di manodopera, anche con familiari al seguito, spesso insediata in appositi complessi abitativi temporanei, la cui permanenza, determinata dalla durata del contratto di lavoro, può arrivare a qualche anno. Una seconda categoria è costituita da piccoli imprenditori, commercianti e negozianti che hanno buon successo e radicamento soprattutto nei grandi centri urbani, dove stanno sorgendo vere e proprie “Chinatown”. Un terzo gruppo di migranti è composto da poveri contadini incoraggiati all’emigrazione con la prospettiva di diventare proprietari di terra e di essere assistiti nella vendita dei prodotti. Infine ricade in un’ultima categoria una migrazione per lo più di transito verso i paesi sviluppati3.

 

Un fenomeno rilevante, poco indagato

Mancano dati di qualche attendibilità sul volume e le tendenze del fenomeno migratorio Cina-Africa, peraltro indicato in crescita. E non potrebbe essere diversamente, stante il vertiginoso sviluppo dei rapporti economici, dell’interscambio commerciale, degli investimenti in terra africana. Molti migranti provengono dalle province del sud della Cina e da Taiwan, ma con il crescere del fenomeno anche da altre aree del centro e del nord. I migranti lavoratori sono per lo più reclutati da agenzie private con licenza governativa. Ma i lineamenti del fenomeno permangono vaghi. In Algeria grandi imprese cinesi costruiscono un’autostrada trasversale di milleduecento chilometri, oltre a migliaia di alloggi e altre opere. La comunità cinese è valutata in 40.000 unità, e già vi sono stati incidenti interetnici, in un paese che non ha altra comunità straniera se non quella dei loro antichi colonizzatori francesi. E’ ignoto il numero di maestranze che lavorano nella costruzione di un gigantesco impianto per la lavorazione del rame in Zambia, o che assistono nella costruzione di una strada di 1.600 chilometri nella Repubblica Democratica del Congo, o nei numerosissimi progetti portati avanti dalle oltre 800 imprese cinesi operanti in Africa. Questi intensi legami smuovono decine di migliaia di lavoratori a contratto che a loro volta attraggono piccoli imprenditori del commercio e dei servizi, che poi penetrano nel mercato locale.

 

Note

1 – Andrew Malone, How China’s taking over Africa, and why the West should be VERY worried, Daily Mail, 18 luglio 2008 [Accesso del 30-10.2010, http://www.dailymail.co.uk/news/worldnews/article-1036105/How-Chinas-taking-Africa-West-VERY-worried.html

2 – Emmanuel Ma Mung Kuang, The new Chinese Migration Flows to Africa, Social Science Information, n. 47, 2008

3 – Malia Politzer, China and Africa: Stronger Economic Ties Mean More Migration, Migration Policy Institute, 2008 [accesso del 30-10-2010 a http://www.migrationinformation.org/Feature/display.cfm?id=690 ]

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