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Attesa per i risultati del censimento irlandese

Stefano Molina
I riflettori sono puntati sull’Irlanda. Non paga di aver superato l’Inghilterra – nel 1998 – in termini di Pil pro capite a parità di potere d’acquisto, continua a crescere a ritmi vertiginosi. Superate di slancio anche Olanda, Austria e Danimarca, la “tigre celtica” produce oggi un Pil pro capite del 40% superiore alla media europea e si colloca così al secondo posto – dopo il Lussemburgo – nella classifica stilata da Eurostat per l’UE27 (http://epp.eurostat.ec.europa.eu/). Da Cenerentola a “modello” da imitare. La metamorfosi economica si rispecchia nel cambiamento del profilo demografico: anche per questo si attendono con interesse i risultati dell’ultimo censimento irlandese, svoltosi il 23 aprile 2006, la cui diffusione è prevista per aprile/dicembre 2007. Dai risultati provvisori (http://www.cso.ie/census/) possiamo già apprendere che:

1) la popolazione ha continuato a crescere e raggiunge ora quota 4.230.000: più 320.000 rispetto al 2002. Non è il massimo storico: nel 1841, prima della drammatica crisi della patata del 1846-47, furono censite oltre 8 milioni di persone.

2) Nella seconda metà del 19° secolo, dall’Irlanda partirono fiumi di emigranti, prevalentemente verso l’America. Ma oggi le cose sono cambiate: la sostenuta crescita demografica (del 2% annuo) è solo in parte dovuta al saldo naturale positivo (anche in Irlanda la fecondità è scesa sotto la soglia di sostituzione), e dipende per circa due terzi da un importante saldo migratorio positivo.

3) Si stima che la popolazione straniera presente al censimento possa aver superato le 400.000 unità: quasi il 10% del totale. Tra questi molti polacchi, lituani, lettoni: lavoratori neocomunitari nei confronti dei quali l’Irlanda non ha applicato – come ha invece fatto la maggioranza degli paesi UE15, Italia compresa[1] – la moratoria alla libera circolazione.

Ultima in Europa a completare la transizione demografica, protagonista di alcune delle pagine più drammatiche della storia dell’emigrazione, la popolazione irlandese sembra così avviarsi verso una stagione di tranquilla normalità europea: dibattiti sulle pensioni e rigurgiti xenofobi sono dunque in agguato, ma potranno forse essere gestiti più agevolmente in un paese che proprio grazie al boom economico ha saputo ridurre il debito pubblico a una quota irrisoria del proprio Pil (il 26%).


[1] Il Consiglio dei ministri del 21 luglio 2006 ha deciso di porre termine alla moratoria dell’Italia alla libera circolazione dei cittadini provenienti dai Paesi europei neocomunitari [Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Slovacca, Slovenia e Ungheria]. La moratoria, scattata il 1° maggio 2004 in occasione dell’ampliamento dell’Unione, avrebbe dovuto estendersi fino al 2009.

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