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420 milioni di americani nel 2050 ?

Massimo Livi Bacci
Mentre gli europei paventano il declino demografico, gli Stati Uniti prevedono un’espansione della propria popolazione da 300 milioni (2006) a 420 nel 2050, pari al 40 per cento in più. Il Census Bureau (http://www.census.gov/)basa questa previsione sul mantenimento della fecondità ad un livello superiore al rimpiazzo (2,1-2,2 figli per donna), su una speranza di vita in crescita di mezzo anno ogni dieci anni, e su un saldo netto immigratorio di circa 1 milione di unità all’anno. Nel mondo sviluppato si prevede una contrazione demografica sia per l’Unione Europea, che per la Russia ed il Giappone – a meno di un forte aumento dell’immigrazione e di una ripresa consistente della fecondità. Il differenziale di crescita economica (PIL) tra gli Stati Uniti e le altre aree sviluppate del mondo è oggi imputabile – per almeno un punto percentuale – al divario della crescita demografica.

In America ad alimentare il dibattito non è tanto l’aumento previsto della popolazione, quanto la crescita differenziale dei vari gruppi etnici (o razziali, come si dice ufficialmente). Tra il 2000 e il 2050, si prevede una crescita del 32 per cento per i “bianchi”; ma se si scorpora la popolazione cosiddetta “Hispanic” (cioè latino americana), questa cresce del 180 per cento, lasciando ai bianchi non “Hispanic” un modesto 7 per cento di crescita. La popolazione “nera” crescerebbe del 71 per cento, quella di origine asiatica del 213 per cento ed il residuo (essenzialmente nativi autoctoni) del 217 per cento. Val la pena ricordare che l’attribuzione ad un gruppo etnico viene fatta dagli stessi censiti secondo criteri soggettivi, cosicché in ciascun gruppo le mescolanze con altri gruppi-etnia hanno incidenze anche fortissime. Tra il 2000 e il 2050, i “bianchi non Hispanic” scendono dal 69,4 per cento al 50,1 per cento; gli Hispanic aumentano dal 12,6 al 24,4 per cento, i neri dal 12,7 al 14,6 per cento, gli asiatici dal 3,8 all’8 per cento, i nativi dal 2,5 al 5,3 per cento. C’è chi si preoccupa che nel 2051 – forse – lo stock dei veri bianchi sarà minoritario, e che lo stock bianco fondatore (isole britanniche, con qualche contributo germanico) sarà sceso ad un quarto della popolazione totale. Sarà l’America meno America per questo?

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