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11 Luglio: World Population Day

Silvana Salvini

Nell’ambito dell’Anno Mondiale della Statistica, l’11 luglio è proclamata la Giornata Mondiale della Popolazione, dedicata quest’anno alle gravidanze adolescenziali. Nel sito dell’UNFPA (United Nations Population Fund), che promuove la Giornata, si afferma, in particolare, che tale tema è stato scelto "in the hopes of delivering a world where every pregnancy is wanted, every childbirth is safe, and every young person’s potential is fulfilled".
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, spiega nel modo seguente la scelta del tema della Giornata: "Decisamente troppe dei 16 milioni di ragazze adolescenti che partoriscono ogni anno non hanno mai avuto l’opportunità di pianificare la propria gravidanza. Complicazioni della gravidanza e del parto possono causare gravi disabilità e sono la principale causa di morte per queste vulnerabili giovani donne. Le ragazze adolescenti affrontano anche alti livelli di malattia, lesioni e morte a causa di aborti non sicuri”.
Molti, infatti, sono gli aspetti che influenzano, e talvolta limitano, le opportunità di un individuo di partecipare attivamente alla vita sociale, politica ed economica. Tra questi ci sono la razza, l’appartenenza etnica, la classe sociale e l’istruzione e, soprattutto, il genere. Non tutte le società sono caratterizzate da significative divisioni etniche e razziali, mentre in ogni contesto socio-culturale si manifestano differenze o disparità di genere, a diverso livello e grado di intensità.
Tra i diversi argomenti che caratterizzano la parità di genere, troviamo che le condizioni di accesso ai servizi educativi e le opportunità di investimento in capitale umano assumono particolare importanza. Uno dei fenomeni che allontana le giovani donne dal completare la propria formazione prima, e l’accesso al mondo del lavoro poi, è rappresentato dalla pratica dei matrimoni precoci: unioni più o meno formalizzate, contratte da minori di 18 anni, e le conseguenti gravidanze adolescenziali. Negli ultimi anni, i matrimoni e le gravidanze precoci sono diminuiti gradualmente, anche se rimangono piuttosto radicati e praticati in molte parti del mondo. Si stima che nei paesi in via di sviluppo il 36% delle donne tra i 20-24 anni si siano sposate in età minorile. In particolare, più del 60% delle donne si sono sposate prima dei 18 anni in cinque stati dell’Africa sub-Sahariana ed in Bangladesh. In Nigeria, dove il fenomeno è molto diffuso, una ragazza su tre è sposata prima dei 15 anni ed il 74.5% delle donne tra i 20 ed i 24 anni si è sposata prima dei 18 anni. In totale, più di 60 milioni di donne tra i 20 ed i 24 anni si sono sposate prima dei 18 anni. Ogni giorno 37.000 ragazze contraggono matrimonio prima dei 18 anni. Sposarsi in età precoce comporta una serie di conseguenze negative per la salute: al matrimonio in età adolescenziale segue quasi inevitabilmente una gravidanza altrettanto precoce che diventa pericolosa sia per la neo-mamma che per il suo bambino.
Le gravidanze adolescenziali sono collegate al persistere di alti livelli di mortalità materna ma accanto alle sofferenze fisiche si assiste anche a gravi sofferenze sociali che si aggravano soprattutto in quei paesi ove l’accesso alle cure mediche è limitato o non è adeguatamente diffuso tra le fasce più povere e più deboli della popolazione colpendo, in primo luogo, le donne.
Un altro aspetto negativo delle gravidanze precoci è il repentino abbandono della scuola, in favore dei lavori domestici e della cura dei figli. Come si può osservare dalla figura riportata, a livello macro (paesi) la relazione negativa fra scolarizzazione e tasso di fecondità adolescenziale è evidente.
E’ per questo motivo che il fenomeno della consistente presenza di gravidanze precoci è generalmente accompagnata anche da una bassa scolarizzazione ed alfabetizzazione delle donne. Ne risente lo status delle donne, la valorizzazione del capitale umano e, in definitiva, lo sviluppo socio-economico.
Nel Rapporto sugli obiettivi del millennio del 2013 si può leggere che, malgrado le disparità di genere nell’istruzione primaria vadano diminuendo, i divari permangono elevati nella scuola di secondo e terzo livello. In particolare, la situazione è molto grave nell’Africa sub-Sahariana, dove il gender gap si è attualmente allargato, con il valore del Gender Parity Index [1] (GPI) che da 0,66 è passato a 0,61.
Riferimenti essenziali
UNFPA World Population Day  

The Millennium Developement Goals Report


[1]  GPI è un indice socio-economico usualmente usato per misurare l’accesso relativo all’istruzione di uomini e donne. Nella sua forma più semplice, è calcolato come il rapporto del numero delle donne sul numero dei uomini iscritti a un generico stadio di istruzione (primario, secondario etc.)

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