Né di Venere né di Marte… le superstizioni sono ancora in grado di influenzare il calendario dei matrimoni?

Gabriele Ruiu

In un articolo del 1964, Nora Federici, dopo aver dimostrato come, in tutto lo stivale senza particolari distinzioni per macro-aree, gli sposi stessero ben attenti a non celebrare le nozze in giorni considerati infausti dalla credenza popolare, quali il venerdì o il diciassettesimo giorno del mese, si chiedeva se il grande sviluppo che l’Italia stava sperimentando in quegli anni, sarebbe stato in grado di spazzare via tali precauzioni. Attraverso l’analisi dei dati provenienti dalla rilevazione annuale sui matrimoni condotta dall’Istat, è possibile provare a rispondere a tale interrogativo.

Quanto si crede alla numerologia in Italia?

In molti avranno notato un salto tra le file sedici e diciotto dei sedili della compagnia aerea di bandiera e forse gli appassionati di sport ricorderanno Sandro Ciotti nelle sue radio-cronache fare un simile balzo semantico con la sua: “siamo giunti al minuto che intercorre tra il sedicesimo e il diciottesimo dell’incontro”.

Al di là dell’anedottica, si può dare una quantificazione, ovviamente soggetta ad errore statistico, dell’atteggiamento degli europei nei confronti del progresso scientifico attraverso l’indagine Eurobarometro del 2010 a proposito. Nel sondaggio risultò infatti che il 58% degli italiani intervistati dichiarava di credere nell’esistenza di numeri fortunati/sfortunati, a fronte del 40% per l’intera EU. Se si volesse fare una classifica dei paesi basata su tale particolare statistica, l’Italia otterrebbe una medaglia di bronzo dietro a Lettonia (62%) e staccata di pochissimo dalla Repubblica Ceca (59%). Un argento mancato per un soffio!

E per quanto riguarda i matrimoni?

In un recente contributo apparso sul Journal of Population Research, redatto dall’autore in collaborazione con Marco Breschi, utilizzando la sopra menzionata rilevazione Istat per gli anni 2007-09, è stato costruito un indicatore del numero dei matrimoni, sia civili sia religiosi, tale per cui la media giornaliera annua in ciascun territorio considerato sia sempre pari a 100. L’indicatore dovrebbe rendere comparabili tra loro territori con un diverso numero di celebrazioni a causa della differente dimensione della popolazione a rischio. La figura 1 (pannello A e B) ne mostra l’andamento per l’Italia e le sue macro-aree distinguendo per tipo di rito. Come si può notare il giorno 17 in ogni macro-area italiana è quello in cui si celebrano meno nozze sia civili sia religiose. Quest’ultimo dato è in qualche modo sorprendente dati gli sforzi della Chiesa nel combattere tali comportamenti. Per avere un’idea di quanto superstiziosi siano gli sposi in ciascuna provincia italiana, è stato costruito un indicatore calcolando per ognuna di esse la proporzione di matrimoni avvenuti di 17 e rapportandola a quella delle celebrazioni avvenute al di fuori di tale data. Il risultato viene poi diviso per quello ottenuto in maniera simile per una provincia presa a riferimento (Roma). Pertanto, un rapporto maggiore (rispettivamente inferiore) di 1 indica una più forte tendenza (rispettivamente più debole) della provincia i-esima rispetto alla provincia romana a sposarsi di diciassette. La figura 2 illustra tramite una cartina tematica i risultati ottenuti. Il rispetto per la superstizione pare particolarmente forte in Calabria e in alcune province del centro Italia, ma non sembra essere da meno anche la provincia di Aosta. Tra le “meno superstiziose” spiccano Trento e Bolzano (probabilmente tale risultato è dovuto all’influenza in Trentino della cultura tedesca e dunque di differenti credenze) e più sorprendentemente quella di Sassari.

 

E se il 17 si combina col venerdì?

Molti conoscono il proverbio che dà il titolo a questo articolo, e probabilmente tutti sanno che il venerdì 17 in Italia è considerato il giorno infausto per eccellenza. Dunque, quando questi due fattori si combinano, ci si dovrebbe aspettare un numero molto contenuto di celebrazioni. La tabella 1 confronta per le diverse macro-aree italiane nel triennio 2007-09 il numero di matrimoni (mettendo assieme sia quelli civili sia quelli religiosi) avvenuto di venerdì 17 con quello degli altri venerdì dello stesso mese. In tutta Italia, indipendentemente dal territorio considerato, il venerdì 17 è il giorno in cui si hanno meno nozze nel periodo considerato. Solo nell’aprile 2009 nel Centro Sud, il venerdì 17 non è il giorno di minimo. Ciò avviene perché venerdì 10 aprile 2009 era Venerdì santo e a partire da tale giorno fino a quello di Pasqua, la Chiesa Cattolica non ammette celebrazioni di nozze. Essendo il matrimonio religioso più diffuso al Centro-Sud, ciò spiega l’apparente inferiore attenzione al venerdì 17 in tale area.

Concludendo

Alla domanda di Nora Federici circa la persistenza dell’influenza della superstizione, si può rispondere che essa è viva e vegeta al punto da condizionare la scelta della data per il fatidico giorno in tutta Italia.

Ma perché dovrebbe interessarci?

Il fatto che in una società i comportamenti siano dominati da norme del tutto irrazionali dovrebbe portare a porsi una domanda: come può un paese pensare al progresso se risulta legato ad antiche regole di condotta prive di ogni fondamento? Certamente tali superstizioni non hanno un effetto diretto sull’andamento del nostro PIL, ma potrebbero essere interpretate come un sintomo della resistenza al cambiamento che sembra contraddistinguere il Paese anche in altri ambiti. Cosa si può fare? Le analisi condotte da Torgler in un articolo apparso nel 2007 sul Journal of Socio-Economics e confermate nel già citato contributo apparso sul Journal of Population Research, indicano una via per combattere la superstizione: l’istruzione ha un impatto positivo sulla capacità individuale di ragionare in termini scientifici e di rigettare tali credenze. Lo strumento, dunque, ci sarebbe, non rimane che la sua applicazione.

Riferimenti

Federici, N. (1964). Sulle diversità territoriali delle oscillazioni periodiche dei matrimoni in Italia. Rivista Italiana di Economia, Demografia e Statistica, XVIII(3-4), 25–39.

Ruiu, G., Breschi M.(2016). Superstitions surrounding the choice of wedding date in Italy: what has changed since the beginning of the economic development process to the present?, Journal of

Population Research, DOI 10.1007/s12546-016-9179-7

Torgler, B. (2007). Determinants of superstition. The Journal of Socio-Economics, 36, 713-733.

 

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