Eventi naturali

La Redazione

Il proseguire degli eventi sismici nell’Italia centrale, la tragedia di Rigopiano, le alluvioni in varie parti della penisola, hanno prepotentemente riportato all’attenzione dell’opinione pubblica il tema della vulnerabilità del nostro paese a fronte degli eventi naturali. Data la vocazione di Neodemos, segnaliamo due aspetti che incrociano temi di natura demografica. Uno è il più estremo ed evidente e riguarda il costo di questi eventi in termini di vittime umane. L’altro è di ampia portata, e riguarda le forme di insediamento della popolazione sul territorio, e in particolare in aree fragili a fronte di eventi sismici, di frane o di inondazioni. Naturalmente i due aspetti sono in stretta relazione: è ben noto che gli eventi naturali hanno effetti tanto più disastrosi quanto più povero è un paese, con inadeguate infrastrutture, povere abitazioni, insediamenti in aree rischiose. Il nostro è un paese relativamente ricco, ma è densamente popolato; ha un patrimonio abitativo ricco ma vecchio, spesso di secoli; ha esteso i suoi insediamenti in aree vulnerabili. L’ansia di disporre di un’abitazione, di possedere una casa spesso ha fatto trascurare la qualità e la sicurezza dei manufatti, complici amministrazioni compiacenti ed imprenditori poco scrupolosi.

Per i lettori di Neodemos che volessero approfondire questi argomenti segnaliamo il sito dell’IRPI (Istituto di Ricerche per la Protezione Idrogeologica del CNR), e il suo Rapporto annuo sulle frane e le inondazioni. Tra il 1966 e il 2016, le frane hanno provocato 1277 vittime, mentre le inondazioni ne hanno causato 729; gli evacuati sono stati 412.000. La distribuzione territoriale delle frane e delle alluvioni, concentrate nell’arco alpino e attorno la dorsale appenninica, è riportata nelle Figure 1 e 2.

Nel sito di AINEVA (Associazione Interregionale Neve Valanghe), siamo informati che in questi ultimi 25 anni, nell’arco alpino, sono morte in valanga mediamente un centinaio di persone a stagione invernale, tra queste, una ventina sul versante italiano. Gli sci alpinisti e gli sciatori fuori pista sono gli sportivi più coinvolti sia in Italia sia nel resto delle Alpi con il 60-70 % dei decessi

In Italia, dalla stagione invernale 1986-1987, sono stati rilevati 511 incidenti da valanga  che hanno provocato 303 morti. Quanto alle vittime dei terremoti, queste sono concentrate in pochi eventi (309 nel terremoto dell’Aquila del 2009, 27 in quello dell’Emilia del 2012, 299 nell’Italia centrale nel 2015) ma non abbiamo reperito un sito nel quale i dati siano presentati con dettaglio e completezza.

Sotto il profilo più doloroso – quello delle perdite umane – si può pensare che un numero di vittime medio annuo di poco superiore a 100 unità, sia relativamente piccolo, per un paese di 60 milioni di abitanti, nel quale ogni anno avvengono 650.000 decessi, dei quali 1200 per infortuni sul lavoro e 3500 per incidenti stradali. Ma si tratta di confronti improponibili. Oltre alle vite umane, terremoti, frane e inondazioni impongono un tributo di ordine economiche e sociale pesantissimo: abitazioni e infrastrutture distrutte o danneggiate, attività economiche perdute o interrotte per lunghi intervalli, aree devastate e non più fruibili. La natura, nel nostro paese, è assai benigna ma dai suoi eccessi occorre sapersi proteggere.

 

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