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Una vita da censito (*)

Gian Carlo Blangiardo

Il censimento rappresenta uno di quegli eventi ricorrenti che ciascun individuo può collocare lungo la sua linea di vita e al quale può attribuire, secondo i tempi e la natura delle scelte professionali, un grado d’importanza che va dall’assoluta indifferenza a un estremo interesse: da fastidiosa incombenza burocratica a fondamentale occasione di arricchimento delle conoscenze.

 

Un’esperienza personale

Volendo personalizzare, alla luce delle mie esperienze dirette, una sommaria ricostruzione della storia dei censimenti dal secondo dopoguerra ad oggi, devo dare atto che il primo impatto con il censimento della popolazione non è certo stato né invasivo, né stimolante: la 10^ fotografia censuaria, scattata alla mezzanotte tra il 3 e il 4 novembre del 1951, mi identificava come uno dei 429.890 maschi nel loro terzo anno di vita, nella massa degli oltre 47 milioni di residenti. Di fatto, essendomi del tutto sfuggita anche la successiva inclusione tra i dodicenni censiti nel 1961, ho dovuto aspettare sino al 24 ottobre del 1971 per vivere l’evento censimento da protagonista con un preciso mandato familiare del tipo: “pensaci tu che sei del mestiere”. Ma il censimento del 1971 non è stato solo il trampolino di lancio per una generazione di aspiranti demografi oggi in età matura: si può dire che esso abbia rappresentato il primo apprezzabile tentativo per adattare il prodotto censuario ai bisogni e alle istanze di un’utenza che proprio negli anni ’70, con l’avvio delle regioni a statuto ordinario, si andava arricchendo di nuovi soggetti fortemente interessati ad un approfondimento delle realtà demografiche in ambito locale, rispetto al quale il dettaglio dei dati censuari era irrinunciabile.

 

Tra tradizione e innovazione

Se dunque la rilevazione del 1971 ha dato il via a un nuovo corso sul fronte della valorizzazione dei relativi dati, è soprattutto in occasione di quella successiva, datata 25 ottobre 1981, che si è avuto realmente modo di toccare con mano un’accresciuta attenzione per le esigenze informative della Comunità scientifica e degli utenti istituzionali. Il censimento del 1981 si è infatti distinto per alcune innovazioni customer oriented: da una maggiore attenzione alla qualità dei dati, con la sperimentazione delle prime indagini di controllo qualitativo e di copertura; alla tempestiva disponibilità del campione del 2% delle famiglie, anche su supporto magnetico e per finalità di ricerca. Con tali premesse era dunque pressoché inevitabile che l’approssimarsi del nuovo appuntamento del 1991 fosse vissuto con crescenti aspettative, persino al di fuori del mondo dei tradizionali utenti del dato censuario. Nell’Italia della fecondità saldamente ferma ai minimi storici, dell’invecchiamento demografico incombente, della presenza straniera ormai accettata come fenomeno strutturale, il 13° censimento della popolazione era un’occasione da non perdere. Sia per aggiornare un’immagine che la velocità del cambiamento aveva reso rapidamente obsoleta, sia per proseguire nell’approfondimento dei grandi temi del nostro tempo, con informazioni nuove e affidabili, da trattare con strumenti di elaborazione e software sempre più sofisticati ed efficienti.

In realtà, il censimento del 1991, se pur ha rappresentato un ulteriore importante avanzamento rispetto alle precedenti conte degli italiani – tanto sul piano dell’organizzazione e della verifica della qualità, quanto su quello della divulgazione dei risultati- ha scontato negativamente talune aspettative che i ricercatori avevano maturato, forse con eccessivo ottimismo. Anche il rivoluzionario passaggio dalla fotocopia al file, per quanto in buona parte previsto nei piani di diffusione dei risultati censuari, è finito col tradursi in soluzioni tecniche alquanto deludenti. Si è così giunti, nel 2001, al 14° appuntamento censuario, a conclusione di un decennio segnato da straordinari passi in avanti nel mondo della trasmissione e dell’elaborazione automatica dei dati (da internet ai software più avanzati). Al censimento del 2001, accanto al nobile (ma piuttosto insoddisfacente) tentativo di estendere il dettaglio dell’osservazione alla “popolazione temporaneamente dimorante”, va sostanzialmente dato atto di aver introdotto, con il datawarehouse, una rivoluzionaria novità in termini di diffusione e di aver saputo coniugare con efficienza il passaggio dalla logica del “volume provinciale completo e quindi reso disponibile” a quella del “rilascio dei dati per tematiche con valenza per tutto il territorio nazionale”.

 

Le novità del 2011

Sul fronte dell’innovazione è tuttavia la nuova esperienza del 2011 quella che sembra aver introdotto, o almeno dato avvio, ad un vero e proprio salto di qualità. Questo censimento, orientato per la prima volta a dare seguito (ancorché timidamente) a quel graduale passaggio “dalla rilevazione esaustiva e diretta ad un censimento basato su formule miste che prevedono l’utilizzo dei registri amministrativi esistenti e in particolare l’utilizzo del Registro Anagrafico” di cui si parla da lungo tempo – pur confermandosi espressione di continuità nel segno della tradizione – si configura come punto di partenza per un importante e non facile percorso di rinnovamento che si era ormai reso inderogabile. Quindici decenni di unità nazionale sono stati accompagnati (quasi puntualmente) da altrettanti rilievi fotografici degli italiani. Ma se un tempo l’immagine doveva necessariamente essere dettagliata e poteva anche farsi attendere, oggi conta molto di più arrivare a fornire in fretta un set di informazioni di base, anche minimale, che possa interagire tempestivamente con le molte già disponibili per altre vie. Questa è, a mio avviso, la filosofia con cui va inteso il contributo del “nuovo” censimento che incontreremo la notte del 9 ottobre 2011. Sarà una presenza volutamente meno invasiva, ma non per questo meno efficace nel tentativo di adattare il panorama delle conoscenze alla nuova realtà demografica e sociale in cui viviamo (e in tal senso, depongono i quesiti sul luogo di nascita dei genitori, così come la richiesta di indicazioni circa le difficoltà visive, uditive, deambulatorie e cognitive).

In conclusione, il primo censimento interamente pensato e realizzato nel terzo millennio parte con l’intenzione di aprire una nuova epoca. L’augurio è che l’innovazione corrisponda anche a “qualità”, tanto nei contenuti, quanto nei tempi e nella “bontà” del materiale statistico che ci verrà reso disponibile.

 

 

(*) articolo pubblicato grazie alla collaborazione di Neodemos con AISP (Associazione Italiana di Studi sulla Popolazionehttp://www.sis-aisp.it)

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