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Una nuova fase per l’immigrazione italiana?

Federico Quadrelli

In base ai dati diffusi dall’AIRE[1] e dal Ministero degli Affari Esteri (MAE), il 2012 ha segnato, rispetto al 2011 un incremento del 30% degli espatri dall’Italia: in numeri assoluti gli italiani espatriati nel 2012 sono stati quasi 80 mila, anche se il dato registra solo coloro che sono usciti senza considerare gli eventuali rientri, come riportato dal centro studi Fuga dei Talenti (FDT)[2]. I paesi che ospitano il maggior numero di connazionali sono, per l’Europa, Germania, Svizzera, Gran Bretagna e Francia. Per le mete extra-europee, invece, Argentina, Stati Uniti, Brasile e Australia (MAE, 2013)

Gli italiani in Germania, cosa è cambiato negli anni?

La Germania rappresenta una delle principali mete per gli italiani che hanno deciso di lasciare il paese. Stando ai dati del Ministero degli Esteri, gli italiani in Germania sono aumentati di oltre 14 mila unità rispetto al 2011, passando da 674 mila a quasi 689 mila  presenze alla fine del 2012 (MAE, 2013).
Si tratta però di una migrazione diversa dal passato, si può parlare, infatti, di “nuovi mobili”, un concetto elaborato nel 2002 dalla sociologa tedesca Edith Pilchler, per descrivere un fenomeno che stava allora appena nascendo, caratterizzato da migranti giovani e istruiti, in cerca di esperienze non solo lavorative, ma anche sociali e culturali. L’analisi è stata poi approfondita con studi successivi, nel contesto berlinese, di Del Pra’ (2006) e della stessa Pilchler (2011).
Rispetto ai primi italiani immigrati, i “nuovi mobili” sono più istruiti e inseriti nel contesto ospitante, grazie a risorse personali e culturali molto superiori a quelle dei loro precursori. Mentre i primi migranti furono reclutati nelle parrocchie del Sud Italia e impiegati nelle fabbriche della Volkswagen (Cutrone, 2006) come Gastearbeiter (lavoratori ospiti), alloggiati in baracche che ricordavano i Lager del periodo bellico (Oswald, 1999) in un contesto "ostile", integrati economicamente, ma esclusi dalla vita sociale e culturale del posto, i nuovi mobili sono giovani istruiti che si sono spostati autonomamente, che hanno buone relazioni sociali e personali.
I nuovi mobili sono migranti transnazionali, integrati socialmente e in taluni casi anche economicamente, ma in costante contatto con il paese d’origine. Non si può sottovalutare, a proposito, il ruolo della tecnologia: dai mezzi di comunicazione (social media, cellulari) ai mezzi di trasporto (aerei e treni super veloci), che consentono di mantenere un contatto costante e presente con la propria “patria”, limitando il senso di distacco e lasciando sempre aperta la possibilità del “ritorno”. 

I nuovi migranti italiani, uno sguardo su Berlino

Berlino, capitale della Repubblica federale di Germania, conta oltre 3,5 milioni di abitanti, gli stranieri sono oltre 500.000 (Amt Berlin-Brandenburg, 2013). Oltre ad essere una città multiculturale, è anche molto economica e dunque alla portata di giovani e studenti (Pilchler, 2002). La comunità italiana rappresenta il secondo gruppo più consistente in città, tra i paesi dell’UE, dopo quello polacco. Le presenze straniere a Berlino, inoltre, sono per lo più nella fascia d’età 20-40 anni (sulla base dei dati dell’Amt Berlin non è possibile disaggregare maggiormente i dati).

Tab.1. Stranieri a Berlino, per Nazionalità (UE) e classe d’età

 

< 15

15 – 45

45 – 65

>65

Totale

Francia

600

11.117

2.899

637

15.253

Grecia

685

5.957

2.781

1.530

10.953

Italia

820

13.239

4.392

1.320

19.771

Polonia

3.313

27.903

13.566

2.163

46.945

Spagna

397

9.406

1.297

373

11.473

 

5.815

67.622

24.935

6.023

 

Fonte: Amt für Statistik Berlin und Brandenburg, Potsdam feb.2013

Nel 1985 a Berlino vivevano circa 7.500 italiani e fino al 1990 questo dato è rimasto quasi invariato. Dal 1990 ad oggi, il numero di italiani è aumentato fino a sfiorare le 20 mila presenze registrate (Grafico 1.). Ma cosa fanno questi italiani a Berlino? 
Dai dati ufficiali dello Statistisches Amt Berlin-Brandenburg emerge che il 21% degli italiani registrati ha un’occupazione con regolare contratto di lavoro dipendente, la maggior parte nei “servizi” (gastronomia e assistenza clienti). il 13%  risultava alla ricerca di un lavoro e il 7% usufruiva dell’indennizzo di disoccupazione (dopo aver lavorato per almeno 6 mesi nell’anno precedente). Il restante 59% (circa 11.600 individui) si trovava in quella che Del Pra’ (2006) ha definito “area grigia”: tra questi, chi lavora saltuariamente (soprattutto nella gastronomia) senza contratti (in nero), o studia, oppure ha provveduto alla registrazione del domicilio ma, in virtù del carattere transnazionale dell’esperienza migratoria, si muove costantemente tra l’Italia (o altre mete) e Berlino, anche per lavoro. 

Conclusione

Negli ultimi anni Berlino è nuovamente diventata meta di immigrazione italiana. Sarebbe interessante indagare queste nuove forme di transnazionalismo e approfondire gli aspetti economici e sociali di questi spostamenti, ma i dati sono esigui: solo quelli che vengono forniti dall’AIRE o dal centro statistico di Berlino e del Brandeburgo (dati relativi al micro-censimento), che non sono molto approfonditi né molto dettagliati.
Rimangono quindi gli interrogativi sui modi di vivere della comunità italiana a Berlino, sull’integrazione sociale, economica e/o politica, sul rapporto con il Paese d’origine delle seconde e terze generazioni, sui ritorni in patria, e sulle motivazioni che hanno giustificato prima lo spostamento e poi il ritorno.

Per saperne di più

Amt Berlin-Brandenburg, Potsdam, 2013, censimenti 2005-2013, 

Cutrone K. (2006) “Italiani nella Germania degli anni sessanta: immagine e integrazione dei Gastarbeiter, Wolfsburg, 1962-1973”, Altreitalie, n.33, luglio-dicembre 2006.

Del Pra’ A. (2006) "Giovani italiani a Berlino: nuove forme di mobilità europea", Altreitalia, n.33, luglio-dicembre 2006.

Ministero degli esteri italiano , annuario statistico (2007-2013)

Oswald, A. von e Schmidt, B. (1999) “Nach Schichtende sind sie immer nach ihr Lager zurückgekehrt…” Leben in Gastarbeiter-Unterkünften in den sechziger und siebzieger Jahre» in J. Motte, R. Ohliger und A. von Oswald (a cura di), 50 Jahre Bundesrepublik, 50 Jahre Nachkriegsgeschichte: Nachkriegsgeschichte als Migrationsgeschichte, Frankfurt – New York, Campus, 1999, p. 187

Pilchler E., (2002) «Pioniere, Arbeitsmigranten, Rebellen, Postmoderne und Mobile: Italiener in Berlin», Archiv für Sozialgeschichte, 42, 2002, 257-74;


[1] Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero.

[2] http://fugadeitalenti.wordpress.com curato da Sergio Nava, per Radio24, del Sole24Ore.

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