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Una famiglia che cambia sotto i nostri occhi

Gustavo De Santis

E’ uscito a luglio, mentre ci accingevamo a andare in vacanza, l’aggiornamento Istat sui matrimoni, le separazioni e i divorzi in Italia. I dati documentano una tendenza inequivocabile: sempre meno matrimoni (da 290 mila nel 1995 a 230 mila nel 2009, con un ulteriore calo a 217 mila nel 2010 – dato provvisorio), e, per contro sempre più divorzi (raddoppiati nello stesso periodo: da 27 a 54 mila) e separazioni (da 52 a 86 mila) (Fig. 1). 

 
Se le tendenze del 2009 dovessero confermarsi, il 30% dei matrimoni recentemente celebrati di scioglierebbe per separazione, distinguibile in un 20% con anche successivo divorzio e un 10% senza – ma non per riconciliazione tra i coniugi, bensì, semplicemente, per evitare le noie e le spese che il procedimento comporta, oltre alla riapertura di vecchie ferite, a distanza di tempo – almeno 3 anni dalla separazione, secondo l’attuale legislazione
 
Un cambiamento ancora più profondo di quel che appare
Ma i cambiamenti in atto sono più profondi di quello che questi dati già rivelano, che pure è tanto. Consideriamo intanto la Figura 2: la numerosità delle linee può confondere un po’, all’inizio, ma esse significano semplicemente che, tra i matrimoni celebrati nel 1972, la gran parte ha resistito bene alle tensioni interne che poi sfociano in una separazione. Dopo 37 anni di matrimonio, infatti, ancora quasi il 90% delle coppie non si era separato: è la linea nera più alta di tutte. Man mano che le linee si abbassano, però, diminuisce la quota di matrimoni che resiste all’usura del tempo – e come si vede questa minor resistenza è progressiva: tra gli sposati nel 2000, dopo 10 anni, la quota che rimane insieme (88% circa) è più bassa di quella che restava insieme dopo 37 anni, tra gli sposati del 1972!

Le coppie più recenti, che si sciolgono di più, si sono anche formate più tardi. L’età media al matrimonio è, infatti, in crescita: a sposarsi per la prima volta sono ormai, in media, sposi di 33 anni e spose di 30 – circa 6 anni in più rispetto al 1975. Il tasso di primo-nuzialità femminile è pari appena al 54.5%: questo significa che, se le tendenze recenti non cambieranno, solo poco più della metà delle donne si sposerà, mentre le altre resteranno nubili per tutta la vita. Il nubilato definitivo, che è stato storicamente vicino al 10% nel nostro paese, si avvicinerebbe così al 50%!
Separazioni e divorzi non sono quindi dovuti alle “incoscienze di gioventù”, come suggerisce anche l’elevata età media alla separazione, che è di circa 45 anni per i mariti e 41 per le mogli (che sale, rispettivamente, a 47 per lui e a 43 per lei anni in caso di divorzio). Questa età relativamente elevata, e in crescita, si deve a due fattori concomitanti: ci si sposa sempre più tardi, come già si è visto, e la durata media del matrimonio al momento della rottura (o meglio: dell’iscrizione a ruolo del procedimento) è tutto sommato elevata, pari a 15 anni per le separazioni e a 18 anni per i divorzi. Insomma, prima di sciogliere un’unione, di norma, ci si pensa un bel po’.
Normalmente, i coniugi arrivano al fatidico passo dopo aver già preso, privatamente, le decisioni più importanti su come procedere allo scioglimento: l’85% delle separazioni e il 72% avviene, infatti, per via consensuale. Il che, quando è possibile, costituisce un bel vantaggio per gli ex-coniugi: si riducono drasticamente i tempi (per la separazione, ad esempio, si parla di circa 5 mesi se il procedimento è consensuale, ma di due anni e mezzo se invece è giudiziale) e i costi della rottura (sui quali invece, a quanto mi risulta, non ci sono dati affidabili).
Su 100 coppie che arrivano alla separazione, 66 hanno figli, e, tra queste, 49 hanno figli minorenni, che devono quindi essere affidati a uno dei due coniugi, o a entrambi. Raro in passato, ma adesso quasi imposto dalla legge 54/2006, l’affido condiviso è di gran lunga maggioritario già dal 2007: al 2009, per l’86% dei casi di affido dei figli minori si è deciso per la condivisione.
 
Altri dettagli su un matrimonio sempre meno tradizionale
Il numero dei matrimoni cala, come si è detto, ma diminuiscono soprattutto i matrimoni più “tradizionali”, e cioè le prime nozze tra sposi entrambi di cittadinanza italiana, che sono state nel 2009 circa 175 mila. Vi è infatti ormai una quota notevole di seconde nozze (oltre 30 mila) e di nozze in cui almeno uno dei due sposi è straniero (oltre 30 mila), di cui circa 10 mila con sposi entrambi stranieri, e le restanti 20 mila con uno sposo o una sposa di nazionalità italiana.
Per la verità, nel 2009, e in controtendenza rispetto agli anni precedenti, sono diminuiti anche i matrimoni con coppie miste. Ma la causa di ciò è negli ostacoli che il legislatore cerca di porre agli stranieri nel nostro paese. L’art. 1, comma 15, della legge n. 94/2009, impone allo straniero che si vuole sposare in Italia l’obbligo di esibire, oltre al tradizionale nulla osta (o “certificato di capacità matrimoniale” – in pratica, la prova che non si ci è già sposati in patria), anche un documento che la regolarità del soggiorno nel territorio italiano. Questo non è sempre il caso, e allora il matrimonio è rinviato, o celebrato all’estero, o, annullato.
Aumenta il numero dei matrimoni celebrati solo con rito civile, arrivati ormai al 37% del totale. Certo, su questa quota pesano le seconde nozze (quasi tutte con rito civile) e i matrimoni che vedono coinvolto almeno uno straniero (l’85% di questi matrimoni è con rito civile), ma anche tra i soli italiani in prime nozze il rito civile riguarda ormai il 21% del totale. (tab. 1)
 
Tab. 1 matrimoni in Italia nel 2009 per ordine e nazionalità degli sposi

  Nazionalità degli sposi
Tipo di matrimonio Entrambi italiani Almeno uno straniero Totale
Primi matrimoni 175.043 22.697 197.740
Matrimoni successivi 23.511 9.362 32.873
Totale 198.554 32.059 230.613

Fonte Istat, (2011) Il matrimonio in Italia: anno 2009 e dati provvisori 2010. (http://www.istat.it/it/archivio/28014)
 
Aumentano, infine, i matrimoni in cui si opta per la separazione anziché per la comunione dei beni: questi casi sono ormai quasi due su tre, e molti vedono in questa scelta una sorta di riserva mentale, e cioè la prefigurazione di una possibile rottura, già al momento delle nozze. Rottura, come si è visto, che è in effetti sempre più probabile.
 
 
Per saperne di più
Istat (2011) Il matrimonio in Italia: anno 2009 e dati provvisori 2010. (http://www.istat.it/it/archivio/28014)
Istat (2011) Separazioni e divorzi in Italia: anno 2009 (http://www.istat.it/it/archivio/32711)
 
 

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