Una assicurazione dal rischio di perdere il lavoro: qual è il consenso?

Emiliano Mandrone
perdere il lavoro:persone al lavoro

Il lavoro cambia continuamente. Cambia forma, ruolo, orario, abito, luogo, nome, età … quello che non cambia è la sua funzione costituzionale. Un nuovo mondo del lavoro richiede nuove istituzioni: nuove politiche (industriali, attive e passive), nuovi servizi (pubblici, privati e misti), nuovi schemi assicurativi (individuali e collettivi), istruzione e formazione adeguate…

I mulini a vento sono ovunque. È esperienza comune che per tenere aggiornato un sistema sia necessario aggiornarlo periodicamente. Spesso upgradiamo o installiamo nuovi programmi/politiche: LEP, Quota 41, nuovo ISEE, Industria 4.0, Reddito di cittadinanza, Ape social, Inps-online, Gig Economy, WEB-TAX, Smart work. Tutte le applicazioni vanno ottimizzate e risolti i conflitti, altrimenti si rischia di congestionare il sistema e di rendere inadeguato l’hardware (le Istituzioni).

Nuove forme di sicurezza

C’è stata una stagione di riforme che hanno implicitamente contribuito a slegare le fortune individuali dai destini collettivi; si pensi al metodo previdenziale contributivo, all’indebolimento del attachment impresa-lavoratore, alla condizionalità nei servizi pubblici… Questo aumento di incertezza chiede nuove forme di sicurezza. Pertanto qual è il consenso a nuovi schemi assicurativi collettivi?

Molte proposte di nuovi istituti di welfare sono sorte negli ultimi anni. Particolarmente significativa la proposta del Ministro della Economia Padoan di una assicurazione europea contro la disoccupazione, uno strumento con effetti sia di stabilizzazione del ciclo sia di rilancio dell’idea di Europa solidale.

Il clima è propizio?

L’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP) ha inserito nell’Indagine PLUS del 2016 un quesito proprio sul consenso a questa proposta per capire se il clima è propizio: “In Europa si sta discutendo della possibilità di dare un reddito a chi è senza lavoro (o perché l’ha perso o non l’ha trovato). Il costo ricadrebbe sull’intera comunità. Lei è favorevole?” Ebbene ben 72 italiani su 100 sono d’accordo (figura 1).

In particolare si è cercato nel quesito di legare il beneficio con un costo fiscale per chi non è coinvolto, in modo da far capire la mutualità implicita dello schema a penalità indiretta ovvero che un nuovo strumento di protezione sociale avrebbe un costo a cui tutti dovrebbero far fronte. Se si tiene presente la pressione fiscale cui già si è esposti e i vincoli di bilancio familiari già molto stringenti, appare in tutta la sua evidenza la comprensione del problema da parte degli intervistati.

A sostegno di questa lettura, vediamo la figura 2. Nella indagine PLUS del 2014 si era posta la seguente domanda: “Lei preferirebbe avere 50€ in più al mese o, in caso di perdita del lavoro, un reddito di 800€?” Il tentativo era di capire il trade-off tra costo individuale certo e tutele collettive eventuali ovvero se la sicurezza è ancora un valore (civile, economico, sociale).

Anche in questa formulazione a penalità diretta – per la platea ristretta dei soli occupati – il consenso è molto alto (oltre il 65%) e generalizzato con piccole differenze coerenti rispetto al rischio di perdita di lavoro/reddito (decrescente per reddito familiare ed età).

Verso politiche di contrasto alle disuguaglianze

Questo ampio consenso a forme di tutela collettiva, pare estendibile agli schemi di protezione sociale. Per cui il design dell’intervento, per quanto rilevante, è secondario alla volontà popolare, ben più ampia di qualsiasi maggioranza e segnale del favore verso politiche di contrasto alle disuguaglianze.

Nei prossimi mesi, qualsiasi governo ci sarà, al di là di tattiche e ideologie, deve realizzare una indicazione precisa dei cittadini e risolvere questo grave senso di irrisolto che percepiscono le persone: vanno riaffermate o edificate istituzioni nazionali e europee adeguate al contesto attuale che garantiscano sicurezza, equità e benessere alla più ampia parte della popolazione.

Un’ulteriore motivo a sostegno di un aumento della dinamica salariale. Infatti, solo una maggior capienza consentirebbe il finanziamento di ulteriori schemi di assicurazione pubblica e privata.

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