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Un welfare all’italiana: il sostegno delle famiglie durante la crisi

Vincenzo Scrutinio

La crisi del 2008 e l’attuale congiuntura economica hanno avuto forti effetti negativi. Secondo i dati Istat, disponibili sul sito I.Stat, il tasso di disoccupazione per gli individui tra i 15 ed i 64 anni ha raggiunto l’11,1% nel primo trimestre del 2012, in crescita di 4,4 punti percentuali rispetto al 2007 (6,7%). Gli individui tra i 15 ed i 24 anni hanno subito le conseguenze maggiori ed il loro tasso di disoccupazione è arrivato al 35,9% (+15,6 punti percentuali rispetto al 2007). Nello stesso periodo il potere d’acquisto delle famiglie ha visto una flessione del 6,8% (Istat, 2012a).
A fronte di tutto questo, il nostro sistema di welfare mostra delle fondamentali carenze: l’ammontare della spesa sociale destinata al sostegno alle famiglie, al contrasto alla disoccupazione e all’esclusione sociale è notevolmente inferiore alla media dell’EU a 15: secondo il Rapporto sulla Coesione Sociale (Istat, 2012b) solo l’8% della spesa complessiva per protezione sociale nel 2009 era destinato a queste tre funzioni contro una media UE del 15,6% In questo contesto la solidarietà da parte della famiglia e di amici ha svolto un ruolo importante. La famiglia, infatti, non solo protegge i suoi componenti garantendo una forma di sostegno in caso di disoccupazione se almeno un altro componente mantiene il proprio lavoro ma può anche trasferire risorse ad altri nuclei familiari. Questa forma di sostegno ha assunto una rilevanza crescente negli ultimi anni.
I trasferimenti durante la crisi

Gli ultimi anni hanno visto un aumento dei trasferimenti a fondo perduto (cioè: donazioni) da parte delle famiglie italiane. Proprio per la loro gratuità, questi trasferimenti possono costituire una forma di supporto efficace per chi li riceve, non gravando sui futuri bilanci della famiglia.
I dati, raccolti nell’indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia, mostrano che nel 2002 la quota di famiglie che dichiaravano di aver elargito una somma ad amici o parenti a fondo perduto era inferiore al 5% (figura 1). Questa quota è cresciuta considerevolmente negli anni seguenti e, nel 2010, quasi una famiglia su quattro affermava di aver effettuato trasferimenti di questo tipo. L’ammontare medio donato, pur diminuito, rimane consistente e pari a circa 2.000 euro.

Stranamente, la quota di famiglie che afferma di aver ricevuto un trasferimento è cambiata solo marginalmente così come l’ammontare medio ricevuto (circa 2500 euro). Questo può essere dovuto a varie motivazioni: in primo luogo vi può essere uno stigma sociale legato al ricevere questa forma di aiuto e le famiglie tenderebbero a negare di aver ricevuto trasferimenti; in secondo luogo le famiglie a basso reddito, che sono generalmente le maggiori beneficiarie, sono sottorappresentate nell’indagine della Banca d’Italia. Infine, una parte della discrepanza tra il numero di coloro che elargiscono e ricevono potrebbe essere dovuta alla crescente presenza di immigrati che tendono a inviare rimesse nel paese di origine più frequentemente di quanto non ne ricevano, potrebbero aver determinato una tendenza all’aumento del numero dei donatori indipendentemente dalla crisi. Se si escludono tuttavia le famiglie in cui la persona di riferimento è nata all’estero, la quota di famiglie “donatrici” è comunque aumentata.
Il sostegno ai giovani
I giovani hanno tratto notevoli benefici da questi trasferimenti che hanno supplito allo sbilanciamento del nostro sistema di welfare.
Nel 2010, ad aver ricevuto un trasferimento da parenti o amici è stata una famiglia su tre con capofamiglia giovane (24-35 anni) in cerca di prima occupazione e circa il 40% delle famiglie con un capofamiglia giovane e disoccupato. La percentuale scende al 15% ed al 18% rispettivamente per i capofamiglia tra i 35 e 54 anni ed a meno del 5% per le altre classi d’età.
In base ai dati della Banca d’Italia è possibile, poi, confrontare i trasferimenti ricevuti da amici e parenti con quelli ricevuti dallo Stato. La figura 2, che mostra i trasferimenti ricevuti nel 2010 in base alla condizione occupazionale del capofamiglia, evidenzia un chiaro squilibrio. Se il capofamiglia è in cerca di una prima occupazione i trasferimenti provengono per la maggior parte da familiari ed amici (interamente per i giovani), ma nel caso in cui il capofamiglia sia disoccupato si osserva una netta differenza. Se ha più di 35 anni, la quasi totalità dei trasferimenti ricevuti proviene dallo Stato mentre se ha tra i 24 ed i 35 anni la situazione si inverte ed i trasferimenti dallo stato rappresentano una minima parte dei trasferimenti ricevuti.  Sembra, quindi, che il sistema di welfare copra solo marginalmente proprio gli individui più colpiti dalla crisi e che le famiglie abbiano in qualche modo bilanciato questa carenza del sistema.

Conclusione
I dati suggeriscono che il sostegno al bilancio familiare da parte di amici e parenti sotto forma di trasferimenti è aumentato durante la crisi. Questo ha in parte riequilibrato un welfare pubblico che penalizza i più giovani, spesso esclusi anche a causa del tipo contratti con cui vengono assunti. Ad oggi, le risorse delle famiglie stesse integrano il reddito dei più giovani in caso di perdita del lavoro. Questo sistema, tuttavia, porta una serie di problemi: si genera, infatti, una disparità di trattamenti dovuti al background familiare ed al contesto sociale ed il peggioramento della situazione economica potrebbe far venir meno il sostegno finora ricevuto, lasciando gli individui colpiti dalla crisi, soprattutto se giovani, privi di tutele. Riequilibrare il sistema di welfare dovrebbe essere quindi un punto centrale del dibattito politico.
Per saperne di più
Istat, I.stat ,
Banca d’Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie , varie edizioni
Istat (2012a)
Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società 
Istat (2012b) Rapporto sulla Coesione Sociale 2011

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