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Un “censimento” dei Rom nei campi di Roma

Massimo Livi Bacci

Non è passato molto tempo da quando la questione dei Rom-Sinti aveva conquistato le prime pagine dei giornali, e l’opinione pubblica veniva bombardata di notizie – generalmente allarmanti – volte a costruire una “emergenza” Rom. Ma, come avviene in questo paese, altre “emergenze” hanno presto rimpiazzato quella dei Rom, ultime, in ordine di tempo, quelle legate all’immigrazione degli irregolari dalla Tunisia e quella – davvero tragica, preoccupante e impegnativa – legata all’afflusso dei profughi sub-sahariani provenienti dalla Libia. Ma i Rom ci sono sempre, col loro carico di arretratezza e di secolare separazione dalle società nelle quali si trovano a vivere.  C’è anche una grande ignoranza sul tema; esiste poca informazione obbiettiva e quella poca che c’è viene confinata a situazioni locali e manca un quadro generale che consenta di intraprendere linee coerenti di politica sociale. Inoltre molti pregiudizi inquinano la percezione e il dibattito, come, ad esempio, la convinzione che i Rom siano nomadi, mentre la stragrande maggioranza è oramai stanziale, o che essi formino una collettività omogenea, mentre è molto differenziata per origini, tradizioni e condizioni.
            In Italia si ritiene che oggi vivano tra 130.000 e  180.000 Rom, dei quali quasi una metà con nazionalità Italiana. Quelli che vivono nei “campi”, autorizzati e non autorizzati, sono sicuramente una modesta minoranza, e riguardano soprattutto i territori dei grandi centri urbani. Nel 2008, nell’intento di riorganizzare gli insediamenti nel territorio di Roma, e il gran numero di insediamenti abusivi e privi di ogni elementare servizio (dei circa 50 insediamenti, solo la metà autorizzati), fu affidato alla Croce Rossa – non senza sollevare polemiche – il compito di operare una rilevazione di tipo censuario, dei cui risultati diamo qui notizia.
 
Il Censimento del 20081
            Sulla base della mappatura del territorio comunale, e della rilevazione degli insediamenti, la Croce Rossa – per il tramite di un gruppo di volontari appositamente formati – ha condotto la rilevazione mediante  una scheda e una procedura (approvate dal Garante della Privacy) diretta a raccogliere informazioni di natura anagrafica, sanitaria, professionale, scolastica e socio-familiare delle persone insediate nei campi.  I rilevatori hanno visitato tutti i moduli abitativi esistenti nei campi, procedendo all’intervista alle sole persone che si dichiaravano disponibili, “incontrando singolarmente tutti i soggetti adulti e avendo cura, in particolare, di consultare quelli che rivestivano un ruolo di riferimento all’interno del contesto familiare”. I rilevatori hanno controllato le informazioni raccolte con le interviste mediante verifica dei documenti disponibili (documenti di identità, certificati ecc.).  Il Censimento ha conteggiato poco meno di 5000 persone, ma molte sono quelle non rilevate, perché non disponibili, o assenti. All’epoca si indicava una cifra globale di circa 7000 unità, ma data l’instabilità degli insediamenti e l’alta mobilità, si tratta di un dato meramente indicativo. Alcune semplici tabulazioni, cortesemente fornite dalla Croce Rossa, sono riassunte nelle tabelle presentate, ma la base dati è suscettibile di elaborazioni più approfondite incrociando le caratteristiche rilevate.
 
Origini balcaniche
            I residenti nei campi rappresentano un’immigrazione relativamente recente, di nazionalità riconducibile, in grande prevalenza, agli Stati della ex-Yugoslavia (67per cento) e alla Romania (23 per cento; tabella 1). Gli Italiani sono il 4,5 per cento e il residuo 5 per cento è frammentato in una miriade di nazionalità tra le quali spiccano le Filippine (65 casi, 1,3 per cento), fatto di non semplice spiegazione, forse legato a matrimoni misti. Nella stessa tabella 1 è riportata la “nazione di nascita”, e qui il quadro è nettamente differente. Poiché la struttura per età è giovanissima e la natalità è molto alta, gran parte dei bambini risulta nata in Italia: così si spiega che più della metà (51,6 per cento) dei censiti sia nato nel nostro paese, nonostante che appena il 4,5% dichiari nazionalità italiana.
 
Tab.1 – Popolazione Rom secondo la nazionalità e il Paese di nascita

  Nazione di appartenenza (Nazionalità)                            Nazione di nascita
Nazione Numero     % Numero     %
Bosnia Herzegovina            2.179 44,2               703 14,3
Romania            1.134 23,0               954 19,4
Serbia               541 11,0               194 3,9
Montenegro               252 5,1                 81 1,6
Italia               221 4,5            2.543 51,6
Macedonia               149 3,0                 73 1,5
Croazia               140 2,8                 63 1,3
Filippine                 65 1,3                 50 1,0
Kosovo                 55 1,1                 35 0,7
Francia                 28 0,6                 36 0,7
Ucraina                 14 0,3                 15 0,3
Eritrea                 12 0,2                 12 0,2
Peru                 12 0,2                 10 0,2
Altre nazionalità (<10)                 52 1,1               156 3,2
Apolide                 44 0,9                 –   0,0
Non rilevato                 29 0,6                   2 0,0
Totale            4.927 100            4.927 100

Nota: "Altre nazionalità", per la nazione di appartenenza (nazionalità) include quelle con meno di 10 persone; con riferimento alla "Nazione di nascita" comprende alcuni paesi con oltre 10 persone: Germania (46), Yugoslavia (28), Spagna (16), Belgio (10)
 
 
Una demografia da paese in via di sviluppo
            Delle condizioni di grave arretratezza delle comunità Rom nei paesi dell’Europa orientale – e in particolare in Romania – Neodemos si è già brevemente occupato, e rimandiamo a quanto scritto in proposito2. Queste condizioni si riflettono nella popolazione censita a Roma: la tabella 2 riporta la struttura per età. Ora è vero che questa popolazione è costituita da migranti presumibilmente selezionati secondo l’età, ma è anche vero che i Rom si muovono in grandi gruppi familiari e quindi i processi selettivi (per quanto riguarda l’età) sono sicuramente più attenuati che per altri ordinari processi migratori. Si tratta di una popolazione giovanissima, con un’età mediana pari a 18 anni (contro i 43 della popolazione del Comune di Roma); il 44,7 per cento ha meno di 15 anni (14,6 per cento la popolazione romana) e appena l’1,3 per cento ha più di 65 anni (21,1 per cento a Roma).  Un’indagine, fatta all’inizio dello scorso decennio3, tra le comunità Rom di Bulgaria, Slovacchia e Romania, contava nel campione esaminato il 34 per cento sotto i 15 anni e un altro 31 per cento tra i 15 e i 29 anni, per un totale di quasi i due terzi (65 per cento) sotto i 30 anni. Una percentuale non troppo discosta da quella dei Rom “romani” (71,7 per cento).
Tab.2 – Popolazione Rom secondo l’età e il genere

  Femmine Maschi Totale MF      MF %
 0-4 421 415 836 17,0
 5-9 379 359 738 15,0
 10-14 303 322 625 12,7
 15-19 243 268 511 10,4
 20-24 231 222 453 9,2
 25-29 185 181 366 7,4
 30-34 183 183 366 7,4
 35-39 135 151 286 5,8
 40-44 105 97 202 4,1
 45-49 90 84 174 3,5
 50-54 74 78 152 3,1
 55-59 52 53 105 2,1
 60-64 26 21 47 1,0
 65-69 15 11 26 0,5
 70-74 11 8 19 0,4
 75 + 13 8 21 0,4
Totale        2.466        2.461          4.927 100

 
 
Famiglie estese e istruzione carente
            La tabella 3 riporta la distribuzione dei Rom censiti secondo la numerosità del nucleo familiare. Più di un terzo dei nuclei è formato da persone sole, come è presumibile attendersi in una popolazione fortemente mobile e molto giovane. Tuttavia, molti sono i nuclei estesi: oltre un quarto del totale (283 su 1027) sono composti da 6 o più componenti, e il 43,5 per cento della popolazione vive in nuclei con queste dimensioni. Il numero medio di componenti per nucleo è pari a 4,8, più del doppio di quello della popolazione romana. Il grado di istruzione (dichiarato) è bassissimo: solo 330 persone sulle 2886 che hanno reso dichiarazione in materia hanno frequentato la scuola superiore. La situazione è appena migliore per i bambini, che hanno una discreta frequenza scolastica ancorché con frequentissimi abbandoni. La rilevazione ha anche cercato di individuare il mestiere esercitato, ma pochi hanno reso dichiarazione in proposito.  Tra gli uomini il mestiere più citato è quello di “ferraiolo” (244 casi su 681 dichiarazioni), di muratore e manovale (95) , di ambulante (82). Tra le donne, delle 569 che hanno reso dichiarazione, 197 si sono dichiarate “casalinghe” , 73 collaboratrice domestica, 38 ferraiolo, e 17 hanno dichiarato di dedicarsi all’accattonaggio.
 
            L’arretratezza ha molti altri aspetti, che la rilevazione non permette di conoscere, ma che altri indicatori certificano: l’alta incidenza delle patologie, la minore sopravvivenza, l’emarginazione, la vulnerabilità dei minori e l’estremo degrado di buona parte degli insediamenti. Occorrerebbe moltiplicare, con criteri condivisi e maggiore ricchezza di informazione, queste indagini a livello locale per riuscire a ricostruire un quadro nazionale attendibile della condizione dei Rom in Italia – soprattutto di quelli caratterizzati dalla precarietà insediativa.
 
________________________
1 – Debbo la disponibilità dei dati alla cortesia del Vice Prefetto Dott.ssa Alessandra Nigro, che li ha comunicati alla Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani del Senato, impegnata in un’indagine conoscitiva sulla condizione dei Rom, da poco conclusa. I risultati dell’indagini sono contenuti nel "Rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Caminanti in Italia", disponibile on line all’indirizzo: http://www.senato.it/commissioni/161968/172620/302525/genpaginavetrinaspalla.htm
 
 
2 – Massimo Livi  Bacci, Gli ultimi Nomadi, in “Neodemos” 16-01-2008
3 – Ibidem  

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